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25 Settembre 2020

Pubblicato il

Finché la barca va

di Redazione

Dove va l'Italia? In quali acque navighiamo?

Forse solo la canzone di una Orietta Berti d'annata riesce a cogliere in pieno la penosa situazione che si vive oggi nel Paese.
Nuovi politici con nuove strategie, tradotte semplicemente in nuove tasse e balzelli vari, non hanno portato a nulla. Nemmeno le storielle che ogni tanto e a turno, arrivano a raccontare i protagonisti di una politica che non c'è più e che disegnano, segnalano “riprese” e “ripresine” che non esistono, sono servite a farci sentire meglio.

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A due passi dalla Grecia, e non solo dal punto di vista geografico, si continua a spendere tempo e denaro su come dovrà essere la prossima tornata elettorale che, ciclicamente e nel metodo, viene posta in discussione. Nel frattempo, la povertà delle famiglie italiane aumenta. Il cosiddetto ceto medio,tanto caro all'Agenzia delle Entrate, sta scomparendo a vantaggio delle nuove piccole imprese “made in China” e simili (note per i pagamenti in contanti).

Dai fuochi criminali e assassini del meridione che, almeno dal punto di vista dell'inquinamento, non ha nulla da invidiare alla settentrionale Pianura Padana, fino ai miliardi regalati dal Governo in cerca di soldi, ai video poker, ce ne sarebbe da discutere, da fare. Ecco, allora, alcune delle soluzioni proposte: fumare cannabis (al volante si apprezza meglio); diminuire il numero e, soprattutto, l'operatività delle Forze dell'ordine (dovranno chiamare il magistrato di turno anche per poter scendere dalla volante o per fare il pieno, Opps! … magari 10 euro bastano lo stesso); in ospedale, informare con degli appositi cartelli che, “in caso gli utenti del Pronto Soccorso si presentino sprovvisti del regolare lettino o barella portati da casa, non potranno essere accettati e saranno rispediti indietro a morire per strada o dove preferiscono”.

L'Italia è unita, sì, nella tentata fuga all'estero. Come fosse una specie di ritorno di fiamma primi Novecento, l'italiano che ha ancora possibilità e, soprattutto, voglia di fare per costruirsi un futuro quantomeno sostenibile, prova la carta del trasferimento, dell'emigrazione.
La Capitale non fa eccezione. Decine e decine di piccole aziende chiudono i battenti ogni giorno. Se al centro ci si rifà il look, magari a piedi, nelle periferie e nei quartieri la vita è quella degli ultimi anni con la droga e la criminalità che la circonda e poco altro. Poco, troppo poco per sperare in un futuro decente… La politica lo sa bene.
Se il futuro è “Fonzie” allora ridateci almeno gli “Happy Days”!

 
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