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Dieci anni senza Sergio Boschiero: l’eredità dei monarchici italiani

A dieci anni dalla scomparsa di Sergio Boschiero, il mondo monarchico italiano riflette sul suo ruolo e sull'attualità della causa monarchica nel XXI secolo
Di Francesco Vergovich
Pantheon, Commemorazione di Sergio Boschiero
Pantheon, Commemorazione di Sergio Boschiero

Il 3 giugno 2015 si spegneva Sergio Boschiero, figura centrale nel panorama monarchico italiano della seconda metà del Novecento e dei primi anni Duemila. A dieci anni dalla sua scomparsa, la sua eredità culturale e politica sopravvive in un movimento che, pur lontano dai riflettori, continua a esistere grazie all’opera paziente e convinta di chi ne condivide i valori. Boschiero, oltre che un leader carismatico, fu un organizzatore meticoloso e un intellettuale coerente.

Sergio Boschiero con re Umberto

Il 3 giugno 2025, nel decimo anniversario della sua scomparsa, Sergio Boschiero è stato ricordato al Pantheon di Roma con una Santa Messa in suffragio, celebrata alla presenza di amici, monarchici e figure storiche del movimento, tra cui Antonio Parisi, Antonio Maulu, Davide Colombo, Carmine Passalacqua. Un momento sobrio e raccolto, nel segno di quella discrezione che ha sempre caratterizzato la sua figura.

L’UMI e la militanza costante

Alla guida dell’Unione Monarchica Italiana (UMI), Boschiero ha rappresentato per decenni la continuità di un pensiero spesso relegato ai margini della politica attiva, ma ancora capace di esercitare un fascino sottile, soprattutto in ambiti accademici e culturali. La sua direzione della rivista FERT – organo ufficiale del movimento – ha dato voce a una narrazione alternativa della storia unitaria italiana, focalizzata sulla figura istituzionale del Re e sul ruolo della Monarchia nella formazione dell’identità nazionale.

Un monarchico nel XXI secolo

In un Paese dove la Monarchia è stata abolita ormai da più di settant’anni, l’idea monarchica resiste in una forma che non è mai stata del tutto nostalgica. Boschiero lo aveva compreso con chiarezza. Non era il ritorno a un passato idealizzato l’obiettivo del suo impegno, ma l’affermazione di una visione costituzionale in cui il Re potesse rappresentare un garante super partes, figura di equilibrio in un sistema politico spesso percepito come frammentato e conflittuale.

Il peso della coerenza e della sobrietà

Chi lo ha conosciuto ricorda un uomo sobrio, alieno dagli eccessi, distante da ogni forma di personalismo. Boschiero preferiva i documenti ai proclami, le argomentazioni storiche alla polemica ideologica. Il suo lavoro negli archivi, nei convegni, nei contatti con studiosi e simpatizzanti, ha contribuito a mantenere viva una tradizione culturale che rischiava l’oblio.

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FERT: una rivista come presidio identitario

Sotto la sua direzione, FERT non è stata soltanto una pubblicazione militante, ma un luogo di confronto tra storici, giuristi, costituzionalisti. Boschiero ha saputo costruire uno spazio dove la Monarchia veniva discussa non come un feticcio del passato, ma come ipotesi teorica contemporanea, inserita in un contesto di democrazia costituzionale e legalità repubblicana. Fert oggi continua a esistere grazie all’impegno e alla visione d Antonio Parisi, giornalista e scrittore, che è stato per lunghi anni, con Antonio Maulu e Luigi Marucci, una figura vicinissima a Boschiero.

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Antonio Parisi nella Cappellina d’inverno al Pantheon

Il futuro del monarchismo italiano

Nel 2025, l’UMI continua ad esistere. I monarchici oggi non si richiamano tanto a un partito quanto a una corrente di pensiero. Il lavoro di Boschiero, in questo senso, ha lasciato una traccia. La sua figura rappresenta ancora oggi un modello di militanza rigorosa, priva di clamore ma radicata in un forte senso della storia.

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Un’eredità che chiede continuità

Ricordare Sergio Boschiero oggi significa riprendere un filo che rischia di spezzarsi. Il suo nome ha rappresentato una presenza costante per chi, in Italia, ha continuato a credere che la Monarchia potesse ancora avere qualcosa da dire. Non tanto come istituzione da restaurare, quanto come idea-forza capace di stimolare una riflessione sulla natura dello Stato, sulla responsabilità pubblica, sul ruolo delle istituzioni. Un decennio dopo, il silenzio lasciato da Boschiero pesa ancora. E forse è proprio da quel silenzio che occorre ripartire.

 
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Cronaca

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