Fast Confsal: trasporti in ritardo, il nodo PNRR e il lavoro che manca

Fast Confsal accende i riflettori su PNRR, carenza di personale, TPL e grandi opere: ecco cosa chiede il sindacato per il sistema trasporti
Di Manlio Milana
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Il convegno Fast Confsal del 12 marzo ha rimesso al centro una questione che riguarda sviluppo, sicurezza e diritti: il sistema dei trasporti italiano non può permettersi rallentamenti proprio mentre il Paese prova a spendere le risorse del PNRR e a recuperare competitività. Dagli interventi dei relatori emerge una linea precisa: servono più rapidità nei cantieri, più regia nazionale e un intervento serio sul lavoro, perché senza autisti, macchinisti, manutentori e tecnici qualificati anche le opere più attese rischiano di restare numeri su carta.

Il quadro dei trasporti italiani secondo Fast Confsal

Ad aprire il confronto sono stati Giovanni Luciano, Vincenzo Multari, Nicola Apostolico e Stefano Franucci, in un passaggio che ha dato il tono all’intera giornata: non basta parlare di crescita, bisogna capire se la rete materiale e quella del lavoro siano davvero all’altezza del compito. Il documento “Italia velocemente connessa” descrive un contesto internazionale segnato da instabilità geopolitica, dazi, rallentamento del commercio e nuove tensioni sui mercati, tutti elementi che finiscono per riflettersi anche sul comparto nazionale dei trasporti e della logistica. Fast-Confsal punta da anni su pianificazione, programmazione e contrattualistica del lavoro, con l’idea di non fermarsi all’emergenza ma di guardare oltre il 2026.

Il cuore politico del ragionamento è semplice: l’Italia non può reggere la competizione europea con una rete incompleta, procedure lente e una domanda crescente di mobilità che non trova sempre servizi adeguati. Negli interventi si è insistito sul completamento dei corridoi infrastrutturali, sullo sblocco delle opere incagliate, sul riequilibrio territoriale e sulla necessità di garantire collegamenti efficaci anche alle aree meno accessibili del Paese. È una lettura che tiene insieme grandi direttrici e servizi quotidiani, alta velocità e trasporto pubblico locale, porti e logistica, aeroporti e connessioni ferroviarie.

PNRR, cantieri e fondi: il ritardo che pesa

Uno dei passaggi più rilevanti riguarda l’avanzamento finanziario degli investimenti PNRR nel comparto trasporti e logistica. Secondo i dati ufficiali, a maggio 2025 la spesa dichiarata si fermava al 34,3% del budget totale, pari a 11,7 miliardi su 34,2. Il dato viene letto come insufficiente, soprattutto perché il progresso rispetto alla precedente rilevazione risulta limitato. A pesare sarebbero in particolare alcuni dossier già noti: gli interventi ferroviari dell’AV Salerno-Reggio Calabria, la tratta Taranto-Metaponto-Potenza-Battipaglia, i programmi di cold ironing nei porti e vari investimenti nelle ZES.

È qui che il convegno assume un valore che va oltre la semplice denuncia sindacale. La presenza di figure come Pietro Ciucci per Stretto di Messina, Pasqualino Monti per Enav, Dario Lo Bosco per FS Engineering e Nicola Biscotti per Anav ha dato alla tavola rotonda una dimensione di sistema. Il messaggio che arriva è che la regia pubblica, la capacità industriale e la tenuta del lavoro devono procedere nello stesso senso. Se una parte dei fondi rallenta, se le autorizzazioni si allungano o se mancano le competenze per gestire la fase esecutiva, il rischio non è solo economico: diventa anche sociale e territoriale, perché si allargano le distanze tra aree forti e aree deboli.

Lavoro, sicurezza e personale: il punto più delicato

Fast Confsal mette in fila numeri che raccontano un’emergenza meno visibile dei ritardi nei cantieri, ma altrettanto seria. Il sindacato denuncia una carenza di circa 22 mila autisti nel trasporto merci su strada, 10 mila conducenti di autobus e 3 mila macchinisti ferroviari. Nello stesso tempo si segnala la necessità di aggiornare il personale sulle tecnologie digitali e sull’intelligenza artificiale, mentre il settore delle costruzioni soffre la difficoltà nel reperire operai specializzati e progettisti tecnici.

Non è tutto. Si sottolinea che nel 2025 l’occupazione di comparto è stimata in crescita del 2,1%, ma persistono salari reali sotto i livelli del 2008, turnazioni pesanti, bassa produttività, ricambio generazionale lento e una difficoltà crescente nel trovare personale qualificato, lamentata mediamente dal 68% delle imprese. A questo si aggiunge un forte divario di genere: solo il 15% della forza lavoro complessiva è donna e appena il 6% ricopre ruoli operativi. Sono dati che spostano il dibattito dalla sola infrastruttura fisica alla tenuta del modello occupazionale.

La presenza di Rosalba La Fauci e la chiusura del segretario generale Fast Confsal Pietro Serbassi si leggono anche in questa chiave: il sindacato vuole ribadire che senza un riequilibrio vero delle condizioni di lavoro, senza formazione e senza un accesso più ampio alle professioni del settore, l’intero impianto dei trasporti resterà esposto. Non basta assumere. Serve rendere attrattive professioni che oggi molti giovani evitano.

TPL, servizi regionali e cittadini: cosa cambia davvero

Il convegno ha dedicato attenzione anche al trasporto pubblico locale, che per i cittadini è il banco di prova più immediato. Fast-Confsal chiede più frequenza per treni, metro, tram e autobus, più mezzi, più rinnovo del materiale rotabile e una revisione del sistema di incentivi. Viene ricordato che nel TPL urbano bus, tram e metro hanno recuperato i livelli del 2019, ma il ferroviario regionale resta ancora sotto, con domanda e offerta non del tutto riallineate ai volumi pre-pandemia.

Il nodo politico è evidente: il Paese discute di grandi opere, ma il giudizio dei cittadini si forma anche sulle corse saltate, sui convogli affollati, sulle linee lente e sui collegamenti irregolari. Per questo Fast-Confsal propone un riordino della governance della mobilità locale, il superamento della spesa storica nel riparto dei fondi e una definizione più chiara dei livelli essenziali di mobilità. Il segnale è netto: non si può continuare a distinguere le infrastrutture strategiche dalla vita quotidiana di pendolari, studenti e lavoratori.

Le richieste al Governo e alle grandi aziende del settore

Emerge una lista di priorità che punta a incidere su norme e investimenti: velocizzare la spesa PNRR e PNC, completare corridoi e nodi strategici, rilanciare la pianificazione nazionale con il Piano generale dei trasporti e della logistica, rafforzare il controllo sui subappalti, sostenere la digitalizzazione della catena logistica, aumentare il bonus patente per autisti e prevedere misure analoghe per i macchinisti.

Il punto è che il convegno del 12 marzo ha provato a indicare una linea di marcia. E la domanda che resta sul tavolo è politica prima ancora che tecnica: il sistema Italia vuole davvero mettere i trasporti al centro come leva di crescita, coesione territoriale e qualità del lavoro, oppure continuerà a inseguire le emergenze una alla volta? Adesso tocca alle istituzioni, ai gestori, alle imprese e alla rappresentanza trasformarla in scelte concrete.

 
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Cronaca

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