Una data e un luogo che diventano spazio di riflessione collettiva: Roma, 14 maggio 2025 – ore 9.00 – 18.30, presso l’Aula Magna “Adalberto Libera” del Dipartimento di Architettura dell’Università Roma Tre – un ex Mattatoio che oggi ospita pensiero critico e futuro professionale – è il cuore della Quindicesima Giornata Nazionale per la Sicurezza nei Cantieri. Promossa da Federarchitetti Roma, l’iniziativa è molto più di un evento. È una chiamata. Una domanda scomoda, diretta, urgente: cosa possiamo fare in più per fermare le morti sul lavoro?
La domanda non è retorica e nemmeno simbolica. È reale, tragicamente quotidiana. Nel 2024 sono state 1.090 le vittime sul lavoro, 84 solo nel Lazio, e il settore delle costruzioni resta uno degli scenari più drammatici. Parlare di sicurezza nei cantieri non è una forma di virtù, ma una necessità che tocca vite, famiglie, comunità.
La cultura della prevenzione: ancora un’idea da costruire
Negli interventi previsti durante la Giornata – affidati a una pluralità di voci: architetti, ingegneri, sindacalisti, politici, studenti e tecnici – il concetto di sicurezza viene smontato e ricostruito. Non più (o non solo) come adempimento normativo, ma come pratica culturale condivisa, capace di orientare decisioni, comportamenti e priorità.
La questione è che le regole già esistono, ma non bastano. I dispositivi di protezione individuale, le certificazioni, le figure responsabili – tutto questo c’è, eppure si continua a morire. Perché? Perché la prevenzione non si improvvisa, non si risolve con un cartello o una firma su un verbale. Richiede tempo, formazione, investimenti, ascolto. E soprattutto, richiede una cultura della responsabilità collettiva, che parte dal basso ma ha bisogno dell’alto per poter funzionare.
Parlare di numeri è necessario, ma non basta
Durante la giornata si parlerà anche di numeri, certo. Ma senza cadere nella freddezza statistica. Dietro ogni cifra c’è un nome, una storia. E anche in questo, l’iniziativa promossa da Federarchitetti Roma prova a fare qualcosa di diverso: umanizzare il problema, senza spettacolarizzarlo. Con testimonianze dirette, analisi puntuali e proposte operative.
Non è la prima volta che accade: la Giornata per la Sicurezza nei Cantieri è giunta alla sua quindicesima edizione e dal 2010 ha ricevuto ben 14 medaglie di rappresentanza del Presidente della Repubblica. Un riconoscimento istituzionale che evidenzia quanto sia cruciale tenere alta l’attenzione su un tema spesso relegato in fondo all’agenda politica e mediatica.
Un impegno che riguarda tutti, nessuno escluso
C’è un passaggio ricorrente, quasi un mantra, nei discorsi di chi lavora nei cantieri: “la sicurezza è responsabilità di tutti”. Facile a dirsi, più complesso da applicare. Ma la verità è che nessun ruolo, nessuna figura è neutrale: dal progettista al committente, dal responsabile dei lavori al giovane praticante che visita il cantiere per la prima volta, ognuno ha un margine d’azione, piccolo o grande, per evitare che accada l’irreparabile.
Ed è anche qui che l’università, e in particolare Roma Tre, diventa nodo centrale. Perché formare i professionisti di domani significa anche educarli a una visione etica del lavoro, non solo a una competenza tecnica. E ciò che accade in queste aule può – e deve – arrivare fino al ponteggio più remoto, alla trincea più trascurata.
Il silenzio dopo una caduta è il suono che vogliamo evitare
La sicurezza non è un argomento di moda. Non fa tendenza, non alimenta polemiche sui social, non si presta a narrazioni eroiche. Eppure, è forse una delle più profonde questioni civili del nostro tempo. Non solo perché riguarda chi lavora, ma perché riguarda tutti. Ogni volta che ignoriamo una segnalazione, che facciamo finta di non vedere, che diamo per scontato che “tanto succede sempre così”, ci rendiamo parte del problema.
La 15ª Giornata Nazionale per la Sicurezza nei Cantieri non promette miracoli, ma offre qualcosa di forse più utile: spazio per fermarsi e ripensare. Per guardare in faccia una realtà dura senza girarsi dall’altra parte. E per ricordare che ogni impalcatura, ogni scavo, ogni muro che sale ha bisogno prima di tutto di una base solida. Quella base si chiama rispetto per la vita. E la si costruisce insieme.