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07 Maggio 2021

Pubblicato il

Dimissioni ufficiali: Marino non è più sindaco di Roma

di Redazione

Ufficializzate le dimissioni dei 26 consiglieri, il sindaco in conferenza stampa: "Non capisco i motivi di questa crisi, il Pd mi ha accoltellato"

La Giunta Marino è ufficialmente decaduta: le dimissioni dei 26 consiglieri sono ufficiali e quindi Ignazio Marino non è più sindaco di Roma. A questo punto si attende la nomina di un Commissario da parte del Prefetto. Nel frattempo si sono registrati alcuni momenti di tensione all'esterno del Campidoglio: alcuni sostenitori del sindaco Marino si sono avvicinati a un consigliere del Pd, non identificato dalle telecamere a causa del buio e della lontananza, gridandogli "vergogna".

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Anche dai sondaggisti arrivano cattive notizie per l'ormai ex sindaco. Renato Mannheimer ha dichiarato che "Marino non vincerebbe le elezioni e probabilmente neanche varrebbe tanto sul piano numerico. Diciamo che sicuramente si porrebbe al di sotto del 10% e forse, se non probabilmente, persino sotto il 5%.". Una cifra che, comunque, sarebbe sufficiente a far perdere il Pd…

AGGIORNAMENTO ORE 18.30: LA CONFERENZA STAMPA DI MARINO

Il sindaco esordisce rammaricandosi per il fatto che i consiglieri abbiano firmato le dimissioni, "evitando il dibattito in Aula Giulio Cesare. Si sono sottomessi e dimessi. Dimostrata totale assenza di rispetto per elettori, la crisi politica che si è aperta al Comune di Roma auspicavo che potesse chiudersi nell'aula, per spiegare in un dibattito chiaro cosa stesse accadendo. Invece si è preferito andare dal notaio".

Marino ha poi rivendicato la bontà dell'operato: "Faccio qui le dichiarazioni – attacca l'ormai ex sindaco – che mi sarebbe piaciuto esporre in aula Giulio Cesare. Con me Roma è tornata virtuosaAbbiamo riguadagnato rispetto e orgoglio, abbiamo stoppato la parentopoli, abbiamo fermato l'opera di cementificazione nell'agro romano, dando fastidio a qualcuno. Abbiamo anche candidato la città ai Giochi Olimpici e Paralimpici e abbiamo gettato le basi per lo stadio della Roma. Abbiamo inoltre chiuso Malagrotta in 90 giorni, aperto la metro C e allargato i diritti di tutti. Con la mia amministrazione, Roma ha riguadagnato rispetto e credibilità". 

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Poi arriva un attacco frontale al Pd: "E' stato il partito che ho contribuito a fondare, per il quale mi sono candidato anche alla segreteria nazionale. Sono rimasto deluso, è un partito in cui ho creduto e che più Mi ha deluso per i comportamenti dei suoi dirigenti, fuggendo dal confronto e quindi rinnegando se stesso e il proprio nome, Partito democratico, e quindi il proprio dna. Come può, dicendosi democratico, un partito che risponde non con un confronto aperto ma dal notaio, dove si va per vendere o comprare qualcosa? Non può dirsi democratico chi vede la politica come qualcosa che si vende o si compra".

Marino è un fiume in piena contro il suo partito: "Mi hanno accoltellato, e il mandante è uno solo. Con Renzi non ho un brutto rapporto, nel senso che è da un anno che mi relaziono con lui. Comunque, vedere 19 consiglieri del Partito Democratico che votano la sfiducia insieme ad alcuni membri berlusconiani mi fa un certo effetto. Io non ho capito quali errori mi si rimproverano su un programma che il centrosinistra ha sostenuto. In Aula avrei ascoltato come si fa in democrazia. Alla fine sono ostacolato dalla resistenza di quei poteri abituati a fare di questa città quelli che volevano".

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"Certamente ho fatto degli errori – riconosce Marino – ma in medicina si dice che l'unico chirurgo che non sbaglia è quello che non entra in sala operatoria. Per fortuna di chirurghi così ce ne sono pochi, mentre sono molti i politici che preferiscono non entrare in sala operatoria. La nostra azione di Governo finisce oggi ma credo che il segno che lasciamo sia un segno profondo e spero che dalle nostre scelte si riprenda senza tornare indietro. È in gioco futuro di Roma. Si può uccidere una squadra ma non si possono fermare le idee".

 
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