Gianmarco Mazzi è il nuovo ministro del Turismo e il suo insediamento apre subito un fronte politico ed economico molto preciso: usare la forza dell’Italia culturale per distribuire meglio i visitatori sul territorio. È questo il senso dell’intervento del senatore di Fratelli d’Italia Giorgio Salvitti, che lo descrive come il profilo adatto a dare continuità alla crescita del comparto e a valorizzare un Paese che resta al vertice mondiale per siti Unesco. Il passaggio arriva in una fase delicata, perché il turismo continua a produrre numeri rilevanti ma sconta ancora una concentrazione eccessiva in poche aree ad altissima pressione.
Sen. Giorgio Salvitti
Il cambio al ministero e il messaggio politico di Fratelli d’Italia
La nomina di Mazzi segna un cambio formale già definito nelle sedi istituzionali: il 3 aprile 2026 l’ex sottosegretario alla Cultura ha giurato ed è passato alla guida del Turismo, prendendo il posto lasciato vacante da Daniela Santanchè dopo l’uscita dal dicastero avvenuta il 25 marzo. Nel centrodestra la lettura è chiara: la scelta punta su una figura che unisce conoscenza del sistema culturale, rapporti con il mondo dello spettacolo e una visione fortemente legata all’identità italiana come leva di attrazione internazionale. È in questo quadro che Salvitti inserisce la sua promozione politica, insistendo sul nesso fra patrimonio artistico, cucina italiana e capacità del Paese di trasformare la notorietà in sviluppo diffuso.
Nelle parole del senatore, il punto di forza di Mazzi non sta solo nell’esperienza maturata alla Cultura, ma anche nel lavoro svolto sul dossier della candidatura della cucina italiana a patrimonio immateriale dell’Unesco, tema che amplia il concetto stesso di turismo. Non soltanto città d’arte, musei e grandi poli già affermati, dunque, ma anche territori, tavola, filiere locali, tradizioni e racconto del vivere italiano. In altre parole, una linea che prova a mettere insieme promozione, identità nazionale e ritorno economico. Per la maggioranza questa impostazione può aiutare il Paese a rendersi ancora più riconoscibile all’estero e, soprattutto, a far permanere più a lungo i visitatori in Italia.
Perché il turismo pesa sempre di più nell’economia italiana
La scelta del nuovo ministro arriva mentre il settore continua a mostrare indicatori solidi. I dati diffusi negli ultimi mesi da ENIT e dal Ministero del Turismo parlano di un’Italia in crescita sul fronte degli arrivi internazionali e delle presenze, con un peso economico che si misura in decine di miliardi di euro e con un impatto che tocca occupazione, servizi, commercio, trasporti e filiere culturali. Non è solo una voce importante del Pil: è uno dei campi in cui il Paese prova a trasformare reputazione, bellezza e qualità della vita in valore economico immediato.
Il problema, semmai, è un altro. I numeri positivi non coincidono automaticamente con una distribuzione equilibrata dei benefici. Alcune mete attirano una quantità enorme di visitatori, mentre vaste porzioni d’Italia restano ai margini dei principali circuiti. Salvitti mette l’accento proprio su questo squilibrio quando richiama l’obiettivo di spostare parte dei turisti che oggi si concentrano in una quota molto limitata del territorio verso il restante patrimonio diffuso. È un ragionamento che parla ai centri minori, alle aree interne, ai borghi, ai siti culturali meno frequentati e a quei comuni che possiedono risorse notevoli ma non riescono ancora a intercettare in modo stabile i grandi flussi.
Italia prima per siti Unesco, ma la partita vera è distribuirne il valore
L’Italia, anche nel 2025, si è confermata al primo posto nella World Heritage List dell’Unesco. È un dato che pesa, perché certifica una densità di patrimonio senza uguali e offre alla politica turistica una base potentissima di comunicazione internazionale. Però il primato, da solo, non basta. Il nodo è capire come trasformare questa ricchezza in un vantaggio più largo e meno concentrato, evitando che il marchio Italia continui a spingere quasi sempre sulle stesse destinazioni.
Qui si inserisce il compito che il centrodestra assegna a Mazzi. Da un lato consolidare i risultati già raggiunti, dall’altro aprire una fase in cui il turismo non sia letto soltanto come corsa verso le mete più celebri, ma come redistribuzione intelligente dei visitatori. Questo significa lavorare su collegamenti, promozione mirata, racconto dei territori, calendario degli eventi, sostegno agli operatori e capacità di connettere beni culturali, paesaggio, cucina, artigianato e ospitalità. Significa anche alleggerire i centri storici saturi, un tema che il Ministero stesso ha richiamato più volte parlando di una distribuzione più equa della ricchezza prodotta dal comparto.
Cosa può cambiare per territori, imprese e viaggiatori
Per cittadini e amministrazioni locali questa nomina può avere ricadute concrete solo se la linea politica verrà tradotta in misure leggibili. I territori meno battuti chiedono visibilità, collegamenti più efficienti, strumenti promozionali, reti con le imprese e una programmazione che non li lasci fuori dalle grandi campagne nazionali. Le imprese dell’accoglienza, dal canto loro, si aspettano continuità sui numeri ma anche un lavoro serio sulla destagionalizzazione e sulla permanenza media dei visitatori. Per chi viaggia, invece, la partita riguarda la qualità dell’esperienza: meno pressione in poche città, più alternative credibili, più motivi per restare qualche giorno in più e conoscere un’Italia spesso poco raccontata.
Il passaggio politico, quindi, non è solo nominale. La nomina di Mazzi viene caricata da Fratelli d’Italia di un significato preciso: rafforzare un settore che muove capitali, lavoro e reputazione internazionale, ma che deve ancora compiere il salto decisivo verso una crescita più ordinata e più estesa. Salvitti affida a questo nuovo corso un obiettivo ambizioso: fare in modo che il primato italiano per patrimonio e attrattività non resti confinato nei luoghi più noti, ma diventi occasione reale per il resto del Paese. È lì che si misurerà il valore politico di questa scelta, molto più che nella sola celebrazione del cambio al vertice.
