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Crepet: “Sì ai genitori assenti e sempre sui social, no a chi cresce i figli nei boschi?”

Il caso dei tre bambini allontanati dopo un’intossicazione da funghi. Le parole di Crepet mettono a confronto modelli familiari e decisioni del tribunale
Di Alessandra Monti
Paolo Crepet
Paolo Crepet

Una casa isolata sulle colline del Vastese, lontana dai servizi essenziali, abitata da una coppia anglosassone e dai loro tre figli. Un modello di vita improntato all’autosufficienza, senza elettricità né scuola tradizionale, che fino a poche settimane fa scorreva lontano dai radar istituzionali. Tutto è cambiato dopo un’intossicazione da funghi che ha richiesto cure mediche immediate. Da quel momento si è avviata una serie di accertamenti che ha portato il Tribunale per i Minorenni dell’Aquila a disporre l’allontanamento dei bambini. Una decisione complessa, accolta con opinioni differenti e rilanciata dalle parole dello psichiatra Paolo Crepet, il quale ha posto un confronto diretto: «I genitori che passano le giornate sul cellulare ignorando i figli vengono considerati adeguati, mentre chi cresce i piccoli nei boschi no?»

Il caso Palmoli e la scelta di vita fuori dai percorsi consueti

Fonti istituzionali hanno ricostruito una quotidianità segnata dall’autosostentamento. La famiglia aveva rinunciato alla rete elettrica, ai dispositivi digitali e alla presenza costante dei servizi territoriali. Una scelta convinta e ideologica. Gli esperti incaricati dal tribunale hanno però evidenziato alcuni aspetti critici sul piano della salute, dell’istruzione e della stabilità educativa. L’intossicazione da funghi ha rappresentato l’episodio che ha imposto un esame più attento delle condizioni generali, in particolare della capacità di garantire sicurezza e continuità formativa ai bambini.

Le relazioni tecniche hanno segnalato difficoltà oggettive: accesso discontinuo alle cure, nessun percorso scolastico riconosciuto, rischi legati alla gestione dell’alimentazione. In base agli elementi raccolti, il tribunale ha scelto un provvedimento di protezione, ritenuto necessario per prevenire ulteriori situazioni pericolose. Una decisione che, come sempre in questi casi, comporta sofferenza per tutti gli attori coinvolti.

La voce di Crepet e il confronto sui modelli genitoriali

Intervistato dal quotidiano Il Centro, Paolo Crepet ha sollevato interrogativi che hanno trovato eco anche oltre i confini abruzzesi. Lo psichiatra non ha contestato formalmente la sentenza, ma ha espresso perplessità sulla proporzione dell’intervento. Il suo intervento si concentra sulle conseguenze psicologiche dell’allontanamento: secondo la sua analisi, la separazione dal nucleo familiare genera ferite profonde, difficili da gestire e potenzialmente durature.

Crepet ha poi rivolto un messaggio più ampio, riguardante la valutazione delle capacità genitoriali nel mondo contemporaneo. Il suo confronto fra genitori distratti dai social e famiglie che adottano stili di vita non convenzionali mira a mettere in luce possibili paradossi della percezione pubblica. L’assenza di tecnologie non coincide automaticamente con assenza di cura. Allo stesso modo, la presenza di comfort utili non garantisce attenzione e qualità affettiva. Il suo obiettivo è invitare a un’analisi che non si fermi all’apparenza o alla conformità rispetto ai modelli dominanti.

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Palmoli come caso-simbolo per riflettere sui criteri di tutela

Il provvedimento dell’Aquila richiama il complesso equilibrio tra libertà educativa e protezione dei diritti infantili. Le norme italiane riconoscono ampi margini ai genitori, purché siano assicurati elementi essenziali come salute, istruzione e un contesto che favorisca crescita serena. In presenza di criticità, la legge prevede l’obbligo di intervento. La decisione di allontanare i bambini viene utilizzata solo quando altre forme di supporto non vengono ritenute sufficienti.

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Nel dibattito in corso, diversi esperti di diritto minorile sottolineano l’importanza di accompagnare la famiglia con percorsi di sostegno mirati, utili a verificare eventuali miglioramenti e a valutare un possibile rientro dei minori nell’ambiente originario. I servizi sociali abruzzesi continueranno a monitorare il caso, registrando cambiamenti e segnalando eventuali margini per un riavvicinamento.

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Un nodo irrisolto che riguarda l’intero Paese

La vicenda di Palmoli diventa un’occasione per osservare da vicino la tensione che si crea ogni volta che una scelta educativa non segue i modelli comuni. Lontananza dai servizi e assenza di tecnologie possono generare perplessità, mentre ritmi familiari dominati dal digitale vengono considerati normali, pur mostrando spesso carenze relazionali. Da qui nasce il messaggio di Crepet, che invita ad ampliare lo sguardo e giudicare sulla base della qualità della relazione, non solo del contesto materiale.

Il caso pone domande che rimangono aperte. Come garantire sicurezza senza cancellare la libertà familiare? Come valutare stili educativi non allineati alla quotidianità diffusa senza cadere in automatismi? Come evitare che una scelta non convenzionale venga considerata prova di inadeguatezza?

 
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