Concorso Provincia di Latina, polemica sui pubblicisti esclusi dal bando per “Specialista dell’Informazione”

Concorso Provincia di Latina per Specialista dell’Informazione: requisito “solo professionisti”. I pubblicisti parlano di discriminazione
Di Lina Gelsi
Donna che scrive, pexels, vlada karpovich
Donna che scrive, pexels, vlada karpovich

Il concorso pubblico bandito dalla Provincia di Latina per assumere una figura addetta all’informazione istituzionale riaccende una frattura che nel giornalismo italiano non si è mai davvero ricomposta: la distinzione, nei bandi, fra professionisti e pubblicisti. Nel mirino finisce un requisito preciso, scritto nero su bianco, che limita la partecipazione ai soli iscritti nell’elenco dei professionisti, lasciando fuori i pubblicisti anche quando svolgono da anni attività di ufficio stampa e comunicazione per enti e istituzioni.

Concorso Provincia di Latina, cosa prevede il bando contestato

L’avviso della Provincia di Latina riguarda un posto a tempo parziale (18 ore) e indeterminato per il profilo di “Specialista dell’Informazione, Giornalista Professionista”, inquadrato nell’Area dei Funzionari ed Elevate Qualificazioni. Il bando indica anche la finestra per presentare domanda sul portale InPA: dal 30 dicembre 2025 fino alle 23:59 del 26 gennaio 2026.

Nel documento ufficiale, oltre ai requisiti generali e al titolo di studio, compare il passaggio che alimenta la polemica: fra i requisiti specifici è richiesto di essere “iscritti all’Albo Nazionale dei Giornalisti nell’elenco dei professionisti”. È questo vincolo, secondo chi contesta l’avviso, a trasformare un concorso tecnico in una selezione percepita come preclusiva.

Concorso Provincia di Latina, le mansioni indicate e perché pesano nel dibattito

Il profilo descritto dall’ente non si limita alla stesura di comunicati. Nel bando si parla di gestione e coordinamento dei processi di informazione e comunicazione esterna e interna, rapporti con redazioni e corrispondenti, organizzazione di conferenze stampa e interviste, cura dei collegamenti con gli organi di informazione, utilizzo degli strumenti digitali e social, rispetto di norme e regole deontologiche, fino all’aggiornamento costante dell’informazione sull’attività istituzionale.

Ed è proprio l’elenco delle attività a rendere centrale la contestazione: nella pratica quotidiana degli uffici stampa pubblici e privati, sostengono i critici, quelle funzioni vengono svolte anche da pubblicisti regolarmente iscritti all’Ordine e sottoposti agli stessi doveri disciplinari.

Concorso Provincia di Latina, la denuncia del Gruppo Gino Falleri e di Nicola Di Stefano

A formalizzare la critica è Nicola Di Stefano, consigliere dell’Ordine dei Giornalisti del Lazio e componente del Gruppo Gino Falleri. La sua posizione è netta: escludere i pubblicisti dai concorsi destinati all’informazione istituzionale viene definito un “atto discriminatorio”, perché finisce per ignorare l’evoluzione reale del lavoro giornalistico e la presenza, ormai strutturale, dei pubblicisti in redazioni, testate, uffici stampa e apparati informativi di enti pubblici.

Il punto non è solo simbolico. Secondo Di Stefano, la distinzione rigida nei bandi crea una barriera che non coincide con le competenze richieste dal ruolo e non fotografa ciò che accade nei flussi di lavoro: scrittura, gestione dei canali digitali, relazioni con i media, presidio della deontologia, organizzazione di momenti pubblici. Tutti campi in cui, di fatto, professionisti e pubblicisti operano spesso fianco a fianco.

Concorso Provincia di Latina, reazioni sindacali e richiamo alla legge 150/2000

Alla polemica si è aggiunta anche la critica del sindacato Figec-Cisal del Lazio, richiamando la legge 150/2000 sul sistema di informazione e comunicazione della pubblica amministrazione e sottolineando che, per le attività di informazione nella PA, la norma non introdurrebbe una distinzione basata sull’elenco di iscrizione, ma sull’iscrizione all’Ordine. È un passaggio che sposta il tema dal piano professionale a quello dell’impianto normativo e dell’interpretazione adottata nei bandi.

In termini pratici, questo tipo di contestazione apre due strade: la prima è politica-amministrativa, con la richiesta di rivedere i requisiti; la seconda è quella dei possibili contenziosi, perché ogni vincolo considerato sproporzionato può diventare terreno di ricorsi o richieste di chiarimento formale.

Concorso Provincia di Latina, cosa cambia se il requisito resta e che servizio si vuole garantire

Il tema di fondo resta la qualità dell’informazione istituzionale, che non è un dettaglio accessorio: significa spiegare atti e scelte, dare accesso ai dati, rendere comprensibili decisioni e servizi, gestire correttamente le comunicazioni in emergenza, mantenere un rapporto trasparente con i media. Se un concorso limita la platea a una sola categoria, il rischio percepito da chi protesta è di restringere competenze disponibili e percorsi professionali maturati sul campo.

Da qui l’appello, rivolto direttamente all’amministrazione provinciale, a riconsiderare i criteri di accesso adottando un’impostazione più aderente al lavoro reale e alle competenze richieste, senza ridurre la selezione a un’etichetta formale. Nel frattempo, il bando resta pubblicato con il requisito attuale e con la scadenza fissata al 26 gennaio 2026: un calendario che rende la discussione immediata e non teorica, perché incide oggi su chi può presentare domanda.

 
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