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12 Giugno 2021

Pubblicato il

Gesù segno di contraddizione

di Redazione

Il giudizio di Dio

Nel brano del Vangelo (Lc. 12, 49-53) che ascolteremo domenica prossima, ventesima del Tempo ordinario, Gesù ci presenta in prima persona alcuni aspetti della sua missione, veicolati attraverso l’immagine del fuoco, del battesimo e della divisione. Non siamo certi che Gesù abbia pronunciato questi tre detti (in greco “loghia”) in una sola volta: la tradizione evangelica ha spesso raggruppato le parole che Gesù ha detto in circostanze diverse. Per questo ricercheremo dapprima il senso che Luca ha dato alle parole di Gesù, e poi tenteremo di risalire fino ai testi e al pensiero di Gesù.

L’interpretazione di Luca
Abbiamo già detto che Luca colloca questi insegnamenti sulla sua missione durante il viaggio di Gesù a Gerusalemme, tutto orientato fin dall’inizio verso la Passione e l’esaltazione di Gesù. Il primo detto di Gesù definisce la sua missione: “Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso!” (v. 49). Gesù è venuto a gettare fuoco sopra la terra, e si augura ardentemente che il fuoco arda, il che presuppone che non sia ancora acceso. Nell’Antico Testamento, l’immagine del fuoco descrive il giudizio di Dio, sia nella storia, sia alla fine dei tempi. Si tratta di un fuoco che non si limita a consumare i dannati, ma purifica anche il resto fedele, anche i giusti. Nello stesso Vangelo di Luca si fa menzione di questo fuoco, quando all’inizio Giovanni Battista definisce Gesù come colui che battezzerà con Spirito Santo e fuoco. Come intende Luca il “fuoco” che Gesù è venuto a gettare sopra la terra?
Nel suo racconto della Pentecoste, Luca presenta il dono dello Spirito sotto la figura del fuoco: Egli vede nello Spirito Santo il dono del Signore risorto alla sua chiesa. Possiamo quindi pensare che, per Luca, Gesù attende il dono dello Spirito Santo come termine della sua missione terrena. Di fronte all’incendio del mondo che egli considera come il fine della sua opera, Gesù appare tutto proteso in una viva attesa. E’ un dato questo, relativo alla coscienza di Gesù, che ha scarso riscontro nei vangeli, e ciò ne costituisce, senza alcun dubbio, il maggior pregio.

Il secondo detto di Gesù contrappone al fuoco che è venuto ad accendere un battesimo che deve ricevere: “Ho un battesimo nel quale sarò battezzato, e come sono angosciato finché non sia compiuto!” (v. 50). Di quale “bagno” sta parlando Luca? In genere gli studiosi del vangelo sono d’accordo nel vedervi un annuncio della Passione, anche se lo fanno per motivi diversi. Questo battesimo è la sua morte, unica necessità per quel Dio che è amore per l’uomo, e non può non portare il male dell’amato. Quindi, Luca considera la Passione di Gesù come la condizione necessaria per il dono dello Spirito annunciato nel versetto precedente. Con questo detto Gesù lascia intravedere il posto che occupa nella sua vita il battesimo che deve ricevere: sono espressioni tipiche di Luca i riferimenti all’ansia e all’angoscia di Gesù. Luca ci vuole dunque dire che Gesù si trova di fronte ad un obbligo che gli si impone imperiosamente: “Il Figlio dell’Uomo deve molto soffrire”, un motivo che ritorna spesso nella bocca di Gesù nel Vangelo di Luca.
Questo aspetto tragico della missione di Gesù illumina gli ultimi tre versetti del brano odierno: “Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, io vi dico, ma divisione…”(vv. 51-53). Gesù comincia con l’attaccare uno degli equivoci del messianismo temporale dei suoi contemporanei: la pace facile senza alcuna esigenza di tipo religioso. Dio dà la sua vera pace solo a coloro che rispondono lealmente al suo appello. Questa pace viene attraverso la divisione. Non è infatti a buon mercato, bensì a caro prezzo: a prezzo della vita.

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Ora Gesù annuncia la divisione all’interno di ogni casa. Luca forse sta pensando ad una situazione di persecuzione in cui i giovani hanno accolto il Vangelo, mentre i loro genitori conservano la religione tradizionale. L’evangelista Luca ha conosciuto queste dolorose conseguenze del Vangelo e ce ne dà un altro annuncio verso la fine nel discorso che Gesù fa per la fine della storia: “Sarete consegnati (davanti a Re e Governatori) persino dai genitori e dai fratelli” (21, 16). A partire dalla missione di Gesù, egli mostra come il discepolo debba anteporre l’attaccamento al Maestro ai legami familiari.

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Verso l’insegnamento di Gesù
Quando Gesù si attribuisce la missione di “gettare fuoco sulla terra”, è poco probabile che annunci con ciò il dono dello Spirito, perché mai descrive lo Spirito con questa immagine. Con questo detto Gesù pensa al fuoco del Giudizio finale con il suo duplice effetto: un fuoco che contemporaneamente purifica e castiga.
Il secondo detto: “Ho un battesimo nel quale sarò battezzato”, proviene da una tradizione antica, e la si può far risalire fino a Gesù a causa del suo carattere concreto e della sua originalità. Quale significato poteva dare Gesù stesso al suo battesimo? Per un giudeo del suo tempo, battesimo significa innanzitutto abluzione, purificazione. E’ ben nota l’importanza che Gesù annette alla vera purezza, al perdono dei peccati. Il cristianesimo primitivo collega questo perdono con la morte di Gesù, e Gesù sembra proprio averlo preceduto su questa strada pensando la sua morte a somiglianza di quella del servo sofferente di cui parla il profeta Isaia: “per le sua piaghe noi siamo stati guariti” (53, 5).
Circa il terzo detto che riguarda “la divisione” all’interno delle famiglie, possiamo dire che esso proviene da un testo fondato sul profeta Michea, dove si parla dell’insurrezione dei figli contro i genitori come una piaga del suo tempo e che precede l’avvento della salvezza e il giorno del Signore. Servendosi di Mi. 7, 6 per esprimere la divisione degli uomini di fronte a lui, Gesù vuole dunque sottolineare il carattere escatologico della sua missione: in questa divisione operata dalla sua presenza, egli vede il giudizio finale che si realizza.
Gesù è presentato come colui che viene ad accendere il fuoco del giudizio finale, colui che affronta la morte per purificare il popolo di Dio, colui che chiama ognuno ad impegnarsi dietro di lui e a rompere tutti i legami con il mondo. Luca raccoglie questi detti per applicarli alla chiesa del suo tempo. La prospettiva di Gesù era escatologica (finale); quella di Luca è più ecclesiale.

Bibliografia consultata: George, 1972; Fausti, 2011.

 
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