Delitto Diabolik, Gustavo Musumeci assolto in Appello: “Non ha ucciso Fabrizio Piscitelli”

Delitto Diabolik, svolta in Appello: assolto Gustavo Musumeci, detto Raul Calderon. Rabbia della famiglia Piscitelli
Di Luigi Sette
Fabrizio Piscitelli, Diabolik
Fabrizio Piscitelli, Diabolik

Gustavo Musumeci, conosciuto anche come Raul Calderon, non è l’assassino di Fabrizio Piscitelli. Almeno per la Corte d’Appello di Roma, che ha ribaltato la sentenza di primo grado e assolto l’imputato dall’accusa di essere l’esecutore materiale dell’omicidio dell’ex leader degli Irriducibili della Lazio, ucciso il 7 agosto 2019 nel parco degli Acquedotti con un colpo di pistola alla testa. La formula è quella più netta: assoluzione “per non aver commesso il fatto”. Una decisione che cambia radicalmente il quadro giudiziario di uno dei delitti più simbolici della criminalità romana recente, dopo la condanna all’ergastolo pronunciata in primo grado.

Delitto Diabolik, la Corte d’Appello ribalta l’ergastolo

La sentenza arriva dopo una requisitoria nella quale il sostituto procuratore generale aveva chiesto la conferma della condanna all’ergastolo. La Corte, invece, ha scelto una strada opposta, cancellando l’impianto accusatorio che aveva portato alla prima condanna. Per Musumeci-Calderon, già detenuto per un altro omicidio, cade dunque l’accusa più pesante nel processo per la morte di Piscitelli.

La decisione non chiude però l’intera vicenda. Restano ancora aperti i capitoli legati ai mandanti e al contesto criminale nel quale sarebbe maturato l’agguato. Piscitelli non era soltanto una figura nota del tifo organizzato romano: negli anni era diventato un nome centrale anche nelle ricostruzioni investigative sugli equilibri del narcotraffico nella Capitale. La sua uccisione, avvenuta in pieno giorno in un parco pubblico, aveva assunto fin dall’inizio un significato che andava oltre il fatto di sangue.

Le prove contestate e il ruolo delle intercettazioni

In primo grado la condanna era stata sostenuta da alcuni elementi considerati decisivi dall’accusa. Il primo riguardava il riconoscimento del killer attraverso un fotogramma del video dell’agguato, nel quale si vedeva una benda a coprire il polpaccio: una zona dove Musumeci ha un tatuaggio. Il secondo elemento era la comparazione antropometrica, cioè il confronto fra la struttura fisica dell’uomo ripreso dalle immagini e quella dell’imputato.

Il punto ritenuto più rilevante era però rappresentato dalle intercettazioni con l’ex compagna Rina Bussone, che lo aveva accusato di aver utilizzato una pistola custodita dopo una rapina per uccidere Piscitelli. La donna, in seguito, è diventata collaboratrice di giustizia e ha confermato le accuse nei confronti del killer argentino.

La Corte d’Appello, in attesa delle motivazioni, ha evidentemente valutato in modo diverso la tenuta complessiva di quel quadro probatorio. Ed è proprio su questo passaggio che ora si concentrerà l’attenzione: capire perché elementi che in primo grado avevano portato all’ergastolo non siano stati ritenuti sufficienti per confermare la responsabilità dell’imputato.

La difesa di Musumeci: “Era l’unica decisione possibile”

Soddisfazione piena da parte della difesa. «Ce lo aspettavamo, eravamo certi della fondatezza delle nostre ragioni. È un processo in cui non c’era nessuna prova che coinvolgesse Calderon. Quindi questa è la decisione giusta, l’unica possibile alla luce delle prove in atti», ha commentato l’avvocato Gian Domenico Caiazza, difensore di Musumeci insieme alla collega Eleonora Nicla Moiraghi.

Parole che indicano una linea difensiva netta: per i legali, il processo non avrebbe mai dimostrato in modo pieno il coinvolgimento di Calderon nell’omicidio Piscitelli. La sentenza d’Appello, nella loro lettura, non rappresenta dunque un colpo di scena, ma il riconoscimento di una fragilità probatoria già denunciata durante il procedimento.

La rabbia della famiglia Piscitelli: “È una vergogna”

Di segno opposto la reazione della parte civile. Tiziana Siano, legale della madre e della sorella di Fabrizio Piscitelli, ha espresso sconcerto e amarezza per l’esito del giudizio. «Quello che è successo oggi è una vergogna. Non conosco le motivazioni e quindi non posso andare oltre, se non dire che se oggi siamo arrivati a una assoluzione di quello che noi riteniamo l’esecutore materiale, perché comunque il video mi sembra abbastanza chiaro, è evidente che questa decisione nasce da errate attività investigative ed errori che, in secondo grado, sembra che si paghino».

Una dichiarazione dura, che sposta il fuoco anche sul lavoro investigativo. Per la famiglia Piscitelli, l’assoluzione non cancella la convinzione che l’imputato fosse l’autore materiale del delitto, ma apre un interrogativo pesante sugli eventuali errori commessi nella costruzione del caso giudiziario.

L’omicidio di Fabrizio Piscitelli e il peso criminale del caso

Fabrizio Piscitelli venne ucciso il 7 agosto 2019 nel parco degli Acquedotti, a Roma. L’agguato fu rapido, preciso, eseguito con modalità da esecuzione. Un colpo alla testa, in pieno giorno, in un luogo frequentato da famiglie, sportivi e residenti. La vittima, conosciuta come Diabolik, era stata per anni una delle figure più note del tifo laziale, leader storico degli Irriducibili, ma anche un personaggio finito al centro di vicende giudiziarie e ricostruzioni investigative legate agli ambienti del narcotraffico romano.

Il delitto assunse subito un valore emblematico. Non solo per il profilo della vittima, ma per il messaggio criminale che sembrava contenere: un’esecuzione pubblica, senza esitazioni, in una città dove i gruppi malavitosi non agiscono più soltanto secondo schemi tradizionali, ma attraverso reti mobili, rapporti trasversali, alleanze mutevoli e interessi economici che attraversano ambienti diversi.

Cosa succede ora dopo l’assoluzione in Appello

La sentenza d’Appello apre una fase nuova. Le motivazioni saranno decisive per comprendere quali punti dell’accusa non abbiano retto al secondo grado di giudizio. Solo allora sarà possibile valutare se la Procura generale intenderà ricorrere in Cassazione.

Per ora resta un dato giudiziario pesantissimo: l’uomo condannato in primo grado all’ergastolo per l’omicidio di Fabrizio Piscitelli è stato assolto perché, per la Corte d’Appello, non ha commesso il fatto. Un verdetto che lascia aperta una domanda centrale: chi ha ucciso Diabolik e chi ha ordinato davvero quell’esecuzione al parco degli Acquedotti?

 
CATEGORIA

Cronaca

DATA

Condividi l'articolo su

Scorri lateralmente questa lista