Frosinone, decapitate le statue di Padre Pio e della Madonna di Lourdes: la dura reazione di Mastrangeli

Il fatto arriva a pochi giorni dal danneggiamento della statua di Padre Pio nella chiesa abbaziale di San Benedetto
Di Simone Fabi
Riccardo Mastrangeli sindaco di Frosinone
Riccardo Mastrangeli, Sindaco di Frosinone

A Frosinone torna l’allarme dopo un nuovo danneggiamento a un simbolo religioso della città. In via Madonna delle Rose è stata decapitata la statua della Madonna di Lourdes collocata in una nicchia votiva pubblica. La testa è stata lasciata alla base della scultura.

Il fatto, avvenuto nella giornata di lunedì 14 aprile, arriva a pochi giorni dal danneggiamento della statua di Padre Pio nella chiesa abbaziale di San Benedetto e ha spinto il sindaco Riccardo Mastrangeli a intervenire con parole nette, parlando di una sequenza di episodi che non può essere sottovalutata.

Frosinone colpita ancora: il nuovo sfregio in via Madonna delle Rose

Il secondo episodio ravvicinato cambia il peso della notizia e allarga il campo delle domande. Non si tratta più soltanto del danno materiale a una statua, ma di un fatto che si inserisce in un contesto già segnato da un precedente molto vicino nel tempo.

Secondo le ricostruzioni diffuse nelle prime ore successive all’accaduto, il danneggiamento della Madonna di Lourdes sarebbe avvenuto in una fascia oraria compresa fra le 8 e le 15. Sul posto sono intervenuti i carabinieri della Sezione Radiomobile di Frosinone, mentre le attività investigative sono state portate avanti anche con l’acquisizione delle immagini di videosorveglianza presenti nella zona.

Il dettaglio della testa lasciata ai piedi della statua rende la scena ancora più pesante dal punto di vista simbolico. È un elemento che colpisce i residenti, i fedeli e più in generale chi legge in questi gesti non una bravata qualunque, ma un’azione che va a toccare punti sensibili della vita cittadina. Via Madonna delle Rose, in questo momento, non è soltanto il luogo di un atto vandalico: è il punto in cui si concentra la preoccupazione per una possibile escalation.

Le parole del sindaco Mastrangeli e il nodo del rispetto dei simboli religiosi

Riccardo Mastrangeli ha scelto di collegare apertamente i due episodi. Nella sua dichiarazione il sindaco ha ricordato che solo pochi giorni fa Frosinone era stata colpita dal danneggiamento della statua di Padre Pio nella chiesa abbaziale di San Benedetto e ha definito i due gesti ravvicinati come fatti che destano “profonda preoccupazione” e che impongono una riflessione.

Il primo cittadino ha inoltre chiarito che, a suo giudizio, non ci si trova davanti “solo” a vili atti vandalici, ma a comportamenti che colpiscono simboli radicati nella vita della città e che mettono in discussione il rispetto dei luoghi e dei valori condivisi.

Il cuore politico e istituzionale del messaggio sta proprio qui: difendere il significato pubblico di quei simboli, al di là della sola dimensione religiosa. Quando viene colpita una statua custodita in una chiesa o in una nicchia votiva, il danno non riguarda soltanto un oggetto sacro o devozionale.

Riguarda anche la percezione di sicurezza, il senso di continuità dei luoghi, il legame affettivo che molti cittadini hanno con immagini presenti da anni nel tessuto urbano. Per questo Mastrangeli ha richiamato l’idea di una Frosinone fondata sulla convivenza civile, sul rispetto e sul senso di appartenenza.

Indagini aperte e attenzione delle forze dell’ordine

Sul fronte operativo, la risposta passa adesso dal lavoro degli investigatori. Per il caso di via Madonna delle Rose sono stati eseguiti sopralluoghi e rilievi, con verifiche sui sistemi di videosorveglianza della zona. Il precedente episodio nella chiesa di San Benedetto aveva già acceso un faro su possibili collegamenti e, secondo quanto emerso in quelle ore, gli inquirenti stavano analizzando immagini che avrebbero ripreso una donna di spalle mentre colpiva la statua di Padre Pio.

Questo elemento, pur appartenendo all’altro episodio, contribuisce a spiegare perché l’attenzione sia così alta anche sul nuovo danneggiamento.

La richiesta del sindaco è chiara: fare piena luce su entrambi i casi e arrivare all’individuazione dei responsabili. È una richiesta che intercetta anche il sentimento diffuso in città, dove il ripetersi di azioni simili in pochi giorni porta inevitabilmente a chiedersi se ci sia un filo comune, se si tratti di emulazione o se dietro ci sia un’unica mano. Su questo, al momento, saranno gli accertamenti a dover dare risposte.

La reazione della città e il rischio di una ferita più profonda

In vicende del genere la conseguenza immediata è il danno visibile, ma ce n’è una meno appariscente che pesa allo stesso modo: la ferita nel rapporto di fiducia che tiene insieme una città. Quando vengono presi di mira segni religiosi così riconoscibili, il rischio è che si allarghi un senso di vulnerabilità che supera il perimetro del fatto in sé.

È il motivo per cui la reazione invocata da Mastrangeli non è soltanto giudiziaria, ma anche civile. Nel suo intervento il sindaco ha detto di essere certo che Frosinone saprà reagire con fermezza, riaffermando con chiarezza i principi che uniscono la città.

Ed è probabilmente questo il passaggio più delicato dell’intera vicenda. Perché il doppio danneggiamento, nel giro di pochi giorni, mette davanti a una domanda precisa: come si tutela il patrimonio simbolico che accompagna la vita quotidiana di un territorio? Le telecamere, i controlli e le indagini sono una parte indispensabile della risposta.

L’altra parte riguarda la tenuta del senso civico, la capacità di non normalizzare episodi che hanno un impatto molto più largo del singolo gesto. Frosinone oggi si trova davanti a questo bivio: archiviare tutto come vandalismo oppure leggere con lucidità il segnale arrivato da due episodi ravvicinati e ribadire, con forza, che certi limiti non possono essere superati.

 
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