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28 Settembre 2020

Pubblicato il

Dalle droghe all’ergastolo, ecco i referendum

di Redazione

Tutto da sapere sui referendum dei Radicali

Sarà possibile aderire all’iniziativa proposta dai Radicali ancora per pochi giorni e, precisamente, fino al 13 settembre.
I quesiti potranno essere firmati presso i tavoli organizzati sul territorio italiano e nei Municipi.
Per poter firmare occorre essere maggiorenni e in possesso di un documento di identità in corso di validità.
I quesiti vanno firmati singolarmente, e si può anche scegliere di firmarne solo alcuni.

Eccoli tutti, punto per punto.

CUSTODIA CAUTELARE – I Radicali ritengono che quello della custodia cautelare, da istituto con funzioni prettamente cautelari, sia divenuto ben presto uno strumento di carcerazione preventiva, anche senza condanna definitiva. Sono molti i casi di cronaca che annunciano, infatti, l’assoluzione di soggetti preventivamente detenuti.
Lo scopo di questo quesito, dunque, sarebbe quello di evitare l’abuso di questo strumento. Che andrebbe a porsi in contrasto con il principio fondamentale del nostro ordinamento, cioè quello della presunzione di non-colpevolezza, almeno fino a prova contraria.
Pertanto, i Radicali chiedono che sia abolito il carcere preventivo, e che sia applicato solo per reati ritenuti gravi, ossia, di allarme sociale.

I Radicali, dunque, propongono che sia abrogato l’art. 274, comma 1, lettera c) (l’articolo che stabilisce in quali casi può essere disposta la custodia cautelare in carcere durante le indagini preliminari) del Decreto del Presidente della Repubblica n.447, del 22 settembre 1988, “Approvazione del Codice di Procedura Penale”, e successive modifiche, limitatamente alle parole: “o della stessa specie di quello per cui si procede. Se il pericolo riguarda la commissione di delitti della stessa specie di quello per cui si procede, le misure di custodia cautelare sono disposte soltanto se trattasi di delitti per i quali è prevista la pena della reclusione non inferiore nel massimo a quattro anni”.
Resterebbe in vigore la possibilità di arresto per il pericolo di “gravi delitti con uso di armi o altri mezzi di violenza personale o diretti contro l’ordine costituzionale o delitti di criminalità organizzata”.

Resta salva comunque la possibilità di disporre il carcere preventivo per pericolo di fuga, sempre che questo pericolo sia concretamente dimostrato.
Certo, se poi anche i processi fossero più veloci, si potrebbe essere sicuri, ad esempio, che uno sfruttatore della prostituzione, nei giorni in cui resta a piede libero, non continui a commettere reati.

DROGHE – Niente carcere per fatti di lieve entità della normativa sugli stupefacenti. Vuol dire che, in questo modo, i Radicali propongono di eliminare le norme che riempiono le carceri di consumatori.
I Radicali partono dal presupposto che una vera e propria legalizzazione sia, nei fatti, irrealizzabile in quanto l’Italia ha aderito a delle convenzioni internazionali.
Allora, la loro proposta verte sull’eliminazione della pena detentiva da uno a sei anni per fatti di lieve entità, mantenendo, però, in vigore la sanzione pecuniaria da 3 a 26 mila euro.
Per “fatti di lieve entità”, si intende, ad esempio, coltivazione domestica, possesso e trasporto di medie quantità, piccolo spaccio.

I Radicali, dunque, propongono l’abrogazione dell’art. 73, comma 5, del Decreto del Presidente della Repubblica n.309, 9 ottobre 1990, limitatamente alle parole: “della reclusione da uno a sei anni e” (testo integrale: “quando, per i mezzi, per la modalità o le circostanze dell’azione ovvero per la qualità e quantità delle sostanze, i fatti previsti dal presente articolo sono di lieve entità, si applicano le pene della reclusione da uno a sei anni e della multa da euro 3mila a euro 26mila”); e comma 5 bis, limitatamente alle parole contenute nel primo periodo: “detentive e”, e nel terzo periodo: “In deroga a quanto disposto dall’art. 54 del decreto legislativo 28 agosto 2000, n. 274, il lavoro di pubblica utilità ha una durata corrispondente a quella della sanzione detentiva irrogata”.

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Secondo i Radicali, inoltre, l’approvazione di questo quesito comporterebbe una probabile riduzione della pressione investigativa su condotte scarsamente offensive e, quindi, una conseguente riduzione del carico giudiziario e penitenziario.
Il principio è senz’altro giusto; ma proprio perché i Radicali, in un altro quesito, sostengono che la pena debba avere come scopo ultimo la rieducazione del recluso, perché allora non prevedere che per piccoli e medi spacciatori sia disposto il servizio sociale?

FINANZIAMENTO PUBBLICO AI PARTITI – Non rappresenta di certo una novità. Se ne parla da sempre, in ogni campagna elettorale e in ogni salotto televisivo.
Un referendum c’era già stato venti anni fa, ma il finanziamento pubblico è ancora una realtà, seppur sotto la veste di “rimborsi elettorali”.
Il motto dei Radicali, in questo senso è: “Vogliamo che i partiti siano finanziati per la forza delle loro idee, e non in forza del loro potere”.

Il quesito, dunque, vuole intervenire sulla legge n.96 del luglio 2012, con la quale è stato creato un fondo unico per il finanziamento pubblico e il rimborso delle spese elettorali (70% del totale), e un altro per il co-finanziamento dello Stato in aggiunta alle donazioni private (30% del totale).
I Radicali vorrebbero abrogare il meccanismo istituito dalla legge, facendo salve, invece, le disposizioni che riguardano le detrazioni per le erogazioni liberali, quelle che regolano l’uso di locali per attività politiche, l’anagrafe patrimoniale del tesorieri, i limiti massimi per le spese elettorali inerenti le elezioni comunali e europee.

Si chiede dunque che siano abrogati alcuni articoli delle leggi: 18 novembre 1981, n. 659, “Modifiche ed integrazioni alla legge 2 maggio 1974, n. 195, sul contributo dello Stato al finanziamento dei partiti politici”, nel testo risultante per effetto di successive modificazioni ed integrazioni; legge 8 agosto 1985, n. 413, “Aumento del contributo dello Stato a titolo di concorso nelle spese elettorali sostenute dai partiti politici”, nel testo risultante per effetto di successive modificazioni e integrazioni; legge 10 dicembre 1993, n. 515 "Disciplina delle campagne elettorali per l'elezione alla Camera dei deputati e al Senato della Repubblica", nel testo risultante per effetto di successive modificazioni e integrazioni; legge 23 febbraio 1995, n.43, “Nuove norme per la elezione dei consigli delle regioni a statuto ordinario”, nel testo risultante per effetto di successive modificazioni e integrazioni; legge 2 gennaio 1997, n. 2, “Norme per la regolamentazione della contribuzione volontaria ai movimenti o partiti politici", nel testo risultante per effetto di successive modificazioni e integrazioni; legge 3 giugno 1999, n.157, “Nuove norme in materia di rimborso delle spese per consultazioni elettorali e referendarie e abrogazione delle disposizioni concernenti la contribuzione volontaria ai movimenti e partiti politici", nel testo risultante per effetto di successive modificazioni e integrazioni; decreto legislativo 11 aprile 2006, n. 198, "Codice delle pari opportunità tra uomo e donna, a norma dell'articolo 6 della legge 28 novembre 2005, n. 246", nel testo risultante per effetto di successive modificazioni e integrazioni.

RESPONSABILITA’ CIVILE DEI MAGISTRATI – Tramite questo quesito, i Radicali vogliono introdurre la possibilità per il cittadino di ottenere il risarcimento, dal momento che, attualmente, i magistrati non pagano mai.
I Radicali, inoltre, mirano a rendere più agevole per il cittadino stesso intraprendere l'esercizio dell'azione civile risarcitoria (indiretta) nei confronti del magistrato, anche per i danni che i magistrati arrecano nell'attività di interpretazione delle norme di diritto o nella valutazione dei fatti e delle prove.

I quesiti in merito sono due.
Il primo chiede che sia abrogata la legge 13 aprile 1988 n. 117 recante “Risarcimento dei danni cagionati nell’esercizio delle funzioni giudiziarie e responsabilità civile dei magistrati” e successive modificazioni, limitatamente all’art. 2, comma 2: “nell’esercizio delle funzioni giudiziarie non può dar luogo a responsabilità l’attività di interpretazione di norme di diritto né quella di valutazione del fatto e delle prove”.
Il secondo, chiede che sia abrogata la legge 13 aprile 1988 n. 117, “Risarcimento dei danni cagionati nell’esercizio delle funzioni giudiziarie e responsabilità civile dei magistrati” e successive modificazioni, limitatamente all’art. 5.

DIVORZIO BREVE – Si chiede che vengano eliminati i tre anni di separazione obbligatoria prima di ottenere il divorzio. Con l’auspicio che possa derivarne un giovamento burocratico e non solo emotivo, anche in termini di carico sociale e giudiziario (che pende come una spada di Damocle sulle teste sia dei cittadini che dei tribunali), di costi e di durata dei procedimenti. Magari!

I Radicali, dunque, chiedono che sia abrogata la legge 1 dicembre 1970, n. 898 (legge Fortuna-Baslini), limitatamente all'articolo 3, numero 2), lettera b), primo capoverso: "In tutti i predetti casi, per la proposizione della domanda di scioglimento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio, le separazioni devono essersi protratte ininterrottamente da almeno tre anni a far tempo dalla avvenuta comparizione dei coniugi innanzi al presidente del tribunale nella procedura di separazione personale anche quando il giudizio contenzioso si sia trasformato in consensuale. L'eventuale interruzione della separazione deve essere eccepita dalla parte convenuta?"

8XMILLE – I Radicali, chiedono che i cittadini siano liberi nella scelta di destinare l’8xmille.
Attualmente, infatti, più del 50% del totale, ovvero circa 600 milioni l’anno,viene redistribuito alle confessioni religiose, in caso di scelta non espressa. Questo quesito, invece, impone che, in caso di scelta non espressa, quel totale resti nelle casse dello Stato.

I Radicali, dunque, vogliono che sia abrogata la legge 20 maggio 1985, n. 222, limitatamente all'articolo 47, terzo comma, secondo periodo: "In caso di scelte non espresse da parte dei contribuenti, la destinazione si stabilisce in proporzione alle scelte espresse”.

SEPARAZIONE DELLE CARRIERE DEI MAGISTRATI – L’obiettività e imparzialità del giudice (realmente terzo rispetto ad accusa e difesa) si può ottenere – Giovanni Falcone docet – solo sperando le carriere del Pubblico Ministero e del Giudice. In questo modo soddisfacendo anche quanto imposto dall'art. 111 della Costituzione, ma, nei fatti, puntualmente tradito.

I Radicali, quindi, chiedono che siano abrogate alcune parti di: il decreto legislativo 5 aprile 2006 n. 160, e successive modificazioni, recante “Nuova disciplina dell’accesso in magistratura, nonché’ in materia di progressione economica e di funzioni dei magistrati, a norma dell’articolo 1, comma 1, lettera a), della L. 25 luglio 2005, n. 150″; Regio decreto 30 gennaio 1941, n. 12, “Ordinamento giudiziario”, e successive modificazioni.

MAGISTRATI FUORI RUOLO – Attualmente, sono tantissimi i magistrati dislocati nei vertici della Pubblica Amministrazione che, poi, non tornano a svolgere le loro funzioni originarie.
I Radicali, invece, chiedono che ciò avvenga, aiutando anche a far andare avanti quei processi che si accumulano, destinati solo alla prescrizione.
In questo modo, inoltre, si garantirebbe anche un’effettiva separazione dei poteri, evitando anche la possibile collusione tra magistratura ed alta amministrazione.

Si chiede, dunque, che siano abrogate alcune parti di: RD 30 gennaio 1941 n. 12, “Ordinamento giudiziario”, limitatamente al Capo X recante “Dei magistrati con funzioni amministrative del Ministero di grazia e giustizia.” e all’art. 210 recante “Collocamento fuori ruolo di magistrati per incarichi speciali”; DLT 30 luglio 1999 n. 300, “Riforma dell’organizzazione del Governo, a norma dell’articolo 11 della legge 15 marzo 1997, n. 59”; legge 24 marzo 1958, n. 195, “Norme sulla Costituzione e sul funzionamento del Consiglio superiore della Magistratura” e successive modificazioni; legge 12 agosto 1962, n. 1311, “Organizzazione e funzionamento dell’Ispettorato generale presso il Ministero di grazia e giustizia”; legge 27 aprile 1982, n. 186, "Ordinamento della giurisdizione amministrativa e del personale di segreteria ed ausiliario del Consiglio di Stato e dei tribunali amministrativi regionali”; DPR 6 ottobre 1993 n. 418, “Regolamento recante norme sugli incarichi dei magistrati amministrativi, ai sensi dell’art. 58, comma 3, del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29”; DPR 27 luglio 1995, n. 388, “Regolamento recante norme sugli incarichi dei magistrati della Corte dei conti, ai sensi dell’art. 58, comma 3, del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29”; legge 6 novembre 2012 n. 190, “Disposizioni per la prevenzione e la repressione della corruzione e dell’illegalità nella pubblica amministrazione”.

IMMIGRAZIONE E LAVORO – Il punto nodale è l'abolizione del reato di clandestinità (art. 10 bis del TU sull'immigrazione), che, secondo i radicali, punisce una condizione e non una condotta.
Inoltre, si intende eliminare quelle norme che incidono sulla clandestinazzazione e precarizzazione dei lavoratori migranti, che comportano due gravi conseguenze. Secondo i Radicali, sono migliaia gli immigrati che ogni giorno sono sottoposti al ricatto dei datori di lavoro, con il rischio di aumentare "concorrenza sleale" nei confronti dei lavoratori italiani.
La seconda conseguenza grave, è che, in questo modo, gli immigrati sono “costretti” a ricorrere alla microcriminalità, più o meno organizzata.

In sostanza, si vorrebbe abolire il regime Bossi-Fini per tornare ad una situazione più simile al precedente regime Turco-Napolitano del 1998.
Infatti, secondo la Bossi-Fini la stipula di un contratto di lavoro è conditio sine qua non perché venga rinnovato un permesso di soggiorno.
Negli ultimi anni sono quasi 300mila i permessi non rinnovati o non rilasciati. Considerando che di queste 300mila persone, forse solo un centinaio avranno abbandonato il suolo italiano, in questo modo alimentando irregolarità e mancati introiti fiscali che, invece, arriverebbero se li si aiutasse in questo senso.

È la Fondazione ISMU a stimare che ogni immigrato regolare versa in media quasi seimila euro l’anno tra tasse e contributi.
La regolarizzazione di almeno 500 mila lavoratori stranieri senza permesso di soggiorno già attivi in Italia porterebbe nelle casse dello Stato tre miliardi di euro ogni anno di sole tasse.

Per quanto riguarda il reato di clandestinità, i Radicali chiedono che sia abrogato l’art. 10 bis del T.U. sull’immigrazione, n. 286 del 1998 e successive modificazioni.
Per quanto riguarda il secondo punto, si chiede che siano abrogati gli artt. 4 bis e 5 bis del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, “Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero”, nel testo risultante per effetto delle successive modifiche e integrazioni”.

ABOLIZIONE ERGASTOLO – Secondo i Radicali, la detenzione deve avere come finalità ultima la rieducazione del condannato, secondo i principi del nostro ordinamento.
I Radicali, dunque, ritengono che per il tramite dell’ergastolo, questa finalità venga meno, in quanto si tratta di un “fine pena mai”.
Secondo i Radicali, abolire il carcere a vita significa superare il concetto di pena come vendetta sociale.

Si chiede, quindi, che sia abrogato il codice penale approvato con Regio decreto 19 ottobre 1930, n. 1398 e successive modificazioni, limitatamente all’art. 17, comma 1, n. 2 che recita “l’ergastolo” e all’art. 22.

In merito, bisogna senz’altro considerare che l’abolizione di questo strumento comporterebbe che casi di diversi entità possano essere trattati alla stessa stregua. O, che responsabili di delitti molto gravi potrebbero cavarsela con una pena detentiva di 15 o 20 anni, e quindi iniziare a lasciare il carcere già dopo appena 7 o 8 anni.
Per ora, comunque, i casi in cui è stato inflitto l’ergastolo sono veramente pochi rispetto al numero di processi che si svolge annualmente.

 
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