Una gita a Fumone non è una semplice uscita fuori porta. È un viaggio in uno dei borghi più riconoscibili della Ciociaria, arroccato in posizione dominante sulla valle del Sacco e legato in modo indissolubile al Castello dei Marchesi Longhi De Paolis, ancora oggi di proprietà della stessa famiglia, dal 1588. Il risultato è raro: è una dimora storica viva, aperta al pubblico, capace di unire memoria medievale, vicende pontificie, collezioni d’arte e un impatto visivo che resta impresso già all’arrivo.
Fumone, il borgo ciociaro che vale il viaggio
Fumone è un gioiello ciociaro sorto attorno al Castello Longhi De Paolis, affacciato sul lago di Canterno e incorniciato dai monti Ernici e Lepini. Basta questa definizione per capire perché il paese sia una meta capace di attirare famiglie, appassionati di storia, visitatori in cerca di scorci e viaggiatori che vogliono sottrarsi per qualche ora ai percorsi più scontati. Il fascino del borgo nasce anche dalla sua funzione originaria: la sua altezza e la posizione dominante ne fecero per secoli un punto di osservazione e comunicazione, tanto che il nome Fumone viene collegato proprio ai segnali di fumo usati in antico.
Camminare nel centro storico significa entrare in un impianto medievale ancora leggibile, con accessi storici come la Porta Romana e la Porta Napoletana che introducono al cuore della fortezza. La forza di Fumone sta proprio nella coerenza del suo profilo urbano: il castello non è un elemento isolato, ma il centro di gravità attorno al quale si è costruita l’identità del paese. Ed è questa continuità a rendere la visita più ricca, più narrativa, più memorabile.
Il Castello di Fumone, residenza storica ancora in mani private
Il Castello di Fumone ha una storia millenaria e, secondo il sito ufficiale, ha conosciuto soltanto due passaggi di proprietà: prima alla Chiesa, dal 962 al 1500, poi alla famiglia dei Marchesi Longhi De Paolis, che dal 1588 lo conserva e lo tramanda di padre in figlio. Questo dato spiega perché il complesso conservi ancora un carattere autentico, lontano da certe trasformazioni che hanno svuotato altri luoghi storici del loro legame originario.
La visita consente di attraversare ambienti che restituiscono il profilo di una grande residenza nobiliare e, allo stesso tempo, di una rocca nata per controllare il territorio. Il percorso guidato comprende il Santuario Celestiniano, il Piano Nobile, la Sala degli Antenati, la Sala degli Imperatori Romani, la Sala degli Stemmi, l’Archivio, i Giardini Pensili e i camminamenti di ronda. In circa quaranta minuti il visitatore passa dalla devozione religiosa alla storia dinastica, dall’arte al racconto militare, in un itinerario molto compatto ma ricco di materiali e suggestioni.
La memoria di Celestino V rende il maniero unico
C’è però un elemento che rende il Castello di Fumone diverso da qualunque altra meta del Frusinate: la vicenda di Pietro da Morrone, diventato papa Celestino V. Nel castello fu rinchiuso il pontefice del “gran rifiuto”, che qui morì il 19 maggio 1296. Il punto più intenso della visita è il Santuario Celestiniano, accanto al quale si trova la piccola prigione dove il pontefice trascorse gli ultimi giorni. Anche il Ministero della Cultura, in occasione di un evento dedicato proprio al percorso sulle orme di Celestino V, ha richiamato il valore storico di quel luogo.
Questa pagina di storia pesa ancora oggi sull’identità del maniero. Non si visita soltanto un castello bello da vedere: si entra in uno spazio che conserva una delle vicende più note e discusse della storia ecclesiastica medievale. È qui che il racconto turistico smette di essere cartolina e diventa esperienza culturale piena, perché il visitatore coglie il rapporto stretto fra pietra, potere, fede e destino personale.
Arte, reliquie e curiosità: cosa si vede durante la visita
Accanto alla dimensione storica, il castello offre anche un patrimonio artistico notevole. La Sala degli Imperatori Romani custodisce busti di dieci imperatori, oltre ai ritratti di Giulia Mesa e Giulia Domna, mentre al centro compare un’importante urna cineraria in marmo pavonazzetto del II secolo dopo Cristo. La Sala degli Antenati raccoglie ritratti di famiglia, urne cinerarie, dipinti attribuiti a scuole di grande rilievo e perfino un bozzetto di Antonio Canova. La Sala degli Stemmi, antica sala da pranzo dei castellani, aggiunge un ulteriore tassello al profilo monumentale della residenza.
L’Archivio, collocato nel mastio centrale, conserva documenti dal XVI secolo e una raccolta di reliquie donate nei secoli da papi, vescovi e cardinali al Santuario Celestiniano. È uno di quei luoghi che spiegano bene quanto il Castello di Fumone non sia soltanto una meta paesaggistica, ma anche un deposito di memorie familiari, religiose e civili. Perfino le curiosità più note, come il piccolo corpo imbalsamato di Francesco Longhi ricordato anche in contesti dedicati ai luoghi misteriosi del territorio, contribuiscono a rafforzare l’alone singolare che accompagna la visita.
Orari, modalità di accesso e motivi per programmare la visita
Dal punto di vista pratico, il castello risulta aperto tutti i giorni, aperture quotidiane con visite al pubblico la mattina e il pomeriggio, domenica con orario continuato, biglietteria interna e possibilità di visite individuali o di gruppo; per i gruppi viene consigliata la prenotazione. È consentito anche l’accesso con cani al guinzaglio, con esclusione del Santuario. Sono informazioni utili perché trasformano l’idea della gita in una proposta concreta, facilmente organizzabile anche in giornata.
La vera forza di Fumone, però, sta nell’insieme. Il borgo offre il panorama, il castello offre il racconto, la visita guidata dà ordine ai contenuti e la continuità della proprietà familiare aggiunge autenticità. In una fase in cui molti luoghi storici vengono consumati in pochi minuti per una foto e una ripartenza veloce, Fumone riesce ancora a trattenere il visitatore. Lo fa con la solidità della sua storia, con la forza di una memoria che non si è dispersa e con la sensazione, rara, di trovarsi in un luogo che non ha recitato una parte per piacere al turismo, ma ha semplicemente continuato a essere se stesso.

