In questi giorni è in programmazione su una piattaforma on demand il caso O.J. Simpson, uno dei casi in cui il DNA ha costituito la vera prova regina. Tuttavia, come in quel caso, anche in alcuni delitti celebri in Italia, tale prova non è bastata per arrivare a una verità processuale che restituisse giustizia alle vittime. Penso al caso Kercher, in cui gli errori della polizia scientifica, come nel caso Simpson, hanno compromesso la scena del crimine al punto da rendere inammissibili alcuni dei reperti chiave.
O ancora, per restare nel Lazio, al delitto di Arce, in cui il DNA non è bastato a supportare un quadro investigativo definito lacunoso e contraddittorio.
Il delitto di Arce: la morte di Serena Mollicone
Il 1° giugno del 2001 ad Arce, provincia di Frosinone, scompare nel nulla Serena Mollicone, studentessa di 18 anni. Non vedendola rincasare la famiglia aveva dato subito l’allarme.
Dopo soli due giorni il corpo di Serena viene ritrovato, coperto da rami e foglie accanto a un cassonetto della spazzatura. Sulla bocca ha del nastro adesivo e mani e piedi sono legati da fil di ferro. Il medico legale accerterà la morte per asfissia, ciò che ci porta a dire che Serena era ancora viva al momento dell’abbandono.
Le indagini assumono da subito una piega inquietante. L’allora maresciallo della caserma di Arce Franco Mottola, poi finito sotto processo con tutta la famiglia, sequestra il diario di Serena prima ancora che il corpo venisse trovato, ma di quel diario non ci sarà traccia negli atti.
Altra stranezza, il cellulare di Serena, prima scomparso e poi, dopo la visita del Mottola, ricomparso nel cassetto della ragazza. Tutto fece pensare a un depistaggio. Venne addirittura indagato e rinviato a giudizio, poi assolto, un carrozziere, Carmine Belli, colpevole di aver svelato l’identità del ragazzo con cui Serena era stata vista litigare il giorno della scomparsa. Si trattava di Marco Mottola, figlio del maresciallo. Tutta la famiglia verrà processata per questo. Il movente addotto dalla Procura per l’omicidio è inquietante.
Serena avrebbe voluto denunciare Marco per traffico di droga. Avrebbe spacciato addirittura all’interno della caserma dove la famiglia Mottola alloggiava. Una volta arrivata in caserma per denunciare però, Serena avrebbe trovato la morte per mano di chi avrebbe dovuto proteggerla. Eppure diversi testimoni, tra cui il carabiniere Santino Tuzi, poi morto suicida, dichiararono di aver visto Serena entrare in caserma quel giorno, ma di non averla vista più uscire.
Delitto di Arce: i Mottola processati e assolti per l’omicidio di Serena Mollicone
Omicidio volontario e occultamento di cadavere. Queste le accuse contro Marco Mottola e i suoi genitori. Quando il corpo di Serena venne riesumato, nel 2019, si trovarono segni di compatibilità tra una ferita alla testa della ragazza e un segno rinvenuto su una porta nella caserma di Arce. L’ipotesi era che Serena, scontrandosi con Marco, fosse stata da questi spinta contro una porta fino a perdere i sensi. Poi il maresciallo Mottola e la moglie, i genitori di Marco, lo avrebbero aiutato a trasportare la ragazza agonizzante nel luogo in cui morì e fu rinvenuta.
I Mottola saranno assolti, come confermerà anche la sentenza del luglio del 2024 della Corte di Assise di Appello di Roma.
Il DNA del killer sul corpo di Serena Mollicone?
Si deve fare un passo indietro in questo cold case, e tornare al 2012. In un articolo del maggio di quell’anno, si titolava: Svolta per il delitto di Arce, isolato il Dna del killer di Serena: erano passati 11 anni dalla morte di Serena, e la riesumazione del cadavere di Serena per l’incidente probatorio disposto dall’allora Giudice per le Indagini Preliminari di Cassino, oltre a trovare la compatibilità tra la ferita alla testa di Serena e la porta della caserma di Arce, restituì due profili misti di Dna maschile utilizzabili per confronti sui vestiti indossati dalla ragazza.
Anche sul nastro adesivo venne rinvenuta una traccia, in questo caso un’impronta digitale completa. Seguiranno altre riesumazioni nel corso degli anni, ma nonostante le perizie del RIS che parleranno di compatibilità tra le tracce rinvenute sul corpo di Serena e quelle repertate in caserma, il DNA non venne ritenuto quello dei Mottola. Si parlerà di complici che avrebbero trasportato il corpo di Serena dalla caserma al luogo del ritrovamento.
I Mottola incongruenti ma non ci sono prove
Quando nel 2009 facemmo riaprire il cold case Pasolini il DNA è stato quello che ci ha permesso di cambiare la storia giudiziaria di quell’omicidio. Eppure molti erano stati gli errori delle investigazioni negli anni ’70. È vero che, secondo il principio di Locard, il killer lascia sulla scena del crimine qualcosa di sé e porta via con sé qualcosa, ma appare doveroso lavorare con meticolosità e senza escludere a priori alcuna pista, perché laddove la prova regina non dovesse risultare utile, la vittima non avrebbe più voce per gridare la sua verità. Come nel caso di Serena Mollicone.
Simona Ruffini
*Simona Ruffini è una scrittrice, autrice e criminologa italiana, laureata in Psicologia e specializzata in Scienze Forensi. Tra i suoi successi c’è la riapertura del caso dell’omicidio di Pier Paolo Pasolini.
