Il Lazio chiude il 2025 con un risultato che va ben oltre il dato statistico e assume un peso politico, industriale e sociale preciso: le esportazioni regionali crescono del 9,6 per cento, collocando la regione nel gruppo delle cinque realtà più dinamiche del Paese.
In un anno segnato da un contesto internazionale difficile, il dato acquista un valore ulteriore perché si inserisce in un quadro nazionale nel quale l’export italiano aumenta del 3,3 per cento e nel quale è soprattutto il Centro Italia a sostenere la performance complessiva, con un progresso del 13,2 per cento. Il Lazio, in questo scenario, non è soltanto presente: è uno dei motori più riconoscibili.
Export Lazio in crescita, il peso del dato Istat
La rilevazione diffusa dall’Istat sull’ultimo trimestre del 2025 conferma un elemento che merita attenzione: mentre nel quarto trimestre si registra una flessione congiunturale dell’export in quasi tutte le ripartizioni territoriali, il Centro è l’unica area in crescita, con un +0,7 per cento.
Su base annua, poi, il Lazio si piazza accanto a Toscana, Friuli-Venezia Giulia, Calabria e Liguria nel gruppo delle regioni più performanti per vendite all’estero. È un posizionamento che racconta la capacità del sistema produttivo laziale di reggere le turbolenze dei mercati e di trovare sbocchi commerciali anche in una fase meno lineare del commercio globale.
Stati Uniti, farmaceutica e manifattura avanzata: i motori della spinta
Il dato forse più eloquente riguarda gli Stati Uniti: nell’intero 2025 le vendite del Lazio verso il mercato americano crescono del 54,2 per cento, uno degli apporti positivi più rilevanti all’export nazionale. A trainare è soprattutto il comparto degli articoli farmaceutici, chimico-medicinali e botanici, che insieme a Toscana, Lombardia, Abruzzo e Campania contribuisce per 2,6 punti percentuali alla crescita complessiva dell’export italiano.
In questa geografia industriale spicca Frosinone e la sua provincia, indicate anche dalla vicepresidente della Regione Roberta Angelilli come area particolarmente forte proprio nel farmaceutico. Non si tratta di un dettaglio marginale: vuol dire che una parte decisiva del dinamismo laziale nasce da filiere ad alta intensità tecnologica, con occupazione qualificata, investimenti in ricerca e una forte connessione con i mercati internazionali.
La linea della Regione: competitività, PMI e internazionalizzazione
Sul piano istituzionale, la Regione Lazio rivendica una strategia che punta a consolidare questo trend. Angelilli ha sottolineato che l’amministrazione intende sostenere competitività delle imprese e internazionalizzazione delle PMI, favorendo accesso ai mercati esteri, commercio digitale e partecipazione ai grandi eventi internazionali. In questa direzione, ha ricordato, sono stati raddoppiati i voucher per l’internazionalizzazione, portati a 10 milioni di euro.
È una scelta che segnala una visione precisa: non affidarsi soltanto ai grandi gruppi già strutturati, ma provare ad accompagnare anche il tessuto delle piccole e medie imprese verso una presenza più stabile sui mercati stranieri.
Il Piano 2026 e la posta in gioco per il Lazio produttivo
Il prossimo passaggio sarà il 27 marzo, data in cui la Regione presenterà il Piano Internazionalizzazione 2026. Il programma prevede partecipazione a fiere estere, missioni di sistema, strumenti di finanziamento e azioni per attrarre investimenti, con una focalizzazione sui settori Aerospazio, Biotech & Pharma, Cleantech e Digitale. Il piano, definito in collaborazione con il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, punta anche su sinergie con ICE, SACE, SIMEST e CDP.
La questione, però, non riguarda soltanto la promozione del prodotto laziale all’estero. Riguarda la qualità della crescita regionale, la capacità di creare lavoro stabile e qualificato, il rafforzamento delle filiere territoriali e il posizionamento del Lazio in un’economia nella quale innovazione, competenze e presidio dei mercati esteri pesano sempre di più.
Un dato economico che diventa anche messaggio politico
Per il Lazio il +9,6 per cento dell’export non è soltanto un buon numero. È un indicatore che entra nel confronto pubblico sulle politiche industriali, sulla funzione dei territori e sul rapporto tra istituzioni e impresa. Il risultato certifica la presenza di un tessuto produttivo capace di incidere sul profilo economico del Paese, ma apre anche una domanda: come trasformare questa accelerazione in sviluppo diffuso, investimenti di lungo periodo e maggiore equilibrio interno?
Il farmaceutico e l’alta tecnologia possono fare da apripista, ma il nodo resta quello di allargare i benefici a più aree, più filiere e più segmenti del lavoro. Il merito del dato Istat è proprio questo: restituisce al Lazio un’immagine di regione dinamica e, allo stesso tempo, mette davanti alla politica la responsabilità di non disperdere una fase favorevole.
