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“Come ’Na Vorta”: Roma riscopre se stessa partendo dalle sue botteghe storiche

Regione Lazio e Roma Capitale uniscono le forze per sostenere le attività che raccontano l’anima autentica e storica della città
Di Francesco Vergovich
Bottega storica, antica salumeria

Non è solo un’iniziativa di sostegno economico. È, più propriamente, un atto di riconoscimento. Un modo per dire che ci sono luoghi — e le persone che li abitano — che valgono quanto un monumento, anche se non compaiono sulle cartoline. Sono le botteghe storiche, i negozi di famiglia, i laboratori artigiani che resistono al tempo e all’omologazione. Quelli che, per molti romani, sono ancora “quelli de sempre”. E che oggi diventano protagonisti di una politica culturale ed economica condivisa.

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La Regione Lazio e Roma Capitale presentano giovedì 17 aprile, alle ore 12, presso il Museo di Roma a Palazzo Braschi (sala Tenerani – Piazza di San Pantaleo 10), le nuove misure per il sostegno alle Attività Storiche, insieme al lancio ufficiale del progetto “Come ’Na Vorta”. Un titolo scelto non a caso, che richiama la Roma di una volta, sì, ma con l’intento di farne qualcosa di vivo, non solo da ricordare ma da sostenere e rilanciare.

Cosa cambia e perché ora

Le misure annunciate vogliono mettere ordine e struttura in un ambito che finora ha spesso vissuto di iniziative frammentate. La vicepresidente della Regione Lazio Roberta Angelilli e l’assessora alle Attività produttive e alle Pari Opportunità di Roma Capitale Monica Lucarelli, insieme ai rappresentanti delle principali associazioni di categoria — Maria Fermanelli, presidente CNA Roma; Andrea Rotondo, presidente Confartigianato Roma; Romolo Guasco, direttore Confcommercio Roma; Lorenzo Tagliavanti, presidente Camera di Commercio di Roma — presenteranno un pacchetto di interventi che include incentivi, strumenti di tutela, promozione e accompagnamento alla transizione digitale per quelle attività che possono essere ufficialmente riconosciute come “storiche”.

Non è un’etichetta simbolica: il riconoscimento consente accesso a bandi dedicati, priorità su fondi europei e nazionali, visibilità attraverso una mappa digitale in costruzione. Il criterio temporale, ovviamente, conta — almeno 50 anni di attività nello stesso settore, nello stesso luogo — ma non è l’unico. Si guarda anche alla continuità familiare, alla trasmissione delle competenze, all’identità culturale che quelle realtà incarnano.

Un patrimonio economico (ma anche emotivo)

Secondo i dati della Camera di Commercio, a Roma si contano circa 1.200 attività che potrebbero rientrare nei requisiti previsti. Molte di queste sono concentrate nel centro storico, ma non mancano eccellenze anche in quartieri meno visibili, da Monteverde a Centocelle, da Garbatella al Pigneto. In alcuni casi si tratta di nomi noti — come le antiche oreficerie, le pasticcerie che hanno attraversato tre generazioni, le botteghe sartoriali — in altri di luoghi quasi anonimi, che però per il tessuto del quartiere rappresentano un punto di riferimento.

Il valore, qui, non è solo commerciale. È legato al sapere, alla relazione, alla capacità di radicare un luogo nel tempo. È per questo che il progetto si articola anche in una componente narrativa: “Come ’Na Vorta” sarà anche un percorso di storie, una raccolta di testimonianze, fotografie, memorie orali che potranno confluire in un archivio accessibile e diffuso.

La crisi post-pandemica e la sfida della contemporaneità

Molte di queste attività hanno subito negli ultimi anni una pressione fortissima. Prima la crisi del commercio di prossimità, poi la pandemia, infine l’aumento degli affitti e la concorrenza di grandi catene e piattaforme digitali. Alcune hanno chiuso, altre si sono spostate, qualcuna ha provato a reinventarsi.

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Il progetto vuole aiutare chi ha resistito a fare un salto di qualità. Non si tratta solo di conservare il passato, ma di attrezzarsi per restare rilevanti nel presente. Tra le misure annunciate ci sarà infatti anche un accompagnamento alla digitalizzazione: creazione di siti web, gestione social, sistemi di pagamento evoluti. Tutto questo mantenendo però il cuore artigianale e il volto umano di queste imprese.

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Le voci del territorio: tra speranze e richieste

Alla presentazione parteciperanno anche alcune realtà simboliche della città. C’è chi lavora il legno dal 1947, chi fa scarpe su misura in un laboratorio di 30 metri quadri, chi vende pane e biscotti secondo una ricetta immutata da cinquant’anni. Ognuno porta una storia che vale la pena raccontare. Ma porta anche, spesso, una richiesta concreta: non solo aiuti, ma regole certe, ascolto, semplificazione burocratica.

«Servono strumenti adatti alla nostra dimensione — ha detto in un incontro preparatorio una ristoratrice del rione Monti — non possiamo competere con i colossi, ma possiamo offrire qualcosa che loro non hanno: la storia che c’è dietro ogni piatto». Un pensiero che vale per molte delle micro-realtà coinvolte.

Una Roma che non vuole diventare tutta uguale

“Come ’Na Vorta” è anche un progetto culturale, prima che commerciale. L’intento è evitare che Roma perda pezzi della sua identità nel silenzio di una saracinesca abbassata. Ogni volta che una bottega storica chiude, qualcosa si spezza nel tessuto urbano. Il rischio è quello di un centro fatto solo di brand replicati e vetrine senz’anima. Questo non è nostalgia. È economia della bellezza, della relazione, dell’autenticità.

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Le botteghe storiche non sono un prodotto del passato da musealizzare. Sono il punto di partenza per immaginare una Roma che possa ancora raccontarsi come città viva, complessa, stratificata. Che sappia essere moderna senza cancellare le sue origini. E che, davanti alla globalizzazione anonima, scelga consapevolmente di ricordare chi è.

 
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Cronaca

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