Cocaina estratta dal pellet nelle campagne di Latina: smantellata raffineria, 5 arresti e 28 chili di droga sequestrati

L'elemento che incuriosisce riguarda il metodo utilizzato per recuperare la droga, estratta da sacchi di pellet con un procedimento chimico che ha richiesto l'impiego di un laboratorio attrezzato
Di Simone Fabi
Raffineria di cocaina, carabinieri intervenuti
Raffineria di cocaina scoperta dai Carabinieri

Nelle campagne di Latina è stata scoperta una raffineria di cocaina nascosta tra la vegetazione, al termine di un’operazione che ha portato all’arresto di cinque persone e al sequestro di oltre 28 chilogrammi di stupefacente. L’elemento che rende il caso particolarmente significativo riguarda il metodo utilizzato per recuperare la droga, estratta da sacchi di pellet attraverso un procedimento chimico che ha richiesto l’impiego di un laboratorio attrezzato.

Operazione antidroga a Latina: laboratorio clandestino nascosto nella vegetazione

L’intervento ha interessato un immobile situato in via Antonio Pennacchi e le aree esterne della proprietà. All’interno dell’abitazione sono stati trovati diciotto involucri contenenti circa 18,2 chilogrammi di cocaina già confezionata, oltre a 8.810 euro in contanti, una macchina conta-soldi, due orologi di lusso, gioielli, sei smartphone, un computer portatile e documentazione manoscritta riconducibile alla gestione dell’attività illecita. Nel corso delle perquisizioni sono stati sequestrati anche una pistola ad aria compressa, uno sfollagente telescopico e un taser.

Le cinque persone fermate sono due cittadini italiani, un cittadino olandese, un cittadino colombiano e un cittadino albanese. Nei loro confronti viene contestata, a vario titolo, la detenzione e la produzione di sostanze stupefacenti. Dopo le formalità di rito sono state condotte nel carcere di Latina, dove restano a disposizione dell’autorità giudiziaria.

Cocaina estratta dal pellet: come funzionava il sistema scoperto

Gli approfondimenti nelle pertinenze dell’abitazione hanno consentito di individuare un laboratorio completamente nascosto dalla vegetazione. L’ambiente era stato organizzato per il taglio, la raffinazione e il confezionamento della cocaina con attrezzature specifiche come bilance di precisione, setacci, forni a microonde, presse e macchine per il sottovuoto, strumenti impiegati per preparare i singoli panetti destinati alla distribuzione.

All’interno della struttura sono stati trovati due secchi in plastica contenenti rispettivamente 4,8 e 4 chilogrammi di cocaina in fase di lavorazione. Gli investigatori hanno inoltre sequestrato un’ingente quantità di sostanze da taglio, solventi chimici e recipienti utilizzati durante il processo di estrazione.

Uno degli aspetti più rilevanti riguarda il ritrovamento di ventisette sacchi di pellet da quindici chilogrammi ciascuno. Il materiale risultava impregnato di stupefacente e rappresentava la materia prima dalla quale veniva recuperata la cocaina mediante specifiche lavorazioni chimiche. Un metodo che permette di occultare il narcotico durante il trasporto e che richiede successivamente una fase di estrazione eseguita in ambienti appositamente allestiti.

Sequestri, accertamenti tecnici e indagini ancora aperte

Oltre alla droga già pronta per la vendita, sono stati recuperati residui delle lavorazioni effettuate all’interno del laboratorio, elementi che contribuiranno a ricostruire la capacità produttiva dell’impianto clandestino. L’intera area è stata messa in sicurezza per consentire gli accertamenti tecnici necessari a verificare il quantitativo complessivo di cocaina ancora presente nel pellet e definire con precisione il procedimento utilizzato durante la raffinazione.

Il sequestro complessivo supera i ventotto chilogrammi di cocaina, ai quali si aggiungono il denaro contante, i beni di valore e tutta la strumentazione impiegata per la produzione e il confezionamento dello stupefacente. L’organizzazione del laboratorio lascia emergere una struttura dotata di mezzi adeguati a gestire lavorazioni complesse e una produzione destinata ad alimentare un mercato di notevoli dimensioni.

L’attività investigativa prosegue con ulteriori approfondimenti finalizzati a ricostruire l’intera rete di approvvigionamento della sostanza, individuare eventuali ulteriori responsabilità e stabilire il volume complessivo dell’attività illecita sviluppata nel sito scoperto nelle campagne pontine.

Resta fermo che il procedimento penale si trova nella fase delle indagini preliminari. Di conseguenza, le persone coinvolte devono essere considerate innocenti fino all’eventuale accertamento definitivo delle responsabilità con sentenza irrevocabile.

 
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