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Colleferro, “La scomparsa dei colori”: la cecità raccontata da Luigi Manconi

Il libro di Luigi Manconi sarà presentato a Colleferro, dal sindaco Pierluigi Sanna, sabato 1 marzo alle ore 17,30
Di Mariagloria Fontana
Luigi Manconi
Luigi Manconi

La perdita della vista è un evento che segna un prima e un dopo nella vita di una persona. Non si tratta soltanto della privazione di un senso, ma di un cambiamento radicale nella percezione della realtà, nell’autonomia quotidiana e nelle relazioni con il mondo esterno. In “La scomparsa dei colori”, Luigi Manconi affronta questa esperienza con un racconto che non è solo una testimonianza personale, ma una riflessione più ampia su cosa significhi essere ciechi nella società contemporanea.

Manconi, intellettuale, politico e attivista per i diritti umani, si trova improvvisamente a confrontarsi con una progressiva perdita della vista, un percorso che lo costringe a reimparare a vivere e a ridefinire il suo rapporto con il mondo. Il suo libro non è soltanto un diario intimo, ma un’opera che dà voce a un’esperienza che spesso resta ai margini del dibattito pubblico.

Il suo libro sarà presentato a Colleferro, dal sindaco Pierluigi Sanna, sabato 1 marzo alle ore 17,30.

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La cecità: una rivoluzione interiore e quotidiana

Perdere la vista non è un evento che si esaurisce in un istante. È un processo lungo e doloroso, fatto di adattamenti, paure, frustrazioni e scoperte. Manconi racconta come la scomparsa graduale dei colori segni il passaggio da una percezione vibrante del mondo a un’oscurità che non è mai totale, ma fatta di ombre, bagliori e impressioni visive residue.

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La cecità non è solo assenza di luce, ma una condizione che modifica profondamente il modo di pensare, di muoversi, di comunicare. Le cose più semplici, come attraversare la strada, leggere un libro o riconoscere un volto, diventano ostacoli da superare con strumenti alternativi, con la guida di altre persone o con l’ausilio delle tecnologie assistive.

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Manconi ci porta dentro questa trasformazione, mostrandoci il peso della dipendenza dagli altri, la necessità di reimparare gesti che un tempo erano automatici, ma anche la capacità di trovare nuove forme di autonomia.

Il buio non è silenzioso: il risveglio degli altri sensi

Uno degli aspetti più affascinanti che emergono dal racconto è la ridefinizione della percezione sensoriale. Quando la vista viene meno, gli altri sensi non diventano automaticamente più potenti, ma si affinano nel tempo, sviluppando una nuova consapevolezza del mondo circostante.

Il tatto diventa una guida fondamentale: riconoscere gli oggetti, percepire la consistenza delle superfici, orientarsi nello spazio attraverso il contatto con le pareti o con il bastone bianco. L’udito assume un ruolo centrale, consentendo di identificare persone dal tono della voce, di percepire la profondità di una stanza dai suoni che rimbalzano sulle pareti. Anche l’olfatto e il gusto assumono nuove sfumature, arricchendo l’esperienza sensoriale in modi inaspettati.

Manconi descrive con precisione questi cambiamenti, facendoci capire che la cecità non è un semplice “buio”, ma un modo diverso di percepire e di interagire con il mondo.

Essere ciechi in una società che non guarda

Uno dei punti più toccanti del libro riguarda l’isolamento sociale che spesso accompagna la cecità. La nostra società è costruita su un modello visivo, in cui le immagini, i colori e i segnali visivi sono predominanti. Per chi perde la vista, il rischio di sentirsi escluso e invisibile è altissimo.

Manconi denuncia come, nonostante i progressi tecnologici e legislativi, le città siano ancora poco accessibili per le persone cieche, con barriere architettoniche, semafori senza segnali acustici e una scarsa attenzione ai bisogni di chi non può affidarsi alla vista.

Ma c’è un aspetto ancora più profondo: il modo in cui gli altri vedono (o meglio, non vedono) la cecità. Molto spesso, chi è cieco è trattato con pietà, infantilizzazione o indifferenza. Manconi riflette su come cambia il modo in cui gli altri interagiscono con lui, su come il suo status di intellettuale e politico sembri improvvisamente offuscato dalla sua condizione fisica.

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Dalla perdita alla resistenza: un nuovo modo di esistere

“La scomparsa dei colori” non è un libro sulla disperazione, ma sulla resistenza. Manconi ci mostra che la perdita della vista, pur essendo un’esperienza traumatica, non significa la fine della vita, ma l’inizio di una nuova fase, fatta di sfide ma anche di possibilità.

La cecità non impedisce di pensare, di scrivere, di lottare per i propri diritti, di mantenere relazioni significative e di trovare un nuovo equilibrio. Il libro diventa così un manifesto di resilienza, un invito a non rassegnarsi all’isolamento e all’invisibilità.

Manconi, con la sua esperienza, ci insegna che la cecità non definisce una persona, ma è una condizione che può essere affrontata con dignità, forza e ironia.

Un libro che dà voce a chi spesso è dimenticato

“La scomparsa dei colori” non è solo una testimonianza personale, ma un’opera che apre una riflessione collettiva su cosa significa essere ciechi in una società che si basa sul vedere. Manconi non cerca compassione, ma vuole far capire, attraverso la sua esperienza, cosa significhi davvero vivere senza il senso della vista.

La sua storia è un atto di denuncia contro l’indifferenza, un invito a costruire una società più inclusiva, in cui le persone cieche non siano relegate ai margini, ma possano vivere pienamente la loro esistenza con dignità, indipendenza e rispetto.

“La scomparsa dei colori” è un libro che merita di essere letto, perché ci insegna a guardare oltre il visibile, a comprendere che la vera oscurità non è la cecità, ma l’incapacità della società di riconoscere e rispettare le differenze.

 
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Cultura

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