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26 Maggio 2020

Pubblicato il

Al mare con i box di plexiglass

Coronavirus. Stabilimenti balneari in crisi, spunta l’idea dei box in plexiglass

Riaprire le spiagge usando i pannelli di plexiglass? Un'idea interessante, secondo il progettista, un'ipotesi non credibile per la Federbalneari

Box di plexiglass sulla spiaggia

Ha fatto parlare nei giorni scorsi l’idea dell’uso di pannelli di plexiglass nelle spiagge italiane, un idea che potrebbe essere utile per rilanciare la riapertura degli stabilimenti balneari. Ma è proprio così?

“Già abbiamo avuto molte richieste in Italia, dall’Emilia Romagna, dal Lazio ma anche dalla Spagna e Francia”, dichiara Claudio Ferrari, l’ideatore dei box in plexiglass, titolare di un’azienda nel Modenese.

Non è un plexiglass comune, ma adatto alle zone balneari, a proteggere dai raggi UV e non verrà danneggiato col tempo dalla sabbia – spiega l’imprenditore – il box è arieggiato, non c’è tetto, c’è un ingresso e i pannelli saranno distanziati dalla sabbia”, inoltre l’ideatore aggiunge di aver pensato anche all’istallazione di un vaporizzatore d’acqua igienizzante che avrebbe la duplice funzione di disinfettare l’aria e rinfrescare chi è all’interno. 

Non la pensa così la Fedebalneari, l’Associazione di Categoria che riunisce le associazioni regionali e\o territoriali di imprese del turismo balneare italiano maggiormente rappresentative. 

“Abbiamo ricevuto tantissime telefonate da parte dei nostri associati che chiedevano chiarimenti su quella che è stata fatta passare come soluzione per salvare la stagione balneare mentre, invece, è la proposta – seppur scenografica e di effetto – di un’azienda.

In un momento così drammatico per il settore turistico balneare, con un comparto praticamente sull’orlo dell’abisso, c’è chi non trova di meglio che proporre ipotesi incredibili” dichiara Marco Maurelli, Coordinatore Federbalneari Lazio. “Pensiamo piuttosto ad un sistema di prenotazioni online che ci consenta di salvare il salvabile di questa stagione balneare. In proposito stiamo lavorando con i nostri associati per capire l’eventuale praticabilità di una proposta di questo genere e i relativi costi”.

Federbalneari stima moltissime cancellazioni o mancate prenotazioni in tutte le località con un inevitabile collasso della filiera della “vacanza del mare” e, per questo, continua a guardare con fiducia al lavoro della Regione con cui ha instaurato in questi giorni un dialogo serrato e costruttivo, proprio per far fronte ad una situazione catastrofica, come quella generata dall’emergenza attuale.

“E’ già sotto gli occhi di tutti come il comparto del turismo balneare abbia subito un pesante passivo in termini di prenotazioni che si rifletteranno negativamente ed inevitabilmente sull’economia del turismo e su tutto il suo indotto. Parliamo di un numero di persone coinvolte, tra lavoratori dipendenti e stagionali, che si aggira intorno alle migliaia di unità. Senza considerare quella che sarà la reazione dell’utente alle nuove modalità di fruizione della vacanza al mare”, afferma Maurelli.

Per Federbalneari, quindi, l’ordinanza firmata dalla Regione Lazio con sui si autorizza l’accesso agli stabilimenti per i lavori di manutenzione e pulizia è un passaggio fondamentale per consentire agli imprenditori di iniziare a lavorare, ma è necessario che si faccia al più presto chiarezza sulle misure di tutela della salute anti covid-19 da attuare in spiaggia per l’avvio ed il salvataggio della stagione che, però, non dovrà avvenire a qualsiasi costo anche in virtù della richiesta formalizzata da Federbalneari al Governo, di far attuare la scadenza al 2033 delle concessioni demaniali.

“Al momento la situazione è ancora troppo incerta per fare previsioni, fino ad oggi siamo stati totalmente fermi – dichiara Marco Marzi, titolare dello stabilimento balneare La Pineta di Tarquinia Lido – è come se ci trovassimo a Novembre con i lidi chiusi e tutte le attività di manutenzione ancora da iniziare.

Abbiamo bisogno di certezze, soprattutto per quanto riguarda le prescrizioni di contenimento che dovranno essere rispettate, prima di decidere se sia il caso di riaprire o “saltare un turno”. Il mio dispiacere va soprattutto per i miei dipendenti che, in caso negativo, si troverebbero senza lavoro: un’ulteriore dramma in un momento già drammatico”, conclude il titolare dello stabilimento.

 
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