Nel pomeriggio del 19 giugno 2025, nella zona collinare della Selva di Fasano (Brindisi), una bambina di quasi due anni è stata ferita alla testa da un cane di razza pit bull di proprietà del nonno. L’animale si trovava in giardino, la piccola era con la madre e altri familiari. Per ragioni che gli inquirenti stanno ancora ricostruendo, il cane l’ha azzannata più volte prima che la donna potesse intervenire. Nel tentativo di strapparla alla presa dell’animale la madre ha riportato lesioni a un braccio.
Dinamica dei fatti
Secondo la prima ricostruzione dei Carabinieri della stazione di Fasano, il pit bull era regolarmente registrato all’Anagrafe canina regionale. L’area esterna dell’abitazione non presentava segni di danneggiamenti o vie di fuga: l’aggressione si sarebbe consumata nello spazio consentito al cane, in presenza di adulti. Gli investigatori stanno valutando se il muso dell’animale fosse o meno dotato di museruola nel momento dell’attacco. Il cane è stato posto sotto sequestro sanitario e trasferito in un canile autorizzato, dove sarà sottoposto a osservazione per dieci giorni.
Condizioni cliniche e indagini
La bambina è stata soccorsa in codice rosso all’ospedale “Perrino” di Brindisi e poi trasferita alla Neurochirurgia pediatrica del “Giovanni XXIII” di Bari. La prognosi rimane riservata, ma i medici definiscono le ferite “gravissime” per la profondità dei laceranti sul cuoio capelluto. Anche la madre, medicata in serata, è stata dimessa con una prognosi di venti giorni. La Procura di Brindisi ha aperto un fascicolo per lesioni colpose; la posizione del proprietario dell’animale è al vaglio.
Reazioni
Il sindaco di Fasano, Francesco Zaccaria, ha espresso “vicinanza alla famiglia” e chiesto ai cittadini di “affidarsi sempre a professionisti per l’educazione degli animali”. L’amministrazione valuterà campagne informative mirate, mentre l’ASL di Brindisi ha attivato un monitoraggio straordinario sugli obblighi vaccinali e sullo stato comportamentale dei cani già segnalati come morsicatori.
EARTH ODV: “Formazione obbligatoria per i proprietari”
L’associazione animalista EARTH ODV, per voce della presidente Valentina Coppola, torna a chiedere l’introduzione di un patentino obbligatorio per chiunque detenga un cane, a prescindere dalla razza. “Non esistono cani pericolosi in senso assoluto, ma contesti gestiti senza adeguate competenze”, afferma Coppola, ribadendo che la prevenzione passa da percorsi formativi standardizzati e certificati dallo Stato.
Legislazione vigente e proposte in Parlamento
Dal 2009 l’Italia non adotta più una lista di razze considerate “a rischio”, puntando sulla responsabilità personale dei proprietari. L’ordinanza ministeriale 6 agosto 2013 (prorogata l’ultima volta ad agosto 2024) stabilisce che il detentore del cane risponde civilmente e penalmente dei danni causati dall’animale e promuove corsi “su base volontaria” per i cittadini. Molti esperti giudicano però insufficiente l’approccio volontaristico, alla luce di episodi domestici ricorrenti.
Tra le proposte in Parlamento:
- Patentino obbligatorio – formazione teorico-pratica di dieci ore, test finale e rinnovo quinquennale.
- Registro nazionale dei cani responsabili di morsicatura – già previsto ma non ancora operativo su scala uniforme.
- Linee guida per i comuni – incentivi alle adozioni consapevoli, controlli frequenti sugli animali segnalati e collaborazione con medici veterinari comportamentalisti.
Oltre il singolo caso
Dati omogenei sulle morsicature non sono disponibili a livello nazionale, ma secondo il Ministero della Salute gli incidenti “restano frequenti” e avvengono per lo più in ambito domestico, dove l’animale ha un forte legame con le vittime. Esperti come l’etologa Simona Valzer ricordano che il 70 % delle aggressioni da parte di cani avviene su minori di quattordici anni, con lesioni concentrate su viso e collo per la ridotta altezza della vittima.
L’episodio di Fasano rientra in una casistica che interroga sanità pubblica, enti locali e mondo dell’associazionismo. La richiesta di un patentino obbligatorio ha forza trasversale: punta a formare i proprietari prima dell’adozione, creare un archivio di competenze certificate e ridurre il ricorso a soluzioni drastiche (sequestri, abbattimenti) quando il danno è già avvenuto. Il dibattito ora passa al Parlamento: l’obiettivo dichiarato è far convergere in un testo unico le norme sull’incolumità pubblica, sul benessere animale e sulla responsabilità civile, garantendo più sicurezza senza demonizzare alcuna razza.