Il concorso pubblico bandito dalla Provincia di Latina per assumere una figura addetta all’informazione istituzionale riaccende una frattura che nel giornalismo italiano non si è mai davvero ricomposta: la distinzione, nei bandi, fra professionisti e pubblicisti. Nel mirino finisce un requisito preciso, scritto nero su bianco, che limita la partecipazione ai soli iscritti nell’elenco dei professionisti, lasciando fuori i pubblicisti anche quando svolgono da anni attività di ufficio stampa e comunicazione per enti e istituzioni.
Concorso Provincia di Latina, cosa prevede il bando contestato
L’avviso della Provincia di Latina riguarda un posto a tempo parziale (18 ore) e indeterminato per il profilo di “Specialista dell’Informazione, Giornalista Professionista”, inquadrato nell’Area dei Funzionari ed Elevate Qualificazioni. Il bando indica anche la finestra per presentare domanda sul portale InPA: dal 30 dicembre 2025 fino alle 23:59 del 26 gennaio 2026.
Nel documento ufficiale, oltre ai requisiti generali e al titolo di studio, compare il passaggio che alimenta la polemica: fra i requisiti specifici è richiesto di essere “iscritti all’Albo Nazionale dei Giornalisti nell’elenco dei professionisti”. È questo vincolo, secondo chi contesta l’avviso, a trasformare un concorso tecnico in una selezione percepita come preclusiva.
Concorso Provincia di Latina, le mansioni indicate e perché pesano nel dibattito
Il profilo descritto dall’ente non si limita alla stesura di comunicati. Nel bando si parla di gestione e coordinamento dei processi di informazione e comunicazione esterna e interna, rapporti con redazioni e corrispondenti, organizzazione di conferenze stampa e interviste, cura dei collegamenti con gli organi di informazione, utilizzo degli strumenti digitali e social, rispetto di norme e regole deontologiche, fino all’aggiornamento costante dell’informazione sull’attività istituzionale.
Ed è proprio l’elenco delle attività a rendere centrale la contestazione: nella pratica quotidiana degli uffici stampa pubblici e privati, sostengono i critici, quelle funzioni vengono svolte anche da pubblicisti regolarmente iscritti all’Ordine e sottoposti agli stessi doveri disciplinari.
Concorso Provincia di Latina, la denuncia del Gruppo Gino Falleri e di Nicola Di Stefano
A formalizzare la critica è Nicola Di Stefano, consigliere dell’Ordine dei Giornalisti del Lazio e componente del Gruppo Gino Falleri. La sua posizione è netta: escludere i pubblicisti dai concorsi destinati all’informazione istituzionale viene definito un “atto discriminatorio”, perché finisce per ignorare l’evoluzione reale del lavoro giornalistico e la presenza, ormai strutturale, dei pubblicisti in redazioni, testate, uffici stampa e apparati informativi di enti pubblici.
Il punto non è solo simbolico. Secondo Di Stefano, la distinzione rigida nei bandi crea una barriera che non coincide con le competenze richieste dal ruolo e non fotografa ciò che accade nei flussi di lavoro: scrittura, gestione dei canali digitali, relazioni con i media, presidio della deontologia, organizzazione di momenti pubblici. Tutti campi in cui, di fatto, professionisti e pubblicisti operano spesso fianco a fianco.
Concorso Provincia di Latina, reazioni sindacali e richiamo alla legge 150/2000
Alla polemica si è aggiunta anche la critica del sindacato Figec-Cisal del Lazio, richiamando la legge 150/2000 sul sistema di informazione e comunicazione della pubblica amministrazione e sottolineando che, per le attività di informazione nella PA, la norma non introdurrebbe una distinzione basata sull’elenco di iscrizione, ma sull’iscrizione all’Ordine. È un passaggio che sposta il tema dal piano professionale a quello dell’impianto normativo e dell’interpretazione adottata nei bandi.
In termini pratici, questo tipo di contestazione apre due strade: la prima è politica-amministrativa, con la richiesta di rivedere i requisiti; la seconda è quella dei possibili contenziosi, perché ogni vincolo considerato sproporzionato può diventare terreno di ricorsi o richieste di chiarimento formale.
Concorso Provincia di Latina, cosa cambia se il requisito resta e che servizio si vuole garantire
Il tema di fondo resta la qualità dell’informazione istituzionale, che non è un dettaglio accessorio: significa spiegare atti e scelte, dare accesso ai dati, rendere comprensibili decisioni e servizi, gestire correttamente le comunicazioni in emergenza, mantenere un rapporto trasparente con i media. Se un concorso limita la platea a una sola categoria, il rischio percepito da chi protesta è di restringere competenze disponibili e percorsi professionali maturati sul campo.
Da qui l’appello, rivolto direttamente all’amministrazione provinciale, a riconsiderare i criteri di accesso adottando un’impostazione più aderente al lavoro reale e alle competenze richieste, senza ridurre la selezione a un’etichetta formale. Nel frattempo, il bando resta pubblicato con il requisito attuale e con la scadenza fissata al 26 gennaio 2026: un calendario che rende la discussione immediata e non teorica, perché incide oggi su chi può presentare domanda.
