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02 Dicembre 2020

Pubblicato il

Elefante e avorio. Carne e sangue

di Redazione

Continua la strage di elefanti per la domanda crescente di avorio

Frequentavo le elementari e oggi, quasi quarant'anni dopo, nulla è cambiato, se non il numero degli elefanti che, in Natura (perdonerete la maiuscola) sono sempre più rari grazie alla caccia che vede soccombere i pachidermi per un vezzo, un lusso inutile, l'avorio delle loro zanne.
Negli ultimi anni il numero degli elefanti africani, che già era in crisi, è diminuito di oltre il 60%. Un dato che da solo fa riflettere. La caccia spietata che continua ai loro danni sta portando il gigante africano per eccellenza sull'orlo dell'estinzione.
Ricordo come fosse ieri l'ultima spedizione in Sud Africa, dedicata agli squali, quando, durante un safari, il ranger di un “piccolo Kruger” si emozionò tanto da saltare sulla jeep perché eravamo riusciti a trovare un maschio enorme intento a “demolire” un albero per mangiare. Ormai, anche per l'elefante, se si eccettuano zone delimitate per turisti, il destino sembra non riservare buone sorprese. Le zanne che gli servono per nutrirsi e combattere continuano ad essere desiderate da mercanti senza scrupoli che usano manovalanza locale per l'uccisione degli esemplari come accade per i gorilla, i rinoceronti, gli squali ecc.

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Ogni tanto, di questi, come di altri casi disperati che avvengono nei confronti di animali e del nostro ecosistema, si occupano anche i nostri TG nazionali ed è triste osservare che le notizie vengano trattate quasi come “note di colore” o “macchie” da utilizzare in tempi di vacche magre dal punto di vista politico o sportivo quasi come se si parlasse di episodi e stragi che avvengono in un altro mondo, su un altro pianeta.

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Nella fredda Siberia, se ne è occupato anche National Geographic ultimamente, la caccia all'avorio è tutta particolare. In questo caso, infatti, si cercano zanne di Mammut! Sembra che ce ne siano milioni. Tanti i cercatori in cerca di guadagno e, almeno in questo caso, non c'è nemmeno il bisogno di uccidere l'animale, visto che l'uomo lo aveva già sterminato, aiutato dai cambiamenti climatici, più di diecimila anni fa.

La storia si ripete, dicono alcuni. Già, ma come? In che senso? E di che storia parliamo? Napoleone o le guerre puniche? La Natura ha i suoi tempi che non somigliano neppure lontanamente ad un click di un computer di prima generazione alimentato a carbone. E' ora di pensare e, soprattutto, di ripensare alla nostra Terra, ferita, deturpata, violentata e venduta che va ben al di là di un twitter o di un “mi piace” buttato lì come polvere sotto un tappeto perché quel tappeto è il nostro pianeta, l'unico, non ce ne sono altri. La politica delle banche, della vivisezione, dell'Europa che gioca a Monopoli e a Risiko, che vota “e poi chi controlla?” non serve a nessuno.
Aprissero un attimo la finestra per guardare fuori e respirare. Forse lo hanno dimenticato.

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