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Con le mani pulite gli ospedali sono più sicuri: l’igiene delle mani salva la vita

L’igiene delle mani smette di essere un gesto simbolico e torna a essere uno dei pilastri fondamentali della sicurezza in ambito sanitario
Di Alessandra Monti
Igiene delle mani
Igiene delle mani, pexels-cdc-library

Lunedì 5 maggio a Roma, all’Istituto “Lazzaro Spallanzani” ci sarà una consapevolezza in più: si tornerà a parlare di igiene delle mani, non con un approccio burocratico, ma con l’urgenza e la concretezza che derivano da quattro anni di esperienza diretta sul campo. L’occasione è la Giornata mondiale dell’igiene delle mani, e per la Regione Lazio diventa il momento per aprire un confronto aperto, franco, tra professionisti che vivono ogni giorno il peso – e la possibilità – della prevenzione.

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Sotto le luci di una sala gremita da dirigenti sanitari, medici, infermieri e responsabili delle aziende del Servizio Sanitario Regionale, si parlerà poco di slogan e molto di dati, pratiche, ostacoli e traguardi. È qui che l’igiene delle mani smette di essere un gesto simbolico e torna a essere ciò che è: uno dei pilastri silenziosi, ma fondamentali, della sicurezza in ambito sanitario.

Un bilancio dopo quattro anni di impegno regionale

Il punto di partenza è il Piano di Intervento Regionale adottato nel Lazio: un programma pensato per promuovere la cultura dell’igiene delle mani come azione sistemica, non occasionale. L’incontro è servito a fare un bilancio – numeri alla mano – su cosa sia stato effettivamente fatto da quel 2020 a oggi, e su come si sia provato a integrare questa pratica nel quotidiano di strutture complesse, con personale numeroso, turni serrati e sfide continue.

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Cristina Matranga, direttrice generale dello Spallanzani, ha aperto i lavori ricordando come “l’igiene delle mani sia una procedura tanto semplice quanto importante”, e come la pandemia da COVID-19 abbia messo tutti di fronte a un’evidenza che oggi non possiamo permetterci di dimenticare.

Il consumo di soluzioni idroalcoliche come indicatore culturale

Uno degli interventi più interessanti è stato quello di Francesco Vairo (SERESMI), che ha mostrato i risultati del monitoraggio regionale sull’uso delle soluzioni idroalcoliche. Non è solo una questione di litri consumati: i dati, letti bene, parlano di abitudini, di adesione reale alle buone pratiche e di quanto ancora ci sia da lavorare in termini di formazione e motivazione del personale.

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C’è un punto su cui molti relatori sono tornati: l’igiene delle mani non è solo un gesto tecnico. È anche una forma di rispetto verso il paziente e verso i colleghi. È un’abitudine che, se vissuta con consapevolezza, diventa parte dell’identità professionale.

Guanti monouso: quando proteggono, quando ingannano

Un altro tema caldo è stato quello dell’uso dei guanti. Vincenzo Puro ha chiarito con esempi concreti come l’abuso dei guanti monouso, anziché essere una misura aggiuntiva di protezione, possa diventare un paradossale veicolo di infezione, se usati in modo scorretto o in sostituzione del lavaggio delle mani. È una riflessione che invita a rivedere alcune routine consolidate, spesso frutto più di automatismi che di reale conoscenza delle linee guida.

La formazione non come obbligo, ma come alleanza

Il dato che più colpisce arriva dal programma di formazione messo in campo dallo Spallanzani: oltre 16.500 operatori coinvolti, tra personale sanitario e non, in tutte le aziende del Lazio. Un investimento importante, previsto dal PNRR, ma che solo la volontà e la partecipazione di chi lavora ogni giorno negli ospedali può rendere davvero efficace.

Ed è proprio questo il nodo cruciale: l’igiene delle mani non può essere una campagna, una circolare o una checklist. Funziona se diventa parte della mentalità collettiva, se si crea un clima organizzativo in cui prendersi cura della sicurezza è qualcosa che si fa “insieme”.

L’antibiotico-resistenza e le ICA

Durante l’incontro si è parlato anche di antibiotico-resistenza e di infezioni correlate all’assistenza (ICA), due facce della stessa medaglia. Entrambi sono problemi gravi, spesso sottovalutati, che possono allungare le degenze, aggravare le condizioni dei pazienti e aumentare significativamente i costi per il sistema sanitario. Paola Scognamiglio e Giuseppe Sabatelli hanno mostrato quanto il rischio infettivo sia ancora molto presente, e come l’igiene delle mani sia un’arma a disposizione di tutti, semplice ma potentissima.

Le testimonianze degli ospedali, dal Policlinico Umberto I al Bambino Gesù, dal Tor Vergata al Gemelli fino all’ASL di Latina, hanno raccontato storie diverse ma con un filo comune: migliorare è possibile, ma serve continuità, non slanci occasionali. Serve tempo, ascolto, feedback costanti.

Un cambiamento culturale parte da gesti semplici

La giornata si è chiusa con l’intervento di Andrea Urbani, direttore della Direzione Salute regionale. Il suo tono è stato pratico, lontano da ogni trionfalismo. Perché, alla fine, il cambiamento vero si misura su come ogni singolo operatore si relaziona a un gesto tanto basilare quanto determinante. E anche su quanto il sistema riesce a sostenere, motivare, non lasciare solo chi è in prima linea.

L’igiene delle mani non ha bisogno di essere celebrata, ha bisogno di essere praticata. Ogni giorno, in ogni reparto, senza dare nulla per scontato.

 
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Cronaca

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