Dal report Legambiente un avviso al Lazio: Roma indietro su NO2, Frosinone soffre le polveri sottili

Il nuovo rapporto nazionale di Legambiente rileva un miglioramento generale rispetto al 2024, ma lascia aperte due ferite nel Lazio: Roma e Frosinone
Di Fabio Vergovich
Frosinone città, blocco traffico, domenica ecologica
Frosinone, domenica ecologica

Il nuovo rapporto nazionale di Legambiente “Mal’Aria di Città 2026”, basato sui dati 2025 di PM10, PM2,5 e NO2 nei capoluoghi italiani, fotografa un miglioramento generale rispetto all’anno precedente, ma lascia aperte due ferite nel Lazio: Roma e Frosinone. La Capitale resta nella Top Ten delle città italiane con concentrazione media annua più elevata di biossido di azoto (NO2), al settimo posto come già nell’edizione precedente, con 28 µg/m³.

Frosinone, pur segnando un progresso rispetto al 2024, registra 55 giorni oltre il limite giornaliero di PM10 e risulta quinta in Italia per giornate di superamento del valore massimo consentito.

Rapporto Legambiente e dati 2025: miglioramenti in Italia, nodi aperti nel Lazio

Il segnale positivo c’è: nel 2025, secondo Legambiente, sono scesi a 13 i capoluoghi che superano il limite giornaliero di PM10 (50 µg/m³ per un massimo di 35 giorni l’anno), dato che indica una tendenza migliore rispetto a molte annate recenti. Questo, però, non basta per archiviare l’emergenza sanitaria e ambientale nelle aree dove l’inquinamento resta strutturale, legato soprattutto a traffico e riscaldamento.

Nel Lazio, il report evidenzia che Roma continua a pagare lo scotto dello smog da NO2, tipico degli assi urbani a elevata densità di veicoli, mentre Frosinone rimane esposta alle polveri sottili, in un contesto dove condizioni meteorologiche e inversione termica invernale possono aggravare la permanenza degli inquinanti vicino al suolo.

Roma e NO2: perché il biossido di azoto resta un problema di salute pubblica

Il biossido di azoto è uno degli indicatori più sensibili del traffico urbano e delle emissioni combustive. Il dato medio annuo di 28 µg/m³ colloca Roma ancora nelle posizioni più critiche in Italia per questa voce, secondo la graduatoria del report.

È un tema che chiama in causa la gestione della mobilità, la qualità del trasporto pubblico e l’efficacia delle misure di riduzione delle emissioni nelle zone a maggiore pressione veicolare. Legambiente Lazio, con il presidente Roberto Scacchi, sottolinea che il 2030 si avvicina rapidamente e che serve accelerare l’attuazione di provvedimenti già discussi: rafforzamento del TPL, tramvie, elettrificazione dei bus, completamento dell’anello ferroviario e sviluppo di sharing mobility, ciclabilità e spazi pedonali.

Frosinone e PM10: 55 sforamenti, miglioramento reale ma attenzione alta

Il report certifica un miglioramento rispetto al 2024, quando Frosinone era indicata come caso più grave, ma il numero di sforamenti 2025 (55 giorni oltre i limiti) resta molto alto. Il presidente del Circolo di Frosinone, Stefano Ceccarelli, mette in guardia dal rischio di leggere i progressi come una “normalizzazione”: gli sforamenti, ricorda, dipendono anche dalla persistenza dell’inversione termica, che varia secondo l’andamento meteo.

Il punto vero è la distanza dalle soglie future e la necessità di misure strutturali su emissioni da biomasse e traffico veicolare, con attenzione particolare alle PM2,5, considerate più insidiose per la salute.

Limiti UE dal 2030: Roma, Frosinone e Latina oltre le nuove soglie

Il rapporto richiama un passaggio decisivo: molti capoluoghi, compresi Roma, Frosinone e Latina, superano già oggi i nuovi standard europei che diventeranno vincolanti dal 2030 (PM10 media giornaliera entro 20 µg/m³, PM2,5 entro 10 µg/m³, NO2 entro 20 µg/m³).

Legambiente quantifica anche le riduzioni necessarie “a distanza di quattro anni” per avvicinarsi agli obiettivi: per il PM10 è richiesto un taglio del 13% a Roma, 18% a Frosinone, 8% a Latina; per il PM2,5 17% a Roma, 29% a Frosinone, 20% a Latina; per NO2 una riduzione del 29% a Roma, 7% a Frosinone, 6% a Latina. Nel Lazio, Rieti e Viterbo non presentano criticità nel report.

Reazioni e conseguenze: il rischio sanzioni e il tema degli interventi attuativi

Legambiente Lazio lega il dossier aria anche a un rischio istituzionale: senza un’accelerazione determinata, l’Italia può tornare esposta a sanzioni europee sulla qualità dell’aria, con costi economici e reputazionali. Il report, letto in chiave amministrativa, spinge verso un’agenda di attuazione: non solo annunci, ma cantieri, flotte rinnovate, controlli efficaci e un disegno coerente sui flussi urbani.

Il miglioramento registrato in molte città è un segnale utile, ma non elimina la necessità di decisioni che incidano davvero sulle emissioni quotidiane e sulla salute dei cittadini.

 
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Ambiente

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