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14 Maggio 2021

Pubblicato il

Divieto assoluto e totale dei giochi con puntata di denaro

di Redazione

Un’arma a doppio taglio per l’Italia

Una nuova proposta di legge in tema di giochi d’azzardo è in attesa di essere presentata al Consiglio dei Ministri proprio in questi giorni. Avanzata dal Gruppo Idv, di cui prima firmataria la senatrice Alessandra Bencini, prevede “il divieto assoluto e totale dei giochi con puntata di denaro, con eccezioni per il Lotto, escluso il lotto istantaneo, le lotterie nelle loro varie forme e le scommesse sportive”.

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Il provvedimento che si compone di tre articoli, descrive le tipologie di gioco d’azzardo vietati, “quelli nei quali ricorre il fine di lucro, quelli in cui sono previste puntate di denaro e quelli nei quali la vincita o la perdita sono interamente o quasi interamente aleatorie” e  le sanzioni previste per chi non si adeguerà al divieto, operatori e giocatori. I primi puniti con “la reclusione da uno a cinque anni e con la multa fino a euro 250.000”; i secondi puniti “con l’arresto fino a sei mesi o con l’ammenda fino a euro 5.000”. Saranno inoltre soggetti a sanzioni anche coloro che parteciperanno ai giochi d’azzardo online organizzati all’estero.

Un vero e proprio pugno di ferro nei confronti del gioco d’azzardo, un provvedimento che mira a togliere di mezzo slot machine e giochi online, oltre alla pubblicità legate a queste tipologie di giochi. Secondo la Bencini la legge si rende necessaria in un contesto, come quello italiano, in cui il fenomeno provoca costi sociali altissimi, considerati gli 800.000 ludopatici presenti sul territorio. “La nostra proposta di legge – chiosa la senatrice – si basa su alcuni accreditati studi, secondo cui il minor gettito fiscale è compensato dalla riduzione del costo sociale che la collettività dovrebbe affrontare per le conseguenze della diffusione del gioco d’azzardo, solo in parte rappresentato dalle spese di cura per gli 800.000 ludopatici accertati e dai costi della prevenzione nei confronti dei cittadini a rischio (da due a tre milioni). Perciò si omette una norma finanziaria”.

In particolare, secondo questi studi, i costi sociali maggiori deriverebbero dall’utilizzo delle slot machine, in una forbice compresa tra i 5,5 ed i 6,6 miliardi di euro.

L’Italia ha in assoluto la più alta densità di slot machine: ne ospita ufficialmente 414.158, circa la metà di quelle presenti in tutto il territorio degli Stati Uniti. Nel nostro Paese c’è un apparecchio ogni 143 abitanti, in Germania uno ogni 261, negli Stati Uniti uno ogni 372. Gli esperti del Coordinamento nazionale gruppi per giocatori d’azzardo hanno calcolato i costi sociali in una forbice compresa tra i 5,5 e i 6,6 miliardi di euro”.

Quello che ci si chiede è che non si tratti di una manovra troppo drastica, quasi di un’arma a doppio taglio, che pur basandosi su buoni propositi, lotta alla ludopatia in primis, andrebbe a incentivare il gioco d’azzardo illegale, oltre a comportare gravi perdite per l’erario statale e per le imprese che operano legalmente nel nostro territorio, senza trascurare gli sbocchi occupazionali derivanti dal settore terrestre e online. Le slot machine costituiscono oltre il 56% delle entrate provenienti dal settore dei giochi, i casinò games oltre il 10%. Azzerare questi due settori significherebbe infliggere un duro colpo all’industria dei Giochi, che negli ultimi anni ha sostenuto le casse delle Erario grazie ad un gettito superiore ai 10 miliardi di Euro. Il divieto assoluto innescherebbe tagli e licenziamenti a catena per le aziende che operano siano nel settore terrestre e sia nel settore online.

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Forse sarebbe più opportuno prendere in considerazione altre direzioni, che non criminalizzino in toto il settore dei giochi. Sarebbe importante che istituzione e imprese cooperassero attivamente tra di loro, tenendo conto da un lato dell’aspetto sociale inerente al contrasto del fenomeno ludopatia, e dall’altro di quello finanziario e occupazionale.  La creazione di nuove opportunità lavorative e il gettito a favore dello Stato sono due fattori chiave che non possiamo omettere in questa eterna disputa.

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