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30 Luglio 2021

Pubblicato il

Dal cuore dell’uomo escono i propositi di male

di Redazione

di Il capocordata

Tradizioni farisaiche (Mc. 7, 1-23)

La trasgressione dei discepoli di Gesù sta nel mangiare cibi con “mani comuni”, cioè non lavate, quindi ritualmente impure, in contrasto con i giudei che sempre camminano secondo la tradizione degli antichi.

La replica di Gesù

Gesù instaura un contrasto tra comandamento di Dio e tradizione umana, prendendo spunto dalla citazione di Isaia 29, 13, che oppone un culto esteriore a un culto interiore che nasce dal cuore. Gesù riafferma che prima delle tradizioni viene la persona: il sabato è per l’uomo, non l’uomo per il sabato e tende a non divaricare lingua e cuore. Gesù dimostra la vuotezza dell’apparenza esteriore rispetto alla dimensione dell’interiorità.

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Il primato dell’interiorità

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Il discepolo deve avere un cuore aperto, disponibile a capire e a scegliere i criteri di Dio. La spiegazione di Gesù gioca sul contrasto tra cuore e ventre, in sostanza tra l’interiorità e l’esteriorità. Gesù dimostra che è nelle scelte del cuore che l’uomo si gioca la propria sorte e che la purezza morale interiore ha il primato sulla purezza rituale esteriore. La sapienza dello spirito sta nel non disgiungere ciò che Dio ha unito: cuore e aspetto esteriore interagiscono e si completano. Qui l’insistenza di Gesù sull’origine interiore di ciò che rende impuro l’uomo è nevralgica, perché collega l’impurità al peccato, che è un prendere le distanze dalla Parola di Dio e sprofondare nel baratro del fallimento, per scelta personale.

Il credente è invitato a non cercare scappatoie di autogiustificazione, di demonizzazioni di altri, per evitare di affrontare le ombre e i mostri che si annidano nel proprio cuore. Tuttavia, siamo invitati a capire che ogni uomo non coincide con le proprie ombre e i propri peccati. Parole che scuotono il mondo e l’anima con la sfida dell’amore: amare e sentirsi amati.

Riepilogando, abbiamo due prospettive differenti sui comandamenti della Legge. Gesù non li cancella, ma li purifica e li riporta alla volontà originaria per cui il Signore li aveva donati. Nel Deuteronomio (prima lettura) li esalta come percorso verso la vita e la vicinanza o comunione con Dio, con l’obbligo di non aggiungere o togliere nulla. Nel Vangelo Gesù rimprovera proprio il fatto di aggiungere tradizioni umane e di vanificare l’essenziale della volontà del Padre. Dio guarda il cuore, non all’apparenza, e la salvezza parte dal cuore. L’opinione pubblica oggi dà importanza all’aspetto esteriore della persona, mentre ciò che nobilita l’uomo e la donna è il suo cuore purificato, un cuore che ama e vuole essere amato.

Bibliografia consultata: Nepi, 2015.

 
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