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27 Settembre 2020

Pubblicato il

Condizioni disumane al Cie di Ponte Galeria

di Redazione

Emergenza freddo, fuori uso l'impianto di riscaldamento

Si trovano da giorni sotto le piogge torrenziali, senza riscaldamenti per difendersi dai primi freddi dell’inverno. È questa la situazione attuale degli oltre 100 ospiti extracomunitari del Centro di Identificazione ed Espulsione (C.I.E.) di Ponte Galeria.

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A denunciarla, il Garante dei diritti dei detenuti del Lazio, Angiolo Marroni: «Nonostante l’encomiabile impegno della cooperativa Auxilium, che gestisce il CIE, e lo spirito di sacrificio delle forze dell’ordine che ne garantiscono la sicurezza, periodicamente siamo costretti a documentare disservizi e tensioni all’interno della struttura di Ponte Galeria. Lo scorso anno, ad esempio, nel bel mezzo dell’inverno, gli ospiti erano costretti a vivere in ciabatte per prevenire i rischi di fuga. Chi ha la responsabilità della gestione di queste strutture deve mettere in preventivo che le condizioni di vita nel CIE sono pesantissime e i lunghi tempi di permanenza le trasformano in veri e propri luoghi di detenzione dove, paradossalmente, mancano le garanzie che ci sono nelle carceri. Eppure basterebbero sensibilità e senso pratico per disinnescare tante piccole criticità che potrebbero sfociare in tensioni e malumori».

Nonostante i livelli di affollamento siano fra i più bassi registrati negli ultimi mesi (la struttura ha, infatti, una capienza di circa 360 posti complessivi nei due settori maschile e femminile) la qualità e le condizioni di vita all’interno del CIE sono tutt’altro che buone.
La notte, gli ospiti reclusi sono costretti a fare i conti con il mancato funzionamento dell’impianto di riscaldamento di cui è dotato ogni modulo abitativo della struttura. Un disservizio che, a quanto hanno appreso gli operatori del Garante che settimanalmente visitano la struttura, permane da diverso tempo. A questi disagi, la settimana scorsa, si è aggiunto un guasto che ha comportato la sospensione dell’erogazione di acqua corrente nella struttura.

È qui che vengono rinchiusi, senza alcun processo sommario o verifica, o accusa che non sia di clandestinità, coloro che non esibiscono il permesso di soggiorno. Il CIE apparentemente è una sorta di galera all’acqua di rose, ma nel concreto è peggiore di qualsiasi altra detenzione presente in Italia: gli immigrati reclusi nel CIE non hanno diritti, non possono vedere parenti e legali, gli è garantita un’assistenza sanitaria “di base”, vivono una situazione disumana e priva di dignità.

 
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