La carenza di manodopera qualificata nel settore del commercio, della ristorazione e dell’accoglienza rischia di diventare un freno per l’economia italiana nel 2025. Secondo una nota di Confcommercio, il prossimo anno il comparto non riuscirà a trovare 258 mila lavoratori, con un aumento del 4% rispetto al 2024.
A Roma e nel Lazio, dove il settore terziario rappresenta oltre il 75% dell’economia regionale, il problema rischia di assumere proporzioni ancora più preoccupanti. Negozi, ristoranti, alberghi e attività legate al turismo faticano sempre di più a trovare personale qualificato, con ripercussioni dirette sulla produttività e sulla capacità delle imprese di rimanere competitive.
Quali sono le figure professionali più difficili da trovare?
Il problema riguarda tutte le professioni chiave del terziario, con punte particolarmente critiche nei seguenti settori:
Commercio
- Commessi specializzati nel settore moda e abbigliamento
- Addetti qualificati nel dettaglio alimentare (macellai, gastronomi, addetti al pesce)
Ristorazione
- Camerieri di sala
- Barman
- Cuochi e pizzaioli
- Gelatai
Strutture ricettive
- Cuochi
- Camerieri
- Addetti alla pulizia e al riassetto delle camere
Il rischio è che, senza un numero adeguato di lavoratori, molte attività siano costrette a ridurre i servizi offerti, con un impatto diretto sul turismo e sulla capacità di Roma di mantenere il suo ruolo di capitale dell’accoglienza.
Le cause della carenza di personale: un mix di fattori strutturali e sociali
La difficoltà a reperire lavoratori nel terziario non è un problema nuovo, ma negli ultimi anni si è aggravata a causa di una serie di fattori combinati.
Calo demografico: la fascia d’età 15-39 anni, quella più coinvolta in questi settori, è diminuita di 4,8 milioni di unità dal 1982 a oggi. Meno giovani significa meno lavoratori disponibili.
Mancanza di competenze adeguate: le imprese segnalano una scarsa preparazione tra chi si candida per determinati ruoli. La formazione scolastica e professionale non è allineata con le esigenze del mercato del lavoro.
Cambio delle preferenze lavorative: molti giovani, dopo la pandemia, non vogliono più fare lavori con orari pesanti e stipendi bassi. Settori come la ristorazione e l’accoglienza soffrono la concorrenza di impieghi più flessibili e meglio pagati.
Bassa disponibilità alla mobilità territoriale: molte aziende cercano personale fuori regione, ma spostarsi per lavorare è sempre meno conveniente per chi non trova alloggi a prezzi accessibili.
Il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, ha sottolineato che senza un intervento immediato, la crescita del terziario rischia di fermarsi. Un lusso che il Paese non può permettersi, considerando che commercio, turismo e ristorazione valgono oltre il 40% del PIL nazionale.
Come risolvere il problema? Le proposte di Confcommercio
Per evitare il blocco del settore, Confcommercio propone una serie di interventi urgenti per favorire l’incontro tra domanda e offerta di lavoro e incentivare la formazione di nuovi lavoratori qualificati.
Rafforzare le politiche attive per il lavoro
Il mercato del lavoro va sostenuto con interventi strutturali, che aumentino le competenze dei lavoratori e migliorino le prospettive occupazionali.
Investire sulla formazione professionale
Le imprese devono essere aiutate a formare il personale, con incentivi e percorsi mirati per migliorare le competenze tecniche e trasversali dei lavoratori.
Rafforzare il legame tra istruzione e mondo del lavoro
Serve un maggiore collegamento tra scuole, università e imprese, attraverso:
- Stage e tirocini mirati
- Percorsi di apprendistato che combinino formazione e occupazione
- Orientamento per i giovani per far conoscere le reali opportunità lavorative nei settori del commercio e della ristorazione
Coinvolgere i lavoratori stranieri
Gli immigrati possono essere una risorsa fondamentale, ma devono essere formati in modo adeguato. Semplificare i permessi di lavoro e incentivare l’integrazione può aiutare a colmare i vuoti nel mercato del lavoro.
Migliorare i contratti di lavoro nel terziario
L’ultimo rinnovo del CCNL Terziario, che coinvolge 2,5 milioni di lavoratori, ha già portato a una revisione delle classificazioni professionali per adattarle alle esigenze del mercato. Ma servono ulteriori miglioramenti, soprattutto sul fronte della retribuzione e della stabilità occupazionale, per rendere questi lavori più attrattivi.
Un problema che riguarda anche Roma e il Lazio
Nella Capitale e nel Lazio la situazione è ancora più critica. Il settore turistico e commerciale è il cuore pulsante dell’economia locale, con migliaia di attività che dipendono dalla presenza di lavoratori qualificati.
A Roma si concentra oltre il 20% dell’intero settore della ristorazione nazionale, e i ristoratori segnalano da tempo gravi difficoltà a trovare personale.
Nel commercio, le grandi catene e i negozi storici faticano a trovare commessi e addetti alla vendita, con ripercussioni sui servizi ai clienti e sugli orari di apertura.
Nel settore alberghiero, la carenza di personale sta già portando molte strutture a ridurre i servizi o a ricorrere a personale improvvisato, con un calo della qualità dell’accoglienza.
Se il problema non verrà affrontato in tempo, il rischio è quello di un rallentamento del turismo e dell’economia locale, proprio in un momento in cui Roma si sta preparando al Giubileo del 2025, un evento che porterà milioni di visitatori e richiederà migliaia di lavoratori nei settori dell’accoglienza e dei servizi.