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Colleferro e il Premio Strega: quando la provincia fa cultura sul serio

"È un patto tra la città e il libro, dice il sindaco Sanna, un patto di salvezza reciproca. Perché leggere è anche un modo di resistere alla velocità e alla superficialità"
Di Francesco Vergovich
Premio Strega 2025

C’è qualcosa di autentico e profondamente significativo quando un grande premio letterario si ferma in una città che, a prima vista, sembrerebbe marginale rispetto ai grandi circuiti culturali. E invece no. Colleferro, cittadina del sud della provincia di Roma, accoglie nuovamente — sabato 3 maggio — la tappa del Premio Strega, e lo fa con una maturità culturale e un entusiasmo civico che raramente si vedono nei luoghi in cui la cultura è ridotta a vetrina.

Una piccola città che ha scelto il libro

Non è la prima volta: già nel 2024 lo Strega aveva fatto tappa qui. Ma quest’anno, con i 90 anni della città, la tappa assume un valore in più. Pierluigi Sanna, il sindaco, lo dice chiaramente: “È un riconoscimento a un percorso. Non solo un evento”. E ha ragione. Perché dietro c’è una biblioteca comunale — la Biblioteca Morandi — diventata un punto di riferimento per l’intero territorio, ci sono scuole attive e partecipi, e c’è una comunità che ha deciso di investire sul libro come strumento di crescita e non come semplice ornamento.

Una Dozzina che parla il presente

Ogni anno la cosiddetta “Dozzina” del Premio Strega fotografa lo stato della narrativa italiana, con tutte le sue tensioni, le sue domande, le sue crepe. Quella del 2025 non fa eccezione. Dentro c’è un’Italia che prova a raccontarsi da angolazioni non scontate: dalla biografia letteraria di Gödel firmata da Deborah Gambetta, all’esordio di Saba Anglana con un romanzo che incrocia identità, memoria e sradicamento. Da Paolo Nori, che con Chiudo la porta e urlo torna a ragionare sulla lingua come resistenza, fino alla poetica bruciante di Michele Ruol, con il suo Inventario di quel che resta dopo che la foresta brucia.

C’è tanta realtà, ma anche tanto simbolo. La “Dozzina” è un mosaico dove ogni tessera riflette un’ossessione, un’urgenza, una voce che non vuole lasciarsi inghiottire dal rumore di fondo. E incontrare questi autori — e le loro storie — a Colleferro, in un teatro vivo e partecipato, significa portare quel dialogo fuori dai palazzi, dentro la carne viva delle comunità.

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Quando la cultura non è élite ma impegno collettivo

Quello che colpisce, in tutto questo, è come Colleferro non si sia limitata a “ospitare” la cultura. L’ha scelta, l’ha costruita, l’ha fatta diventare parte della sua identità. In un’Italia dove spesso la provincia viene raccontata come periferia del pensiero, qui si dimostra che con visione e costanza si può fare l’esatto contrario.

La cultura, in questa città, non è un lusso per pochi ma un’impalcatura collettiva. E lo si vede dalla partecipazione dei giovani, dalla presenza universitaria che cresce, dalla biblioteca che non è un luogo di silenzio ma di fermento. “È un patto, quello tra la città e il libro — come dice lo stesso sindaco — un patto di salvezza reciproca. Perché leggere, oggi, è anche un modo di resistere alla velocità e alla superficialità. È mettere radici. È pretendere complessità”.

Un’occasione che va oltre l’evento

Sabato 3 maggio, al Teatro Vittorio Veneto, ore 17,30, non sarà solo una “presentazione” della Dozzina del Premio Strega. Sarà, per Colleferro, un altro passo nel suo percorso culturale. Un momento per dire che anche nei luoghi lontani dalle luci romane, si possono accendere fiammate di senso, incontri veri, riflessioni condivise.

Mariagloria Fontana modererà l’incontro e con lei a moderare ci sarà il libro, con la sua capacità di spostare l’asse delle cose, di rimettere al centro l’ascolto e la parola. E non è retorica, è la realtà di una città che ha scelto, nel libro, la propria direzione.

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Gli autori e libri della dozzina:

Valerio AiolliPortofino blues (Voland), proposto da Laura Bosio.

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Saba AnglanaLa signora Meraviglia (Sellerio Editore), proposto da Igiaba Scego.

Andrea BajaniL’anniversario (Feltrinelli), proposto da Emanuele Trevi.

Elvio CarrieriPoveri a noi (Ventanas), proposto da Valerio Berruti.

Deborah GambettaIncompletezza. Una storia di Kurt Gödel (Ponte alle Grazie), proposto da Claudia Durastanti.

Wanda MarascoDi spalle a questo mondo (Neri Pozza), proposto da Giulia Ciarapica.

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Renato MartinoniRicordi di suoni e di luci. Storia di un poeta e della sua follia (Manni), proposto da Pietro Gibellini.

Paolo NoriChiudo la porta e urlo (Mondadori), proposto da Giuseppe Antonelli.

Elisabetta RasyPerduto è questo mare (Rizzoli), proposto da Giorgio Ficara.

Michele RuolInventario di quel che resta dopo che la foresta brucia (TerraRossa), proposto da Walter Veltroni.

Nadia TerranovaQuello che so di te (Guanda), proposto da Salvatore Silvano Nigro.

Giorgio van StratenLa ribelle. Vita straordinaria di Nada Parri (Laterza), proposto da Edoardo Nesi.

Colleferro non vuole stupire: vuole costruire. E il Premio Strega, passando di qui, non fa che rafforzare un percorso già in atto. Un percorso che parla di cultura come lavoro, come scelta quotidiana, come gesto politico. Ma soprattutto, come gesto umano.

 
CATEGORIA

Cultura

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