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13 Giugno 2021

Pubblicato il

Gesù, vincitore di Satana

di Redazione

Il piacere, l’avere e il potere: le tentazioni dell’uomo

Il 13 Febbraio, Mercoledì delle Ceneri, siamo entrati abbastanza precocemente nel “tempo forte” della Quaresima, dal momento che la Pasqua in quest’anno 2013 cadrà il 31 Marzo: una data per la Pasqua considerata convenzionalmente “bassa”, rispetto a quella che può cadere nella seconda metà di Aprile, comunemente considerata una Pasqua “alta”. Il Vangelo che sarà proclamato Domenica 17 Febbraio, la prima domenica di Quaresima, è quello delle “tentazioni” di Gesù nel deserto, nella versione ampia di Luca (4, 1-13). I vangeli sinottici (Matteo, Marco e Luca) all’unisono ci narrano l’episodio delle tentazioni di Gesù nel deserto dopo un periodo di digiuno durato quaranta giorni.

E’ lo Spirito Santo che guida Gesù nel deserto per essere tentato dal diavolo. Infatti, tutti e tre gli evangelisti sinottici collocano l’episodio delle tentazioni dopo il Battesimo di Gesù, dove il Padre aveva fatto udire la sua voce dal cielo che lo chiamava “Figlio prediletto” e lo Spirito Santo era sceso su Gesù in forma corporea, simile alla colomba. Infatti, le tentazioni sono storicamente da collegare con il battesimo che costituisce la scelta fondamentale del Cristo: la solidarietà con i fratelli, in obbedienza al Padre. Le tentazioni presentano i costi di questa scelta che gli permette di superare la ricerca dell’uomo verso il potere, di qualsiasi tipo, a fin di bene.

Evidenziamo di nuovo che è questo medesimo Spirito Santo a condurre Gesù nel deserto per essere sottoposto alla prova, come il popolo di Israele fu sottoposto alle tentazioni durante i quaranta anni trascorsi nel deserto prima di entrare nella terra promessa e come Adamo fu tentato nel paradiso terrestre. Esaminiamo in profondità ognuna delle tentazioni, così come le riporta il Vangelo di Luca.

La prima tentazione: “Se tu sei Figlio di Dio, dì a questa pietra che diventi pane” (4, 3). Satana vuole mettere alla prova Gesù nella sua identità come Figlio di Dio, esattamente come il Padre celeste lo aveva proclamato durante il Battesimo nel fiume Giordano. Da notare che Satana non vuol proporre un rimedio alla fame concreta di Gesù, quanto, invece, invitarlo a compiere un miracolo. La trasformazione magica della pietra direttamente interpellata si rivelerebbe un prodigio maggiore che dire a dei sassi di diventare pane, secondo la versione di Matteo (4, 3). Gesù attinge la risposta alla tentazione satanica dal libro del Deuteronomio (8, 2-5): “Non di solo pane vivrà l’uomo”.

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Si tratta della esortazione, rivolta al popolo dell’Antica Alleanza, di ricordare l’educazione ricevuta da Dio che si è comportato con lui come un padre con il proprio figlio: egli l’ha condotto nel deserto e gli ha fatto fare l’esperienza di mangiare la manna e della tentazione. Ma là dove Israele, figlio incredulo, aveva ceduto alla tentazione, Gesù risponde da “rabbi” (maestro) dotto e da Figlio obbediente, limitandosi a citare la lezione proposta nel Deuteronomio. Le semplici parole della Scrittura sono sufficienti al Figlio Gesù per allontanare la tentazione di utilizzare il suo potere regale sugli elementi della natura, di utilizzare la potenza della Parola di Dio al solo scopo di sfamarsi e, in seguito, di salvarsi dalla croce (Lc. 23, 35-37).
Gesù non si mostra Figlio facendo miracoli a suo vantaggio; non piega Dio all’esigenza fondamentale dell’uomo: quello del pane è il primo bisogno dell’uomo, indigente di tutto. La tentazione è quella di piegare Dio alla propria vita, oppure di piegare la propria vita a Dio: si tratta o di negare Dio, che diventa un idolo da piegare alla mia volontà, o di una religiosità falsa che sacrifica l’uomo a Dio. In tutti e due i casi l’uomo è perduto, perché perde la sua identità, che è essere immagine di Dio. E’ la prima tentazione che sempre si ripete per l’uomo: quella di non credersi “creatura” di Dio e considerarlo come antagonista e concorrente. Quest’ultima affermazione ci permette di fare un accostamento anche con Adamo, figlio di Dio disobbediente, che, dopo la prova e la caduta, dal paradiso finì nel deserto; Gesù, il nuovo Adamo, partendo dal deserto, vince la prova e riporta nel paradiso l’uomo perduto (Lc. 23, 43: il buon ladrone).

La seconda tentazione: “…se ti prostrerai in adorazione dinanzi a me, tutto sarà tuo” (v. 7). La potenza divina che Gesù manifesta nella sua vita terrena da chi la riceve, dal diavolo o dal Padre? Gesù risponde a Satana: “Il Signore, tuo Dio, adorerai: a Lui solo renderai culto” (Dt. 6, 13). La potenza di cui Gesù darà prova sarà dunque esclusivamente quella a lui concessa dal Padre, al quale soltanto egli rende culto. E’ la tentazione di ottenere il Regno con i mezzi di potere, scambiando il pensiero di Dio con quello dell’uomo. Gesù otterrà il Regno non perché adora il potere, ma lo guadagnerà proprio perché ne è libero, anche se poi il potere umano lo innalzerà fino alla croce. Ma è per mezzo della croce che Gesù inaugurerà il suo Regno: “In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso” (23, 43). Il potere esprime la stupidità e l’idolatria dell’uomo: l’uomo di potere è stupido, perché con esso pensa di raggiungere inutilmente la propria felicità; l’uomo di potere è idolatra, perché assolutizzando il potere ne fa il suo dio, il suo falso idolo davanti al quale egli invincibilmente si inginocchia.

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La terza tentazione: “…gèttati giù di qui” (v. 9), dopo che Satana ha condotto Gesù a Gerusalemme e averlo posto sul punto più alto del tempio. Nel Vangelo di Luca, Gerusalemme è il centro teologico del dramma e dell’evento di salvezza legati all’obbedienza di Cristo fino alla morte, al rigetto da parte dei suoi e alla risurrezione ad opera del Padre. A Gerusalemme si compie la lotta decisiva tra Cristo e Satana: provocare Dio con il miracolo per essere sicuri che Lui è veritiero. E’ la tentazione più diabolica e camuffata dell’uomo che si ritiene giusto: in fondo si serve Dio per servirsi di Lui; io, che già Gli ho obbedito, pretendo ora che Lui obbedisca a me! La risposta di Gesù a questa ultima tentazione non si fa attendere: “Non metterai alla prova il Signore Dio tuo” (Dt. 6, 16). Dio va obbedito, non tentato. Non deve esibirsi nei segni che chiedo per la mia sfiducia nella sua santità o per la mia disperazione nella sua infinita bontà. La mia vita è salva solo se si rimette a Lui, alla sua giustizia che ci grazia, alla sua bontà che ci santifica.
Il diavolo ritornerà “al momento fissato” (v. 13), che per Luca è quello della Passione, e sarà l’ora opportuna della salvezza per noi!

Bibliografia consultata: Smyth-Florentin, 1973; Fausti, 2011.

 
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