Nella mattina di martedì scorso, 16 settembre, Genazzano si è svegliata sotto i riflettori internazionali: dieci buyer provenienti dagli Stati Uniti e dal Canada hanno attraversato i vicoli della città, visitato cantine, assaporato prodotti locali e stretto mani con produttori agricoli. L’iniziativa, promossa dal Comune con Regione Lazio, ARSIAL e altri enti, ha puntato a mettere in rete il piccolo con il grande, la tradizione con il mercato estero, con l’obiettivo concreto di far emergere opportunità commerciali per le aziende della zona.
A Genazzano un’agenda fitta di scoperte e degustazioni
Guidati dal Sindaco Alessandro Cefaro e coordinati dall’Assessore Alessio Zambon, i buyer hanno partecipato a un programma intenso e concreto. Dopo una prima parte dedicata alla scoperta dei monumenti storici e delle peculiarità paesaggistiche di Genazzano, la giornata ha preso corpo con incontri B2B: imprenditori del territorio agroalimentare si sono confrontati con compratori oltreoceano interessati ai tipici sapori italiani.
Sono state visitate soprattutto le due cantine locali più rappresentative: la Casa Vinicola Schiavella e la Nuova Cantina Sociale di Genazzano. I vini locali hanno fatto da cornice a una più ampia esperienza gastronomica. Nel menù delle degustazioni: il Cacio di Genazzano, pecorino storico riconosciuto Presidio Slow Food, che in realtà si produce tra Genazzano e Cave, con latte ovino di razze come Comisana, Sarda e Massese, pascolanti su terreni ricchi di tufo vulcanico e vegetazione spontanea, da settembre/ottobre fino a maggio.
Accanto al formaggio, sono arrivati i dolci tipici, con particolare attenzione alla Barachìa, segno di come la tradizione dolciaria genazzanese sia parte integrante del mix identitario del territorio.
Cena gourmet e networking istituzionale
La giornata si è conclusa in un clima conviviale presso l’Aminta Resort di Genazzano, dove lo chef stellato Marco Bottega ha firmato un menu interamente locale. Ogni portata – dal vino al dessert – è diventata un racconto del territorio, delle sue materie prime, dei produttori che le custodiscono. E’ stata la costruzione di relazioni, confronto che può tradursi in esportazioni, distribuzione e un turismo mirato.
Sul fronte istituzionale, il ringraziamento del sindaco è andato alla Regione Lazio nel suo insieme, all’Assessore regionale all’Agricoltura Giancarlo Righini, al Consigliere regionale Flavio Cera, ad ARSIAL, all’Unindustria Lazio, al G.A.L. Anius Pregius con Angelo Lupi e alla Strada del Vino Terre del Cesanese. Ma altrettanto centrale è stato il riconoscimento per chi produce sul campo: l’Azienda Agricola Agrifoglio, il Caseificio Santa Cristina, gli Antichi Forni Santandrea e D’Attilia, Dolce Pizza di Antonella e Franca De Paolis. Sono queste realtà che, con la loro operatività quotidiana, permettono di offrire al buyer non solo un prodotto, ma un’esperienza autentica.
Il Cacio di Genazzano, presidio Slow Food che parla di territorio
Tra le eccellenze in degustazione, il Cacio di Genazzano merita un’attenzione particolare. Presidio Slow Food riconosciuto, è un pecorino prodotto in una zona che spazia tra Cave e Genazzano, con latte crudo ottenuto da due mungiture; il disciplinare prevede l’uso di strumenti tradizionali come il “minatora” per rompere la cagliata, e stagionature che oscillano da un mese a sei mesi. Il suo profilo aromatico — erbaceo, persistente, con un equilibrio tra sapidità e dolcezza — racconta del pascolo, del tufo, delle erbe spontanee locali. Lavori antichi, tecniche che si tramandano, e un rischio costante: ne sono rimaste solo due aziende che rispettano interamente il disciplinare.
Oltre l’assaggio del Cacio di Genazzano, le potenzialità da cogliere
Una giornata che non è stata soltanto un trofeo di degustazioni o una bella cornice per il territorio. Dietro c’è lo sforzo, silenzioso ma concreto, di un tessuto imprenditoriale che ha bisogno di visibilità, di sbocchi commerciali, di strutture per l’esportazione.
Tra le sfide immediate:
- Standardizzazione e logistica: fare in modo che prodotti che nascono piccoli riescano a rispettare regole internazionali, spedizioni, tempistiche, certificazioni.
- Identità vs scalabilità: mantenere la forte identità locale (uso del latte crudo, stagionatura tradizionale, biodiversità) pur rendendo sostenibile la produzione su numeri che permettano di esportare in modo continuativo.
- Marketing estero autentico: non basta “vendere un prodotto italiano”: serve raccontare la storia del pascolo, delle erbe, del territorio, del produttore — e saperlo fare nei mercati target con linguaggi e mezzi giusti.

Una vetrina per il futuro di Genazzano
La visita dei buyer statunitensi e canadesi a Genazzano rappresenta una pietra miliare nel percorso di internazionalizzazione del territorio. Con vino, formaggi, dolci, forni, agricoltori che aprono le porte — e con istituzioni che vincono i piccoli scogli burocratici — Genazzano si è mostrata capace di offrire qualcosa di raro: la concretezza delle sue eccellenze, non solo la bellezza paesaggistica.
Se queste occasioni continueranno e se il modello sarà replicato con coerenza, nei prossimi anni potremo vedere i prodotti del territorio non solo nei mercati esteri, ma nei menu di ristoranti di punta, sugli scaffali selezionati, nel turismo che sceglie qualità, autenticità e sapore di luogo. Genazzano non è più soltanto memoria storica: può diventare capitale di un’esperienza viva, che si esporta parola per parola, gusto per gusto.