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Frosinone, paura in un negozio di casalinghi: donna minaccia un commesso con un paio di forbici

La rapina in pieno giorno. La cassiera aggredita mentre cercava di difendere il collega. Arrestata la donna, noto pregiudicato attendeva fuori
Di Alessandra Monti
Agente di Polizia di Stato
Agente di Polizia di Stato

È successo tutto in pochi minuti, ma chi era lì dentro probabilmente faticherà a dimenticarlo. Era un tranquillo pomeriggio feriale in un negozio di articoli per la casa, nella parte bassa di Frosinone, quando una donna ha tentato di rubare alcuni prodotti e, una volta scoperta, ha reagito con violenza, puntando un paio di forbici alla gola del commesso.

Non si tratta di una scena da fiction: è successo davvero. E a raccontarlo, adesso, sono i verbali della Polizia di Stato ma anche le voci scosse del personale del negozio, ancora provate da quello che si è rivelato un episodio grave e pericoloso.

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La dinamica: un furto piccolo che poteva finire molto peggio

La donna, una cittadina bulgara pluripregiudicata, era entrata nel negozio come una cliente qualsiasi. Nessun atteggiamento particolarmente sospetto, almeno all’inizio. Aveva scelto alcuni oggetti dagli scaffali, poi, invece di portarli alla cassa, li aveva nascosti nei pantaloni. Un gesto rapido, ma notato da un dipendente, che ha cercato di fermarla prima che potesse uscire.

È stato in quel momento che la situazione ha iniziato a degenerare. Di fronte alla richiesta di controllare il contenuto dei suoi abiti, la donna ha reagito con insulti e schiaffi in pieno volto al commesso. A cercare di aiutarlo è intervenuta la cassiera, che però ha subito la stessa sorte: colpita anche lei, mentre cercava solo di proteggere il collega.

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Poi la svolta più preoccupante. Dalle tasche la donna ha estratto un paio di forbici da cucina e, in un impeto d’ira e disperazione, le ha puntate alla gola del giovane dipendente, minacciandolo senza mezzi termini. “Ti ammazzo”, avrebbe urlato, sotto gli occhi impietriti di chi era presente.

Il fermo: fuori dal negozio ad attenderla c’era un altro volto noto

Il finale è stato meno tragico solo grazie alla prontezza del personale e all’intervento tempestivo della Squadra Volante della Polizia, allertata nel frattempo da una chiamata al 112. Gli agenti sono arrivati in pochi minuti, riuscendo a bloccare la donna nel parcheggio, mentre tentava la fuga.

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Ad attenderla, nei pressi del cancello, c’era un uomo, anche lui pregiudicato, conosciuto dalle forze dell’ordine. Un accompagnatore che, secondo quanto ricostruito, sarebbe stato consapevole di quanto stava accadendo e che non si era allontanato.

Entrambi sono stati portati in Questura per gli accertamenti, e nei loro confronti è scattata la denuncia. Per la donna: tentata rapina aggravata, minaccia e porto abusivo di arma. Per entrambi, è stato disposto il foglio di via obbligatorio da Frosinone, che li allontana formalmente dalla città.

Un pomeriggio qualsiasi, trasformato in incubo

Il negozio ha riaperto poco dopo, ma il senso di smarrimento è rimasto nell’aria. Le vittime dell’aggressione — un ragazzo e una donna che stavano semplicemente facendo il proprio lavoro — hanno raccontato di essere ancora sotto shock, più per la violenza improvvisa che per il bottino mancato.

Non è stato un colpo organizzato. Non c’era una grande somma di denaro da rubare. Solo una manciata di oggetti di poco valore, eppure bastata a innescare una reazione sproporzionata, pericolosa, quasi incomprensibile.

È forse proprio questo che ha lasciato più sgomenti: la consapevolezza che un gesto semplice — dire “fermati” — possa bastare, in certi casi, a mettere a rischio l’incolumità di una persona. E che in un giorno qualunque, in un negozio qualunque, chi lavora possa trovarsi a guardare negli occhi chi lo minaccia con un’arma.

Il peso della microviolenza urbana

L’episodio è stato classificato come tentata rapina aggravata, e le forze dell’ordine hanno agito con efficacia e rapidità. Ma nel tessuto urbano resta un segnale da leggere. Perché non è un caso isolato, e non è solo un problema di sicurezza. È anche una questione sociale.

C’è un disagio profondo che attraversa alcune fasce della popolazione, e che talvolta sfocia in atti disperati, impulsivi, pericolosi. E c’è un pezzo di città che lavora ogni giorno, spesso in silenzio, a contatto con tutti, esposto a tutto, senza alcuna rete di protezione.

Questo pomeriggio di aprile, senza feriti gravi, ma con un coltello alla gola e una paura che non svanirà presto, ce lo ricorda.

 
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Cronaca

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