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Operazione "Secondo tempo"

Dalla Capitale alla Calabria: i Carabinieri decapitano la rete che riforniva Roma di cocaina

I Carabinieri del Nucleo Investigativo di Roma hanno bussato in simultanea a undici porte tra la Capitale, Rossano, Bovalino e Cisterna di Latina
Di Lina Gelsi
Reparto Operativo dei Carabinieri di Roma
Reparto Operativo dei Carabinieri di Roma

Operazione “Secondo tempo”

All’alba del 18 giugno i Carabinieri del Nucleo Investigativo di Roma hanno bussato in simultanea a undici porte tra la Capitale, Rossano, Bovalino e Cisterna di Latina. Per i destinatari non si trattava di un controllo di routine: l’ordinanza di custodia cautelare firmata dal Tribunale del Riesame di Roma contesta, a vario titolo, associazione finalizzata al traffico di droga, estorsioni aggravate e incendi dolosi. Tre indagati risultano ancora irreperibili, mentre gli altri undici sono stati trasferiti in carcere.

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L’indagine fa capo alla Direzione Distrettuale Antimafia e rappresenta la prosecuzione del procedimento che, nel 2022, aveva portato alla condanna a 18 anni del narcotrafficante di origine albanese Elvis Demce – alias “Io sono Dio” nelle intercettazioni – considerato il punto di raccordo tra i broker sudamericani e la piazza romana.

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Un business miliardario

Gli investigatori hanno ricostruito gli incarichi di ognuno: c’era chi gestiva i carichi di cocaina sulla rotta Roma–Reggio Calabria, chi affittava box e depositi-bunker nell’hinterland capitolino, chi si occupava di “assicurare” le partite di merce con azioni intimidatorie. In sedici mesi, tra maggio 2020 e marzo 2021, il gruppo avrebbe movimentato almeno 338 kg di cocaina purissima, 1,5 tonnellate di hashish e 70 kg di marijuana. Valore stimato al dettaglio: oltre 50 milioni di euro. Il flusso di denaro contante viaggiava nel senso opposto, spesso nascosto nei doppi fondi di auto civili guidate da insospettabili autisti.

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Il metodo del “credito garantito”

La stessa efficienza applicata alla logistica veniva riservata al recupero crediti. Nelle carte si leggono estorsioni che ricordano sceneggiature di serie crime. In un caso, tre sodali hanno prima dato fuoco a una sala scommesse del debitore e poi lo hanno seguito sotto casa, convincendolo a consegnare 10 mila euro, un orologio di lusso e, a distanza di pochi giorni, ulteriori 70 mila euro.

Un altro episodio documenta la consegna forzata di 108 mila euro con la minaccia di una pistola. Il racconto più crudo riguarda un cliente moroso trascinato in una pineta alla periferia est di Roma: arma puntata alla testa e ultimatum da 50 mila euro pagati in contanti per tornare a casa vivo.


Chat criptate e intercettazioni

Per incastrare l’organizzazione sono stati necessari due anni di captazioni, pedinamenti e, soprattutto, l’analisi di chat su piattaforme criptate. L’uso di nomi in codice, emoji e lingue diverse non è bastato a eludere gli specialisti dell’Arma. Decisivo anche il tracciamento dei viaggi verso la Calabria: i calabresi consegnavano partite di cocaina e ritiravano contanti, modificando itinerari all’ultimo minuto per sfuggire a eventuali posti di blocco.


Il peso dell’eredità Demce

Il filo che unisce questa tranche d’indagine a quella del 2022 è la figura di Elvis Demce, già dipinto come uno dei referenti della mala albanese a Roma. Con lui in carcere, il gruppo ha continuato a operare sfruttando la stessa rete di contatti e replicando schemi collaudati: carichi multiprodotto, pagamento differito, intimidazioni sistematiche. Secondo la DDA, i nuovi arresti chiudono il cerchio sui “colletti neri” che avevano raccolto l’eredità del boss.


Presunzione d’innocenza

Tutti gli indagati restano, per legge, presunti innocenti fino a sentenza definitiva. Nelle prossime settimane il Gip fisserà gli interrogatori di garanzia; la difesa potrà chiedere attenuazioni delle misure cautelari. Intanto la Procura di Roma ha già pronto un fascicolo gemello sulle possibili infiltrazioni del gruppo in attività commerciali e cantieri della periferia sud. L’obiettivo dichiarato è colpire non solo i trafficanti, ma anche la rete di prestanome che, con società di facciata, ripuliva i proventi del narcotraffico.

 
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Cronaca

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