Gianmarco Pozzi morto a Ponza, il telefono usato dopo il decesso: il 3 luglio udienza decisiva a Cassino

Caso Gianmarco Pozzi, nuova pista sul cellulare usato dopo la morte a Ponza. Il 3 luglio a Cassino udienza sulla richiesta di archiviazione
Di Luigi Sette
Giammarco Pozzi, Gimmy, morto a Ponza
Giammarco Pozzi, Gimmy, morto a Ponza

Un telefono acceso pochi minuti dopo la morte, una chiamata partita dal cellulare di Gianmarco Pozzi e una domanda che torna con forza: chi aveva in mano quel dispositivo quando “Gimmy” era già senza vita? Il caso del campione romano di kickboxing morto a Ponza il 9 agosto 2020 arriva a un nuovo passaggio giudiziario: il 3 luglio, al tribunale di Cassino, sarà discussa la richiesta di archiviazione, mentre la famiglia insiste sulla pista dell’omicidio.

La chiamata dal cellulare di Gianmarco Pozzi e il nodo dell’archiviazione

La novità indicata dal legale della famiglia riguarda un orario preciso: le 11.21. A quell’ora, pochi minuti dopo il decesso del trentenne romano, dal telefono di Pozzi sarebbe partita una chiamata verso un amico che viveva con lui nella casa presa a Ponza. Per la famiglia non si tratta di un dettaglio marginale. Quel contatto telefonico, collocato subito dopo la morte, viene indicato come un elemento capace di modificare la lettura dell’intera vicenda.

Gianmarco Pozzi, detto Gimmy, era conosciuto nel mondo della kickboxing romana e lavorava come addetto alla sicurezza nel ristorante Blue Moon, sul porto dell’isola. Il suo corpo venne trovato nella zona di Santa Maria, in un cunicolo profondo diversi metri, dopo una caduta da un muretto. Da allora il caso resta segnato da interrogativi mai spenti: incidente, gesto volontario oppure aggressione? La famiglia ha sempre respinto la lettura più semplice e chiede che il procedimento non venga chiuso.

L’udienza del 3 luglio a Cassino avrà quindi un valore pesante. La Procura punta all’archiviazione, mentre i familiari di Pozzi chiedono che la pista dell’omicidio venga valutata alla luce degli elementi emersi negli anni. La telefonata delle 11.21 entra in questo scenario: chi avrebbe avuto accesso al cellulare di Gimmy subito dopo il decesso? E perché chiamare proprio una persona vicina alla vittima?

La morte a Santa Maria e le ferite sul corpo di Gimmy

La mattina del 9 agosto 2020 il corpo di Pozzi venne trovato in un’intercapedine, in un’area dell’isola pontina lontana dalla movida del porto. La ricostruzione iniziale aveva lasciato aperta l’ipotesi di una precipitazione. Gli accertamenti avevano anche fatto emergere la presenza di cocaina, elemento usato per valutare una possibile caduta accidentale o un’azione non pienamente lucida. La mancata autopsia, con il corpo restituito ai familiari e poi cremato, ha però reso ancora più complesso il lavoro di ricostruzione.

Nel 2022 una consulenza medico-legale firmata dal professor Vittorio Fineschi ha dato forza alla lettura sostenuta dai familiari. Le lesioni all’addome, le escoriazioni sulle cosce e la presenza di spine infisse nella cute vengono lette come segni compatibili con una colluttazione e con una pressione esercitata contro il muretto prima della caduta. Non una semplice perdita di equilibrio, quindi, ma una dinamica più violenta, nella quale Pozzi sarebbe stato trattenuto, spinto e poi fatto precipitare nel corridoio sottostante.

Il passaggio più delicato riguarda proprio la compatibilità delle ferite. La canalina presente nell’intercapedine non sarebbe sufficiente, nella lettura del consulente, a spiegare i segni rilevati sul corpo. Da qui la tesi di un contatto fisico avvenuto prima della precipitazione, in un campo vicino al muretto. Una ricostruzione che, se valorizzata sul piano investigativo, porterebbe il caso lontano dall’ipotesi del suicidio o dell’incidente.

Ponza, il contesto della droga e i legami emersi dopo la morte

La morte di Gianmarco Pozzi è rimasta legata anche a un altro filone: lo spaccio di cocaina sull’isola e i rapporti con gruppi attivi a Roma e in alcune zone del litorale. Pochi giorni dopo il decesso, le indagini antidroga portarono ad arresti che coinvolsero persone conosciute da Gimmy, compreso un amico stretto e il titolare del locale per cui lavorava. Le piazze citate nelle attività investigative andavano dal Laurentino 38 a Casal Bernocchi, da Dragoncello a Casal Palocco, da Ponte di Nona alla Magliana, con collegamenti anche su Ponza.

Questo contesto non basta, da solo, a spiegare la morte del kickboxer. Offre però una cornice utile per comprendere perché la famiglia continui a chiedere approfondimenti. Pozzi viveva sull’isola per lavoro, conosceva molte persone dell’ambiente notturno e si muoveva in un contesto nel quale sicurezza dei locali, frequentazioni estive, interessi economici e giri di droga potevano incrociarsi. Proprio per questo la telefonata partita dal suo cellulare dopo il decesso viene ritenuta un passaggio da chiarire fino in fondo.

 
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