Cisterna, uccise madre e figlia: ergastolo confermato per Christian Sodano

La Corte d’Appello conferma l’ergastolo per Christian Sodano, condannato per il duplice omicidio di Nicoletta Zomparelli e Renée Amato
Di Lina Gelsi
Carabinieri
Gazzella dei Carabinieri

La Corte d’Appello ha confermato l’ergastolo per Christian Sodano, 29 anni, ex maresciallo della Guardia di finanza condannato per il duplice omicidio di Nicoletta Zomparelli, 49 anni, e Renée Amato, 19 anni, uccise a Cisterna di Latina il 13 febbraio 2024 con la pistola d’ordinanza dell’uomo. Madre e figlia erano rispettivamente madre e sorella di Desyrée, ex fidanzata dell’imputato.

Ergastolo confermato per Christian Sodano nel processo d’appello

La decisione della Corte d’Assise d’Appello, presieduta da Gaetano Capozza, lascia invariato l’impianto della sentenza di primo grado. Per i giudici resta ferma la responsabilità di Sodano nel duplice omicidio avvenuto all’interno dell’abitazione della famiglia della giovane donna, in un contesto segnato da tensioni, pressioni e da una relazione ormai finita. Una mattina cominciata dentro una casa familiare si trasformò in una delle pagine più gravi della cronaca giudiziaria recente del Lazio.

Al centro del processo non c’è stato soltanto l’uso dell’arma in dotazione, elemento già di per sé fortissimo nella ricostruzione dei fatti. In aula è stato dato rilievo anche al comportamento dell’uomo prima della strage, al rapporto con Desyrée, alla gelosia, alla volontà di controllo, ai segnali precedenti, alle frasi minacciose emerse nel procedimento. La conferma dell’ergastolo rafforza una lettura netta: quel duplice omicidio non fu un gesto isolato nato all’improvviso, ma l’esito di una dinamica già carica di possesso, limitazioni e intimidazioni.

Cisterna di Latina, la mattina del 13 febbraio 2024

Il 13 febbraio 2024 Christian Sodano si trovava nella casa dei familiari della sua ex fidanzata, a Cisterna di Latina. Nell’abitazione erano presenti Nicoletta Zomparelli, Renée Amato e Desyrée. La tensione, maturata nel rapporto di coppia, esplose dopo pranzo, quando la discussione riprese con toni e modalità già emerse in episodi precedenti.

Nel corso del processo è stato richiamato un passaggio del novembre 2023, quando l’uomo avrebbe pronunciato una frase di minaccia rivolta alla vita dei genitori della fidanzata: “domani faccio una strage, nemmeno l’Esercito mi ferma”. Quella frase, riletta alla luce di quanto poi avvenuto, ha assunto un peso enorme nella ricostruzione giudiziaria. Non una semplice espressione violenta, ma un segnale capace di raccontare la qualità del pericolo già presente nella relazione.

Quel giorno Sodano sparò prima a Nicoletta Zomparelli. Poi rivolse l’arma contro Renée Amato. La ragazza non morì subito. L’uomo sparò ancora. Durante l’interrogatorio, l’ex finanziere ha dichiarato di essere tornato indietro perché Renée “non era morta” e non voleva farla soffrire. Una spiegazione che non ha modificato il quadro accusatorio né ha inciso sulla valutazione della gravità della condotta.

La lettura dei giudici: controllo, minacce e motivi abbietti

Nell’udienza d’appello, la procuratrice generale Tiziana Cugini ha respinto le eccezioni della difesa e ha insistito sulla stabilità della ricostruzione: fatto storico, condotta e aggravanti sono rimasti al centro del procedimento senza mutamenti sostanziali. La parte più rilevante della requisitoria ha riguardato la dinamica di controllo esercitata dall’uomo sulla donna.

La procuratrice generale ha evidenziato come Sodano avesse messo in atto comportamenti capaci di ridurre gli spazi di libertà di Desyrée, dal lavoro nei locali ai viaggi, fino alla gestione della sua vita quotidiana. Non solo gelosia. Non solo conflitto sentimentale. La lettura offerta in aula descrive un controllo progressivo, ripetuto, riconoscibile, inserito in un copione già visto anche in un’altra relazione.

Decisiva, infatti, è stata richiamata anche la testimonianza di Marika Buonacura, ex fidanzata dell’imputato. La donna aveva raccontato di essere stata minacciata e di aver subito pressioni simili, con tentativi di impedirle di uscire con le amiche e di condizionare la sua libertà personale. Un modello giudicato sovrapponibile a quello vissuto da Desyrée. Questo elemento ha contribuito a consolidare la valutazione della Corte sul movente e sul profilo della condotta.

La sentenza di primo grado aveva riconosciuto l’aggravante dei motivi abbietti e futili, individuati nella volontà di infliggere a Desyrée sofferenze psicologiche e morali durature attraverso l’uccisione della madre e della sorella. La conferma in appello mantiene intatto quel passaggio, forse il più duro dell’intero procedimento: le vittime sarebbero state colpite anche per colpire chi era sopravvissuta.

Nicoletta Zomparelli e Renée Amato, due vite spezzate nella casa di famiglia

Nicoletta Zomparelli aveva 49 anni. Renée Amato appena 19. Madre e figlia furono uccise nel luogo che più di ogni altro avrebbe dovuto rappresentare protezione, intimità, riparo. La casa di Cisterna diventò invece teatro di una violenza estrema, consumata con l’arma che Sodano aveva per il suo ruolo nella Guardia di finanza.

La vicenda ha riportato al centro anche il tema dei segnali precedenti alle violenze più gravi. Le minacce, i divieti, le pressioni sulle frequentazioni, il controllo sui movimenti, la gelosia trasformata in dominio personale sono elementi che nei processi per femminicidio e violenza domestica compaiono spesso prima dell’irreparabile. Nel caso di Cisterna, la Corte ha ritenuto che quel quadro fosse pienamente leggibile già prima del duplice omicidio.

 
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Cronaca

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