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Colleferro, il sindaco Sanna lancia l’allarme sull’assistenza domiciliare: “Tagli del 25%, anziani e lavoratori penalizzati”

Il sindaco di Colleferro Pierluigi Sanna denuncia i tagli all’assistenza domiciliare: meno servizi per gli anziani, ore ridotte per gli operatori
Di Alessandra Monti
Pierluigi Sanna
Pierluigi Sanna

L’assistenza domiciliare integrata per gli anziani rischia di subire un taglio netto e doloroso. A lanciare l’allarme è Pierluigi Sanna, sindaco di Colleferro e vicesindaco della Città Metropolitana di Roma, che sottolinea come la riduzione del 25% del servizio ADI metta a rischio sia i diritti degli anziani che quello delle lavoratrici. Una crisi che fotografa le difficoltà dei comuni, costretti a scegliere tra servizi essenziali e senza fondi sufficienti da parte della Regione Lazio.

Assistenza domiciliare: un diritto sempre più fragile

L’assistenza a domicilio rappresenta uno dei cardini della tutela degli anziani e delle persone fragili. Restare nella propria casa, circondati dagli affetti e con la possibilità di mantenere una parte della propria autonomia, significa garantire dignità e qualità della vita. “Noi a Colleferro – ricorda Sanna – lo facciamo da anni con la nostra azienda pubblica La Fenice, ottenendo buoni risultati”.

Il modello dell’ADI, tuttavia, vive oggi una fase di profonda crisi. Il contributo regionale che sostiene i comuni è rimasto invariato da anni, mentre i costi del personale sono cresciuti a seguito dell’adeguamento dei contratti di lavoro delle assistenti domiciliari. Una scelta giusta e necessaria per tutelare i diritti delle lavoratrici, che però si traduce in ore ridotte di assistenza: stessa retribuzione, ma meno servizi per gli utenti.

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I tagli al servizio di assistenza domiciliare: un 25% in meno per gli anziani del distretto

Il risultato, spiega Sanna, è stato inevitabile: i sindaci dei comuni del piano sociale di zona, pur riuniti per cercare soluzioni, non sono riusciti a trovare calcoli omogenei. La decisione finale è stata un taglio lineare del 25% del servizio ADI su tutto il distretto. In pratica, significa meno ore di assistenza, meno visite e meno supporto per gli anziani che ne avrebbero più bisogno.

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“Ci costringono a una scelta drammatica – denuncia il sindaco – tra il diritto dei lavoratori a una giusta retribuzione e quello degli anziani a ricevere cure adeguate. Ancora una volta i comuni sono lasciati soli”.

Comuni in difficoltà: una coperta sempre più corta

Il problema non riguarda soltanto Colleferro, ma tocca da vicino tutti i comuni medio-piccoli del Lazio. Molti amministratori si trovano davanti a bilanci sempre più stretti, costretti a dirottare le poche risorse disponibili tra servizi diversi e ugualmente essenziali.

“Abbiamo dovuto destinare gli avanzi di bilancio all’assistenza scolastica e alla comunicazione aumentativa alternativa per studenti con disabilità – spiega Sanna –. Ma come si può decidere se sostenere un anziano solo o un bambino con bisogni speciali? È una guerra tra poveri che non dovremmo mai essere costretti a combattere”.

I comuni in dissesto, privi di risparmi, non avranno nemmeno la possibilità di fare questa scelta: i fondi mancheranno sia per gli anziani che per i bambini. Un quadro che riflette, sottolinea il sindaco, la stessa difficoltà delle famiglie italiane: “La coperta è troppo corta anche per chi ha un bilancio apparentemente ordinario”.

Rischio spopolamento e servizi diseguali tra territori

Oltre alla riduzione dell’assistenza domiciliare, Sanna teme un effetto domino pericoloso: lo spopolamento dei piccoli centri. Senza servizi sociali e sociosanitari adeguati, senza sostegno per giovani e anziani, le famiglie saranno spinte a lasciare i paesi per trasferirsi nelle città più grandi, aggravando lo squilibrio demografico.

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“Come vicesindaco metropolitano – ricorda – mi sono battuto per finanziare impianti sportivi, biblioteche e poli culturali nei comuni minori. Ma se mancano i servizi essenziali, chi resterà ad abitare in territori che non garantiscono né ai giovani né agli anziani una vita dignitosa?”.

La conseguenza è già visibile: servizi erogati “a macchia di leopardo”, con differenze enormi da comune a comune, e un’ingiustizia sociale che colpisce proprio i più fragili.

L’appello del sindaco Sanna: servono risorse strutturali

Il messaggio di Sanna è chiaro: senza risorse aggiuntive, i comuni non possono reggere il peso dell’assistenza domiciliare. “È una missione impossibile anche per l’amministratore più ingegnoso e virtuoso – spiega –. Non possiamo continuare a far fronte a bisogni crescenti con fondi che restano invariati da anni”.

L’appello alla Regione e al governo è quindi quello di investire strutturalmente nell’assistenza domiciliare, considerandola un diritto e non una spesa accessoria. Perché dietro ai numeri e alle percentuali ci sono storie concrete: anziani che rischiano di perdere un sostegno vitale, lavoratrici che vedono riconosciuti i propri diritti ma a scapito della continuità del servizio, famiglie lasciate senza risposte.

“Amare come il chinino – conclude Sanna – è l’indifferenza di chi resta impassibile davanti all’attesa della povera gente”.

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Cronaca

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