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08 Dicembre 2022

Pubblicato il

Biodiversità e legalità

Civitavecchia, GdF sequestra e libera 9000 ricci di mare: multe per 12 mila euro

di Redazione
Recuperati 9mila ricci di mare illegalmente catturati: pericolo desertificazione del fondale e reato di concorrenza sleale
Riccio di mare, Gdf sequestra ricci a Civitavecchia

Ad interrompere l’attività illegale di due subacquei, ci hanno pensato i militari della stazione Navale della Guardia di Finanza di Civitavecchia che li hanno sorpresi mentre si accingevano furtivamente a guadagnare la riva con un ricco “bottino” di circa 9.000 esemplari di riccio di mare.

Civitavecchia, la pesca illegale di ricci nella notte di Capodanno

La scoperta è avvenuta nella notte del 31 dicembre 2021, da parte delle Fiamme Gialle aeronavali impegnate nel tratto di costa a nord di Civitavecchia, nella zona litoranea delle Piscine San Giorgio, nel Comune di Tarquinia (Viterbo).

A finire nella rete della Guardia di Finanza, due pescatori non professionali provenienti dalla Provincia di Barletta-Andria-Trani (Bat) che, nella circostanza, avevano raccolto in maniera abusiva, con l’utilizzo di autorespiratori e senza alcuna autorizzazione, più di 9.000 esemplari, quantità oltremodo eccedente il limite massimo previsto dalla vigente normativa (che è stabilito in cinquanta ricci di mare per singolo pescatore).

La domanda di ricci e la desertificazione della biodiversità

Le forze dell’ordine hanno sequestrato ai due le attrezzature utilizzate per l’immersione e la pesca ed elevati verbali pari a 12.000 euro ciascuno. L’intero quantitativo del pescato, ancora vivo, è stato reintrodotto in mare. La continua domanda di ricci di mare ha favorito, nel tempo, una sorta di “mercato nero”, rifornito da pescatori abusivi che, attirati dagli importanti guadagni (circa 1 euro per ciascun esemplare) e incuranti delle conseguenze ambientali delle loro condotte, attuano un vero e proprio depredamento dei fondali marini, che ne sta causando una lenta e progressiva “desertificazione”.

La concorrenza sleale e il mercato ittico “sommerso”

Per tali motivi l’esercizio illegale della pesca non solo impatta negativamente sull’ambiente marino, accelerando la lenta e continua “scomparsa” di queste preziose risorse ittiche dal litorale civitavecchiese, ma reca un danno irreparabile al commercio ed alla leale concorrenza nella filiera ittica.

Infatti, la commercializzazione in modo fraudolento dei ricci di mare, va ad alimentare il circuito del mercato ittico e dell’evasione fiscale, alterandone le regole a danno degli onesti operatori del settore.

Da qui il fondamentale ruolo della Guardia di Finanza nel contrasto alla pesca di frodo, svolto a tutela dell’ambiente, della biodiversità marina e a garanzia dell’economia legale, nell’interesse del libero mercato ed a favore dei cittadini

 

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