Una svolta per il quadrante est: a Fontana Rotta parte la seconda fase dei lavori
Nel quartiere Finocchio, nel cuore del Municipio VI di Roma, c’è una porzione di territorio che fino a oggi è rimasta tagliata fuori dai servizi basilari che, altrove, si danno per scontati: acqua potabile diretta e una rete fognaria funzionante. Il quadrante Fontana Rotta – simbolo silenzioso del ritardo storico delle urbanizzazioni primarie nella periferia est della Capitale – vede finalmente muoversi qualcosa di concreto. Un incontro pubblico tenutosi ieri, 19 maggio, tra Campidoglio, Acea Ato2 e i residenti ha fatto il punto sullo stato di avanzamento degli interventi e sui prossimi passi. Più che una semplice comunicazione tecnica, l’appuntamento ha avuto il valore di un riconoscimento: quello di un impegno preso sul serio dopo anni di promesse non mantenute.
Un investimento strategico da 3,5 milioni di euro
Nel 2023 è partito un cantiere tanto necessario quanto simbolico. Con un investimento complessivo di 3,5 milioni di euro, l’intervento ha l’obiettivo di colmare un vuoto infrastrutturale che ha impattato sulla qualità della vita di centinaia di famiglie. La rete fognaria è già stata posata in via Fontana del Finocchio, via Zafferia e via Giammoro (sia sulla strada pubblica che nel tratto di campagna fino a Ponte di Pantano). Per quanto riguarda l’acquedotto, l’acqua potabile raggiunge ora via Casale del Finocchio, strada Parallela, via Boccadifalco, via Casale Corvio, via Fontana Candida, via Giammoro e via Zafferia.
A partire da giugno, le tubature arriveranno anche in via del Fosso di Valpignola e vicolo di Forma Rotta. In via di Santa Venerina, invece, sono state avviate le attività propedeutiche all’apertura del cantiere. Una volta completati questi interventi, si potrà dichiarare chiusa la prima vera stagione di urbanizzazione per quest’area.
Un cantiere che ascolta: il censimento porta a porta
Una particolarità del progetto – e anche uno dei suoi punti di forza – è il metodo adottato per l’avvio della seconda fase dei lavori. Acea Ato2 ha previsto un censimento porta a porta, finalizzato a raccogliere dati precisi su ciascuna utenza. Non è solo una questione di organizzazione: è il segno che la progettazione si adatta al territorio e non il contrario. L’invito rivolto ai cittadini è quello di partecipare attivamente, fornendo le informazioni necessarie per facilitare l’esecuzione delle opere.
L’assessora ai Lavori pubblici, Ornella Segnalini, ha sottolineato che si tratta di un intervento che porterà alla realizzazione di 1 km di rete fognaria e 1,5 km di rete idrica. Numeri che, letti fuori contesto, possono sembrare modesti. Ma in una zona dove finora mancavano del tutto le infrastrutture, rappresentano una piccola rivoluzione.
Una risposta concreta alle periferie dimenticate
L’incontro di ieri non è stato solo un’occasione per mostrare planimetrie e cronoprogrammi. È stato anche un momento in cui la politica locale ha potuto finalmente mostrare risultati tangibili. Svetlana Celli, presidente dell’Assemblea capitolina, ha parlato di un traguardo “atteso da anni”, frutto di un percorso condiviso e accompagnato da un impegno costante. “Garantire l’accesso all’acqua potabile e alla rete fognaria – ha detto – significa restituire dignità e rispetto a tante famiglie che finora non hanno potuto contare su servizi primari essenziali”.
Parole che, al di là del tono istituzionale, centrano un punto chiave: l’urbanizzazione non è solo un atto tecnico, ma un atto sociale. Dove mancano i servizi essenziali, si crea una frattura profonda tra centro e periferia, tra diritti affermati e diritti negati.
Una sfida amministrativa che parla anche di metodo
Il presidente della Commissione Lavori Pubblici, Antonio Stampete, ha colto l’occasione per evidenziare il valore del lavoro di squadra: “Vedere i lavori concretizzarsi e poter dare risposte tangibili ai cittadini è motivo di grande soddisfazione. Ringrazio Acea per la professionalità e il consigliere Mancini per aver portato avanti con tenacia le istanze del territorio”.
Ecco un altro elemento da non sottovalutare: in un contesto dove troppo spesso le opere pubbliche si perdono nei meandri della burocrazia o restano impigliate nelle sabbie mobili delle competenze, il caso di Fontana Rotta dimostra che si può fare diversamente. Condivisione, ascolto, coinvolgimento dei residenti, una cabina di regia stabile e trasparente: elementi che dovrebbero diventare la norma e non l’eccezione.
Un precedente che può fare scuola
Nel grande libro delle periferie romane, il caso di Fontana Rotta potrebbe occupare un capitolo importante. Perché parla di trasformazioni vere, visibili. Ma anche perché racconta un metodo replicabile: quello che unisce investimenti pubblici, visione urbanistica e partecipazione civica. Non una grande opera da prima pagina, ma un’infrastruttura che cambia la vita quotidiana. Dove prima c’era solo attesa, ora c’è un tubo, una valvola, una condotta: segni concreti di una città che – almeno qui – ha scelto di non dimenticare.