“Fiano, la lezione del passato e la via del futuro”: Giuliano Ferilli trasforma la memoria in un progetto civile

Giuliano Ferilli racconta Fiano Romano tra storia, politica, cultura e memoria, trasformando il passato in una riflessione sul futuro della comunità
Di Francesco Vergovich
Murale rivoluzionario

Fiano, la lezione del passato e la via del futuro di Giuliano Ferilli nasce da un rapporto lungo una vita con Fiano Romano. Nelle sue pagine convivono archeologia, amministrazione pubblica, politica, cultura, vicende personali e incontri con alcune delle figure più significative del Novecento italiano. Ferilli non assume la distanza dello storico e non la cerca: racconta ciò che ha studiato, ciò che ha visto e soprattutto ciò che ha vissuto, con la convinzione che la memoria di una comunità abbia valore soltanto quando continua a misurarsi con il presente.

Il titolo contiene già la direzione del libro. Il passato non serve a costruire una celebrazione nostalgica, ma diventa un termine di confronto. Ricordare come Fiano sia cresciuta, quali servizi siano stati realizzati, quali personalità abbiano attraversato il paese, quali iniziative culturali siano nate e quali battaglie politiche siano state combattute significa chiedersi anche quale idea di comunità sia rimasta oggi e quale possa essere costruita domani.

Duccio Trombadori, nella prefazione, parla di un viaggio nel “tempo profondo” di Fiano Romano e individua uno degli elementi fondamentali del volume: la vicenda personale dell’autore e quella della sua città procedono insieme. Ferilli non pretende di scrivere una storia neutrale di Fiano. Offre la testimonianza di un uomo proveniente dalla lunga esperienza del PCI, che ha partecipato direttamente alla vita amministrativa e politica del territorio e che considera quella stagione un patrimonio da sottoporre al giudizio delle generazioni successive.

Dalle radici antiche a una storia molto più grande del paese

Il viaggio comincia molto prima della vita politica dell’autore. Ferilli risale alle origini del territorio, al culto di Mitra, a Lucus Feroniae, al Castello, alle opere d’arte che vi furono custodite e perfino alla storia di Palazzo Fiano a Roma.

Particolarmente affascinante è il racconto del Mitra di Fiano, il bassorilievo rinvenuto nel 1926 e oggi conservato al Louvre. Ferilli ne ricostruisce la scoperta e la complessità iconografica, ricordandone l’importanza tra le testimonianze del mitraismo romano.

Queste pagine non rappresentano una semplice introduzione archeologica. Ferilli utilizza la storia più antica per sostenere una convinzione che ritorna più volte nel libro: Fiano possiede risorse culturali che potrebbero essere valorizzate molto di più. Nel capitolo dedicato a Lucus Feroniae arriva a immaginare percorsi didattici rivolti agli studenti e una politica culturale capace di trasformare il patrimonio storico in uno degli elementi dell’identità e dello sviluppo locale.

Il passato, dunque, non viene messo sotto vetro. Ferilli lo usa continuamente per parlare del presente.

Berlinguer, Trombadori, Carlo Levi: una Fiano collegata alla cultura italiana

Quando il racconto raggiunge gli anni vissuti direttamente dall’autore, il libro cambia ritmo. Fiano appare come un luogo sorprendentemente aperto a personalità, idee ed esperienze provenienti dalla scena nazionale e internazionale.

Antonello Trombadori, Carlo Levi, Giuseppe De Santis, Enrico Berlinguer, Pier Paolo Pasolini, Roberto Rossellini, Mario Monicelli, Joan Baez, Bruno Pontecorvo: l’indice restituisce già la densità di rapporti costruiti in quegli anni. Accanto a loro compaiono dirigenti politici, artisti, intellettuali e militanti che facevano del piccolo centro alle porte di Roma un luogo nel quale potevano arrivare discussioni molto più grandi dei suoi confini geografici.

Uno degli episodi più interessanti riguarda Trombadori. Ferilli ricorda il dirigente comunista, intellettuale e protagonista della Resistenza, raccontando anche le tensioni interne al PCI. Durante un congresso di sezione a Fiano, di fronte alla proposta di condannare soltanto i “guerrafondai americani”, Trombadori contestò apertamente quella posizione sostenendo che le bombe americane e quelle russe dovessero essere giudicate nello stesso modo. È un episodio piccolo soltanto in apparenza: mostra quanto il confronto politico potesse essere intenso anche dentro una sezione di paese.

Berlinguer compare più volte nella memoria dell’autore. Nella prefazione Trombadori richiama un episodio significativo: davanti alla vicenda giudiziaria che riguardava Marco Donat Cattin, il segretario del PCI invitò l’Unità a tenere presente anche la condizione umana del padre Carlo Donat Cattin. Un ricordo che Ferilli conserva non soltanto come fatto politico, ma come ritratto personale.

Il pregio di queste pagine sta nella capacità di togliere molti protagonisti dalla fotografia ufficiale. Non ci sono soltanto cariche, date e ruoli: entrano conversazioni, discussioni, contrasti, debolezze, ironie. La storia nazionale viene vista da Fiano, e proprio questa prospettiva laterale la rende spesso più viva.

La politica raccontata attraverso i servizi

Ferilli dedica molta attenzione a una politica fatta di opere quotidiane. Asili nido, medicina preventiva nelle scuole, assistenza agli anziani, servizi pubblici: sono questi i parametri con i quali l’autore misura l’efficacia dell’amministrazione.

La prefazione individua negli anni Settanta uno dei periodi centrali del libro, quando la crescita del consenso alla sinistra viene collegata alla costruzione di servizi e alla capacità di governo locale.

Perfino la lunga vicenda dei vespasiani pubblici diventa significativa. Ferilli ricostruisce le richieste degli anziani, le difficoltà burocratiche, la decisione di installare due nuovi servizi e perfino la colletta organizzata dai cittadini quando la spesa venne contestata. Dietro l’aneddoto, a tratti divertente, compare una concezione molto concreta dell’amministrazione: partire dai problemi, anche dai meno solenni, e cercare una soluzione.

Questa alternanza tra grandi protagonisti e vita quotidiana è una delle caratteristiche più riuscite del libro. Berlinguer può convivere con una fontana, Carlo Levi con una delibera comunale, il Louvre con una scuola, perché per Ferilli tutto appartiene alla stessa storia: quella di una comunità.

Cultura, cinema e partecipazione popolare

Un altro capitolo importante riguarda la politica culturale. Il Premio Feronia e il festival cinematografico Lo Schermo è Donna rappresentano per l’autore due esempi di ciò che un Comune può produrre quando considera la cultura una parte strutturale della vita pubblica.

Ferilli ricorda il ruolo di Giuseppe De Santis nella nascita del festival e il prestigio raggiunto dalla manifestazione. La sua interruzione viene giudicata dall’autore come un impoverimento culturale e sociale per Fiano.

Anche in questo caso non viene proposto un modello astratto. Ferilli mette sul tavolo esperienze realmente esistite e chiede implicitamente perché una comunità debba rassegnarsi a perdere ciò che in passato era riuscita a costruire.

Il libro acquista così una dimensione che va oltre l’autobiografia politica. Diventa il resoconto di un paese che, in alcune stagioni, seppe utilizzare la propria dimensione locale senza trasformarla in provincialismo.

Il murale di Fiano, la storia dipinta sui muri

Dentro questo percorso assume un valore particolare il grande murale realizzato da Ettore De Conciliis e dedicato ai contadini, all’occupazione delle terre e alle lotte sociali. Trombadori lo colloca tra i simboli della memoria fianese, ricordando anche il contributo di artisti come Carlo Levi ed Ernesto Treccani.

Nel libro il murale non compare come semplice decorazione urbana. Rappresenta un pezzo della storia sociale del paese tradotto in pittura: la terra, il lavoro, le mobilitazioni contadine, la pace, le trasformazioni politiche. L’opera viene ricondotta alla stagione dell’arte pubblica e sociale di De Conciliis e alla volontà di portare la storia fuori dai musei, rendendola visibile nello spazio condiviso dalla comunità.

La vicenda assume oggi un peso ancora maggiore. Il murale è stato rimosso in questi giorni, secondo quanto segnalato localmente. Proprio mentre viene pubblicato un libro costruito sulla necessità di conservare il rapporto con la memoria, scompare almeno temporaneamente dal luogo nel quale quella memoria era diventata immagine pubblica.

Circolano anche voci che attribuiscono ad ambienti della destra la volontà di trasferire l’opera lontano dal centro abitato. Al momento, però, non risultano elementi pubblici sufficienti per presentare questa ricostruzione come un fatto accertato o per attribuire la decisione a una specifica forza politica. Il dato culturale rimane comunque evidente: la collocazione futura del murale riguarda non soltanto un’opera d’arte, ma il rapporto che Fiano intende mantenere con una parte importante della propria storia.

Social-Pharm, la caduta del Consiglio e la ferita amministrativa

La parte finale del libro abbandona progressivamente il tono della memoria e si sposta sulla Fiano più recente. Il passaggio più duro riguarda Social-Pharm, la società mista pubblico-privata incaricata della gestione delle due farmacie comunali.

Ferilli dedica alla vicenda un dossier dettagliato. Nel suo racconto compaiono perdite, bilanci non approvati, problemi nei controlli societari e infine la procedura di liquidazione giudiziale. Sono elementi attraverso i quali l’autore costruisce un giudizio fortemente critico sulla gestione amministrativa e sulla vigilanza esercitata dal Comune.

Il libro collega la vicenda alla rottura della maggioranza e alle dimissioni dei consiglieri che portarono alla fine anticipata della consiliatura. Sul piano istituzionale il dato è preciso: nove consiglieri sui sedici assegnati presentarono contestualmente le dimissioni il 12 dicembre 2024; il Consiglio comunale venne successivamente sciolto con decreto del Presidente della Repubblica del 15 gennaio 2025.

Ferilli interpreta quelle dimissioni non come una manovra politica, ma come la conseguenza di una rottura maturata sulla gestione della società e più complessivamente sul funzionamento dell’amministrazione. È il punto di vista dell’autore, espresso senza attenuazioni, e costituisce una delle parti politicamente più nette del volume.

La forza della sezione sta proprio nel passaggio dalla memoria alla responsabilità. Dopo avere raccontato per decine di pagine la scuola politica nella quale era cresciuto, Ferilli utilizza gli stessi criteri per leggere il presente: controllo delle risorse pubbliche, trasparenza, responsabilità amministrativa, capacità di programmare.

Le elezioni comunali e una Fiano politicamente cambiata

La caduta anticipata del Consiglio portò alle elezioni amministrative del 2025. Anche questa vicenda entra nella parte conclusiva del libro e viene letta dall’autore attraverso la lunga storia politica di Fiano, tradizionalmente legata alla sinistra.

Le consultazioni produssero un quadro molto diverso rispetto al passato. Ottorino Ferilli fu sostenuto dal Partito Democratico e da quattro liste civiche; Davide Santonastaso si presentò con Fiano 2030 e Siamo Fiano; Lega e Fratelli d’Italia sostennero invece Riccardo Milozzi. Al termine del ballottaggio Santonastaso venne proclamato sindaco. La composizione ufficiale del nuovo Consiglio conferma questo assetto delle liste.

Nel dibattito locale è stata avanzata anche la lettura secondo cui, tra il primo e il secondo turno, una parte dell’elettorato di centrodestra avrebbe contribuito alla vittoria di Santonastaso contro la coalizione sostenuta dal PD. È però importante distinguere il comportamento degli elettori da un apparentamento formale: negli atti elettorali ufficiali Fratelli d’Italia e Lega risultano collegate al candidato Riccardo Milozzi, mentre Santonastaso è collegato alle proprie liste civiche.

Per Ferilli il significato politico va comunque oltre il risultato numerico. Il passaggio elettorale diventa il segnale di una Fiano cambiata, nella quale la continuità con la lunga tradizione della sinistra non può più essere considerata automatica.

Il libro non nasconde il dispiacere per questa trasformazione. Ma proprio qui la recensione deve distinguere tra fatti e interpretazioni: l’accordo politico con Fratelli d’Italia evocato nel dibattito locale appartiene a una lettura della vicenda, mentre gli atti ufficiali documentano liste separate al primo turno e la successiva elezione di Santonastaso.

Il passato come misura, non come rifugio

Sarebbe però riduttivo leggere Fiano, la lezione del passato e la via del futuro come la lunga requisitoria di un uomo della vecchia sinistra contro l’amministrazione presente.

Ferilli dedica molte pagine alle proposte. Il Villaggio residenziale per anziani, la valorizzazione dell’archeologia, i percorsi scolastici, il recupero delle iniziative culturali, l’attenzione ai servizi indicano che il libro non vuole limitarsi alla denuncia.

La domanda riguarda il metodo con cui una comunità decide le proprie priorità.

Ferilli ritiene che amministrare significhi conoscere il territorio, utilizzare con rigore il denaro pubblico, programmare, costruire servizi, produrre cultura e non smettere di coinvolgere i cittadini. È una posizione politica riconoscibile, maturata dentro una precisa esperienza storica, ma il tema che pone supera l’appartenenza dell’autore.

Una comunità può cambiare maggioranze, partiti, amministratori e orientamenti. Resta però la necessità di sapere che cosa è stato fatto prima, quali errori siano stati commessi e quali esperienze abbiano funzionato.

Un libro consegnato soprattutto a chi non ha vissuto quegli anni

La scrittura di Ferilli conserva spesso il passo della testimonianza orale. Si passa dal documento alla fotografia, dalla riunione politica al ricordo personale, dalla ricostruzione archeologica all’aneddoto. Non cerca una levigatezza letteraria uniforme, e in fondo non ne ha bisogno.

Il materiale che raccoglie è più importante della forma con cui viene ordinato.

Dentro queste pagine Fiano incontra Mitra e Berlinguer, Pasolini e Rossellini, Carlo Levi e Giuseppe De Santis, i contadini e gli amministratori, il cinema e le farmacie comunali. È una sovrapposizione di epoche che restituisce l’idea di quanto possa essere complessa la storia di un paese apparentemente piccolo.

Il libro diventa particolarmente interessante per chi quella stagione non l’ha vissuta. Un giovane fianese può scoprire che dietro una piazza, un murale, un edificio, una manifestazione scomparsa o perfino una vecchia delibera esistono persone, conflitti, progetti e visioni differenti della società.

Ferilli chiede implicitamente alle nuove generazioni di conoscere tutto questo prima di decidere cosa conservarne e cosa superare.

Nella prefazione la sintesi viene individuata nel rapporto tra rigore amministrativo e giustizia sociale, indicati come parti della stessa concezione della politica.

Fiano, la lezione del passato e la via del futuro acquista così la forma di un testamento civile senza diventare un congedo. Ferilli non scrive per mettere un punto alla propria esperienza. Scrive perché quella esperienza possa essere discussa, contestata, confrontata con il presente e magari utilizzata.

La parte più interessante del libro rimane proprio questa tensione. L’autore ama profondamente Fiano, ma il suo non è un amore accomodante. Ricorda ciò che considera le stagioni migliori proprio perché guarda con preoccupazione a ciò che vede oggi. A volte il giudizio è duro, altre volte emerge apertamente l’amarezza, ma quasi mai compare la rassegnazione.

Anche per questo la recente vicenda del murale assume un valore simbolico difficile da ignorare. Quel dipinto raccontava occupazioni delle terre, lavoro, pace e mobilitazioni collettive. Ferilli dedica un libro alla necessità di conoscere quella storia proprio mentre una delle sue rappresentazioni più visibili viene rimossa dal luogo che l’aveva ospitata.

La questione decisiva non è stabilire che Fiano debba restare identica alla Fiano di cinquant’anni fa. Nessun paese potrebbe farlo. La questione posta dal libro è un’altra: si può costruire consapevolmente il futuro senza sapere quale storia ci ha portati fino a qui?

Giuliano Ferilli risponde con 135 pagine di documenti, ricordi, personaggi, progetti, battaglie e polemiche. È la risposta di parte di un uomo che quella storia l’ha vissuta dall’interno. Proprio per questo merita di essere letta, discussa e confrontata con altre memorie.

Perché la memoria di un paese non appartiene a una maggioranza, a un partito o a una generazione. Appartiene alla comunità che decide di non perderla.

 
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Cultura

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