Colleferro, esplode ancora la fabbrica di munizioni: il precedente del 2007 torna a fare paura

Il sistema antincendio e le procedure previste per l'emergenza hanno consentito ai 24 dipendenti in servizio di allontanarsi prima dell'esplosione
Di Lina Gelsi
Colleferro, esplosione fabbrica di munizioni
Colleferro, esplosione fabbrica di munizioni

Una colonna di fumo bianco, una fiammata arancione alta decine di metri, detriti incandescenti proiettati verso l’esterno e un boato avvertito a grande distanza. Nel primo pomeriggio di oggi un incendio seguito da una violenta esplosione ha interessato lo stabilimento Knds Ammo Italy di Colleferro (Rm), l’ex Simmel Difesa. I 24 lavoratori presenti nell’impianto sono riusciti a mettersi in salvo e non risultano feriti. L’incidente ha però riaperto con forza il tema della sicurezza di uno dei siti industriali più delicati del territorio e della possibile espansione della produzione di materiali per esplosivi nella vicina Anagni (Fr).

Esplosione a Colleferro, l’incendio nel reparto Pressatura Polveri

L’incidente si è verificato nel reparto denominato Pressatura Polveri, all’interno di uno stabilimento specializzato nella produzione di munizioni di medio e grosso calibro per la difesa terrestre e navale e di combustibili solidi destinati anche ai vettori aerospaziali.

La dinamica dovrà essere stabilita attraverso gli accertamenti tecnici. Una delle prime ipotesi riguarda una pressa che avrebbe avuto un problema durante la lavorazione, dando origine all’incendio e alla successiva deflagrazione. I rilievi più approfonditi potranno essere effettuati soltanto dopo lo spegnimento completo dei focolai e la messa in sicurezza dell’area.

La Procura di Velletri procede per il reato di incendio. Gli investigatori escludono al momento una matrice eversiva o un atto di sabotaggio e concentrano gli accertamenti sull’origine tecnica dell’episodio, sulle lavorazioni in corso e sul funzionamento delle apparecchiature presenti nel reparto.

I 24 dipendenti evacuati prima della deflagrazione

La fabbrica era in attività quando sono divampate le fiamme. Il sistema antincendio e le procedure previste per l’emergenza hanno consentito ai 24 dipendenti in servizio di allontanarsi prima dell’esplosione.

È il dato che ha evitato di trasformare un incidente industriale di proporzioni impressionanti in una tragedia. L’incendio è rimasto circoscritto a una sola zona dello stabilimento, mentre l’esplosione ha distrutto il tetto del reparto. La copertura avrebbe funzionato come elemento di sfogo, indirizzando verso l’alto una parte consistente dell’energia generata dalla deflagrazione.

Vigili del Fuoco, Carabinieri, personale del 118 e Protezione Civile hanno raggiunto lo stabilimento e delimitato l’area operativa. Le attività si sono concentrate sullo spegnimento, sul controllo di eventuali focolai residui e sulla verifica delle condizioni strutturali del reparto coinvolto.

Nessuna evacuazione dell’outlet e Coc non attivato

Non è stato necessario evacuare l’outlet situato a poca distanza dallo stabilimento e non sono state attivate procedure di assistenza alla popolazione.

Il sindaco di Colleferro Giulio Calamita non ha disposto l’attivazione del Centro operativo comunale, ritenendo l’emergenza circoscritta all’interno dell’area industriale. La Protezione Civile regionale ha comunque garantito la propria disponibilità a intervenire nel caso in cui fossero emerse ulteriori necessità.

Il presidente della Regione Lazio Francesco Rocca ha indicato come prioritaria la tutela delle persone e la possibilità per le squadre impegnate nelle operazioni di lavorare nelle condizioni di maggiore sicurezza possibile.

L’attenzione si sposta ora sulla bonifica dell’area, sulla verifica degli impianti e sulla ricostruzione della sequenza che ha portato prima all’incendio e poi alla deflagrazione.

Il precedente del 2007: un morto e 13 feriti nello stesso impianto

L’esplosione riporta alla memoria un precedente molto più grave avvenuto nello stesso complesso industriale. Nell’ottobre 2007, quando lo stabilimento apparteneva alla Simmel Difesa, una deflagrazione provocò la morte di un lavoratore e il ferimento di altre 13 persone.

Il ricordo di quell’incidente rende ancora più importante comprendere quanto accaduto oggi. Il fatto che i dipendenti siano riusciti a lasciare il reparto prima dell’esplosione costituisce un elemento fondamentale, ma non elimina la necessità di verificare le cause dell’incendio e il livello di sicurezza delle lavorazioni svolte con materiali potenzialmente esplosivi.

Gli accertamenti dovranno chiarire anche se saranno necessari interventi tecnici, modifiche alle procedure interne o ulteriori misure preventive.

Legambiente attacca: “Basta fabbriche di armi sul territorio”

L’esplosione ha riacceso anche il confronto sul futuro industriale dell’area della Valle del Sacco. Legambiente ha collegato quanto accaduto alla propria battaglia contro l’ipotesi di realizzare nella vicina Anagni un nuovo polo produttivo della stessa filiera industriale.

L’associazione ambientalista aveva già manifestato nell’aprile scorso insieme ad ACLI, ARCI, AGESCI, Azione Cattolica e Libera nell’ambito della campagna nazionale “Ecogiustizia Subito”, contestando il progetto di una nuova area destinata alla produzione delle basi chimiche utilizzate per esplosivi alla nitroglicerina.

Il presidente nazionale di Legambiente Stefano Ciafani chiede ora che l’iter autorizzativo per il nuovo insediamento venga fermato definitivamente. Per Ciafani, quanto accaduto a Colleferro impone innanzitutto di capire le cause dell’esplosione e mettere completamente in sicurezza l’impianto, ma rende ancora più urgente una valutazione sulla presenza di nuove produzioni legate agli esplosivi.

La posizione dell’associazione parte anche dalle condizioni ambientali della Valle del Sacco, territorio segnato da una lunga storia di industrializzazione e contaminazione. Legambiente ritiene necessario concentrare risorse e investimenti sulla bonifica, sulla qualità ambientale, sull’industria sostenibile e sul lavoro sicuro, evitando ulteriori attività considerate ad elevato rischio.

Il progetto Knds ad Anagni e la produzione di nitrogelatina

La questione assume un peso ancora maggiore considerando i programmi industriali collegati a Knds Ammo Italy.

La filiale italiana è una delle principali aziende nazionali nel settore dell’esportazione di munizionamento e nel 2025 ha ottenuto circa 42 milioni di euro di nuove autorizzazioni all’esportazione, destinate a mercati europei, Arabia Saudita e Turchia.

Accanto allo stabilimento di Colleferro esiste inoltre il progetto di sviluppo del sito di Anagni, utilizzato finora soprattutto per operazioni di disinnesco dei proiettili di artiglieria. Nel 2025 è stato presentato un piano che contempla la produzione di nitrogelatina, composto utilizzato come base per esplosivi e munizioni.

È proprio questo passaggio ad aver alimentato le contestazioni ambientaliste. L’incidente di oggi aggiunge un elemento nuovo al confronto politico e amministrativo che accompagnerà le valutazioni sul futuro del progetto.

Eleonora Mattia: sicurezza negli impianti industriali priorità assoluta

Sul grave episodio è intervenuta anche Eleonora Mattia, consigliera regionale del Partito Democratico e originaria del territorio, che ha seguito nelle ore successive all’esplosione l’evoluzione dell’emergenza.

Mattia ha espresso forte apprensione per l’incendio e la successiva deflagrazione avvenuti nell’ex stabilimento Simmel Difesa, rivolgendo la propria vicinanza ai lavoratori, alle loro famiglie e alle persone che vivono nell’area.

La consigliera regionale ha inoltre ringraziato Vigili del Fuoco, Carabinieri e soccorritori intervenuti per spegnere l’incendio, mettere in sicurezza lo stabilimento e verificare le condizioni del personale.

Per Mattia la sicurezza nei luoghi di lavoro e negli impianti industriali del territorio deve restare una priorità inderogabile. Un principio che assume un significato particolare in una zona nella quale produzioni industriali complesse convivono da decenni con centri abitati, infrastrutture commerciali e altri insediamenti produttivi.

La consigliera regionale ha inoltre assicurato di mantenere i contatti con le autorità locali e con i rappresentanti istituzionali dell’area per conoscere l’evoluzione della situazione e ottenere un quadro preciso della dinamica dell’incidente.

L’esplosione apre il confronto politico su industria militare e territorio

Il caso ha rapidamente assunto anche una dimensione politica più ampia.

La vicepresidente del Movimento 5 Stelle alla Camera Ilaria Fontana, originaria della provincia di Frosinone, ha chiesto una riflessione sulla sicurezza degli impianti industriali impegnati nella produzione di materiale bellico e sulle conseguenze delle politiche di incremento della produzione militare.

Una posizione ancora più netta è arrivata da Giovanni Barbera, segretario della Federazione Roma-Castelli di Rifondazione Comunista, che ha collegato l’incidente alle trasformazioni economiche legate alla crescita dell’industria delle armi.

Il senatore del Partito Democratico Filippo Sensi ha invece criticato l’immediata politicizzazione dell’accaduto, chiedendo rispetto per i lavoratori, i cittadini e l’amministrazione impegnati nelle ore dell’emergenza.

Prima del confronto politico resta però una questione concreta da chiarire: perché una pressa o un’altra apparecchiatura del reparto Pressatura Polveri abbia dato origine a un incendio capace di produrre una deflagrazione di tali dimensioni. Le risposte arriveranno dagli accertamenti tecnici e investigativi. Da quelle verifiche dipenderanno anche le valutazioni sulla sicurezza futura dello stabilimento di Colleferro e, inevitabilmente, il dibattito sul progetto industriale previsto ad Anagni.

 
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