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29 Ottobre 2020

Pubblicato il

Fact checking: Meno tasse e “cchiu pilu” per tutti! / 1

di Carlo Raspollini

La politica è l’arte del promettere senza mantenere, ma dai e dai i nodi vengono al pettine e gli elettori si stancano delle false promesse

In un film di Sergio Corbucci, del 1963, “Gli onorevoli”, Totò interpreta il personaggio Antonio La Trippa, che si presenta alle elezioni e durante il comizio di apertura arringa la folla plaudente. Ma Antonio, che è una persona per bene, è solo un cittadino prestato alla politica. Come avrebbero dovuto essere, nelle intenzioni di partenza, i deputati del movimento di Beppe Grillo.

Antonio La Trippa è uno che non ama i compromessi e siccome i candidati del suo partito, con lui sul palco, intendono invece sfruttare il suo passato da bersagliere e la sua onestà, per vincere le elezioni, lui che fa? Spiattella tutta la verità: “Se io vi dicessi che dopo che mi avrete votato io mi batterei per Roccasecca, il nostro beneamato paese, che costruirò strade, scuole, acquedotti, case, case… voi mi credereste?” La folla acclamante “si, si, siiii”… “E se io vi dicessi che questi signori sono persone onorevoli, degne di fregiarsi di questo appellativo parlamentare e che useranno i vostri voti per il bene del paese, voi mi credereste?” e di nuovo la folla “Si, si, siiii”… e Totò/La Trippa conclude: ” E allora sapete cosa vi dico? Che siete degli ingenui, dei fessacchiotti, dei deficienti, degli incoscienti! Perché io, una volta eletto, per Roccasecca non potrò fare un cacchio! E dico cacchio! Perché questi signori, appena saranno eletti, poseranno i loro sporchi deretani sugli scanni della Camera… e penseranno soltanto ai loro sporchi affari…vi faranno fessi, perché sono papponi, pa-ppo-ni!

Al di là della retorica qualunquista, nello stile da commedia di Sergio Corbucci, questa scena nasconde una cruda realtà, che la politica è l’arte del promettere e del non mantenere mai. La stessa logica che è alla base del film di Antonio Albanese, con il personaggio di Cetto Laqualunque, appunto, che promette di tutto, in grandi quantità, finendo con la fatidica frase illusoria “Cchiu pilu per tutti!” con evidenti riferimenti a una delle passioni degli Italiani, ben rappresentata dalla gesta di un ex Presidente del Consiglio, amante di festini notturni con signorine compiacenti.

Matteo Renzi e Silvio Berlusconi presi di mira sui social

Un memorabile video postato tempo fa mostrava Matteo Renzi intervallato dalle promesse di Cetto Laqualunque e sembrava che i due personaggi interpretassero lo stesso film, o la stessa idea della politica, ma il primo era reale e le sue promesse facevano comunque sorridere, messe accanto a quelle di Cetto, in quanto ugualmente illusorie. Lo stesso Silvio Berlusconi è stato sbeffeggiato per le promesse di un milione di posti di lavoro, ponti sullo stretto, strade, riduzione delle tasse, tutte cose firmate nel contratto famoso di “Porta a porta” ma che non hanno mai visto la luce. Da Bruno Vespa sono poi approdati Matteo Salvini e Gigi Di Maio con la flat tax, la cancellazione delle accise dal prezzo della benzina, l’abolizione della Fornero e del Job’s act, e il reddito di cittadinanza che certamente avranno contribuito alla vittoria elettorale dei loro partiti ma dei quali ancora non s’è visto traccia nelle leggi dello Stato Italiano e non si sa se mai ne vedremo, almeno per come vennero proposte. 

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Il fatto è che dall’opposizione è facile promettere e affermare quello che agli Italiani farebbe piacere, diverso è attuarlo quando sei al Governo e devi fare i conti con le esigenze di spesa di un Paese con mille problemi, prima fa tutti la forte disoccupazione, le carenze delle infrastrutture e l’imponente debito pubblico, che pesa sulle casse dello Stato, per il pagamento degli interessi a chi ci ha finanziato e per via degli obblighi sottoscritti con gli altri paesi europei, per la gestione della moneta unica.

Raccontare agli Italiani la verità non è mai servito a nulla. Non solo non l’avrebbero capita, ma non avrebbero nemmeno voluto ascoltarla la verità, tanto era brutta e spiacevole da sentire. Così essere razionali e sinceri non paga elettoralmente. Per vincere bisogna spararle grosse, ma poi viene il momento del governo e lì si verifica la disillusione, si tocca con mano la realtà.

Già Piero Ostellino, sulle pagine de “Il Giornale” (10 maggio 2015) stigmatizzò l’esperienza della destra e della sinistra al Governo: Promettere, e poi non tenere fede alle promesse fatte, indipendentemente dalle ragioni, di sistema, o personali che siano, della loro mancata realizzazione, è esiziale per i nostri uomini di governo. Lo ha sperimentato Silvio Berlusconi, lo sta sperimentando Matteo Renzi. Il quale aveva impostato tutta la sua politica sulla critica del passato e sulle promesse della sua rottamazione e di cambiamento, come aveva fatto Berlusconi nel 1994. Promettendo, promettendo, promettendo, Renzi si è rivelato un clone del Cavaliere. Promettere fa guadagnare credibilità e consenso nel breve termine, perché gli elettori non hanno il tempo di verificare l'eventuale mancata attuazione; lo fa perdere nel lungo termine, se non si fa ciò che si è promesso, perché gli elettori possono verificare sul campo che le promesse non si sono concretate. Si può ingannare qualcuno, temporaneamente; non si possono ingannare tutti, sempre.”

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Non si possono ingannare tutti sempre

Da un lato è venuta a mancare la così detta rivoluzione liberale, che doveva basarsi su una ripresa economica per le imprese, dovuta a uno snellimento della burocrazia e ad una riduzione della pressione fiscale. Non c’è stato niente di tutto questo. Da parte della sinistra è fallita la promessa di cambiamento (o rottamazione) che via via s’è tramutata in una sostituzione di nomi ma non di pratiche e di scandali.  Sono aumentati gli occupati, vero, ma per contratti a termine, non a tempo indeterminato. In compenso con il job’s act la sinistra ha ottenuto quello che la destra non era riuscita a fare, il superamento dell’art. 18 che i Cinque Stelle avevano promesso di reinserire e non l’hanno nemmeno mai proposto in sede di Governo. La riforma della scuola ha solo fatto scoppiare la rivolta degli insegnanti ma il colpo più duro è venuto dagli scandali delle Banche (Etruria, Marche, Popolare Vicenza, MPS) e dal danno subito da molti piccoli investitori, rovinati per scelte sbagliate dei funzionari delle banche stesse. Il Governo di sinistra ha salvato le banche ma non ha fatto niente per la disoccupazione, soprattutto quella giovanile, cresciuta a limiti insopportabili per le famiglie. In Italia si spende molto per la scuola e per la formazione di studenti che poi non trovano occupazione e sono costretti ad emigrare, andando a produrre ricchezza in altri paesi, che si avvantaggiano dei nostri sacrifici. Quanto può durare?

Non si possono ingannare tutti, sempre. Verissimo. Deve essersene reso conto anche Gigi Di Maio. In campagna elettorale aveva fatto molte promesse che gli avversari, la stampa e anche gli esperti europei giudicavano irrealizzabili. Oggi si sono rimangiati molte di quelle promesse. Il Reddito di Cittadinanza è dimagrito di 2 miliardi (da 9 a 7 e due erano già stanziati da Paolo Gentiloni) e ridimensionato nella riforma dei Centri per l’Impiego, strutture inutili, fatiscenti, che non potranno funzionare in meno di uno o due anni. Nel frattempo il Governo proroga il Rei, Reddito di inclusione, del Governo Gentiloni. Lo fa quasi di nascosto, con tre righe nascoste in un emendamento del “milleproroghe” firmato l’11 dicembre. Così facendo il Governo ammette che il reddito di Cittadinanza è tutt’altro che dietro l’angolo, il provvedimento del PD non solo non viene cancellato ma prorogato. La loro proposta alla fine non sarà che un Rei un poco più alto e caricato sulla stessa tessera, erede della social card dell’ex ministro Tremonti. Non sarà obbligatorio accettare una delle tre proposte di lavoro di cui tanto si parla. Quali proposte? Chi le dovrebbe fare non ha nemmeno i computer collegati in rete con gli altri centri regionali. Anche questi Centri per l’Impiego ce la faranno ad essere riorganizzati in tempo? Dubitare è lecito. Resta solo il provvedimento del PD, per fortuna, per non fare una figura ancora peggiore.

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L’alleanza giallo-verde li ha colti impreparati

I programmi non coerenti con gli impegni finanziari stabiliti dall’Italia con l’Unione Europea, hanno vinto, creando un gap e un isolamento tra Italia e il resto dell’Unione. Addirittura i paesi ritenuti alleati di Matteo Salvini, per via delle politiche sovraniste in Austria, Repubblica Ceca, Polonia e Ungheria, hanno criticato la manovra italiana che espone l’euro a possibili ripercussioni negative e non intendono agevolare l’Italia, per il rischio di dover pagare loro, il conto delle nostre spese. L'Europa e il debito pubblico sono stati i grandi assenti della discussione politica italiana ora invece sono il tema fondamentale. L’aumento dello spread, per via degli investitori che hanno perso fiducia nella nostra economia, va a colpire le banche italiane e quindi i risparmiatori. La nostra economia potrebbe risentirne e i vantaggi auspicati dalle manovre di crescita potrebbero rivelarsi inutili.  Sono stati bruciati miliardi che poi hanno decretato un “tardivo ravvedimento” del Governo e una contrattazione con l’Europa per evitare le procedure d’infrazione, che potrebbero far arrivare una multa di oltre 30 miliardi di euro.  Non arretreremo di un millimetro, l’Italia ha rialzato la testa, noi facciamo gli interessi degli Italiani! Frasi che ultimamente abbiamo sentito ripetere spesso, sono sparite dalla scena e dagli articoli dei giornali, di fronte alle mediazioni del povero premier Giovanni Conte e del suo Ministro dell’Economia Giovanni Tria, abilmente imitato da Maurizio Crozza negli sketch di “Fratelli di Crozza” sulla Rete 9, quando il ministro viene trascinato via per sottrarlo alle domande dei giornalisti, che non erano riusciti a farsi rispondere dai proconsoli Salvini e Di Maio.

Prima delle elezioni e del contratto di Governo Gigi Di Maio a “Porta a Porta” (19 gennaio 2017) sosteneva che “io sono di Napoli. Faccio parte di quella parte d’Italia cui la Lega diceva ‘Vesuvio lavali col fuoco’. Non ho nessuna intenzione di far parte di un Movimento che si allea con la Lega Nord” Di queste accuse di Di Maio alla Lega e delle frasi di Salvini contro i meridionali c’è un volume intero di citazioni registrate in varie interviste, comizi, annunci, dichiarazioni che ciascuno può facilmente trovare su Google, Twitter e su Facebook. Poi tutto è finito col Contratto di Governo e le dichiarazioni d’amore, siglate dal disegno apparso a Roma sulla parete con il famoso bacio tra i due leader. Ma la politica ci ha abituati a questi dietrofront. Solo che nelle nostre umili vite non sono ben tollerate e se uno ci chiama “peste e bubboni” non tendiamo a farci degli accordi, tutto qui. La politica è diversa ma la gente ragiona con la propria testa e i propri sentimenti e queste cose, alla lunga pesano.

Domani la seconda puntata.

 

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