Gianni Alemanno, ex sindaco di Roma, ha condiviso le sue riflessioni in una lettera dal carcere di Rebibbia, dove sta scontando la sua pena. A quasi nove mesi dall’inizio della sua detenzione, l’ex primo cittadino descrive un evento che definisce un vero e proprio “miracolo”: l’Assemblea capitolina straordinaria ospitata all’interno dell’istituto penitenziario.
Alemanno racconta l’Assemblea Capitolina straordinaria di Rebibbia
Era il 23 settembre quando questo episodio singolare ha preso forma, suscitando emozioni contrastanti nell’uomo che un tempo guidava la capitale.
Dalla poltrona di sindaco a una sedia in cella
Alemanno descrive con parole cariche di sentimento il momento in cui si è seduto accanto ai consiglieri comunali, non più come loro pari o superiore, ma come detenuto. Le sue riflessioni hanno un sapore agrodolce, raccontando la strana sensazione di trovarsi ancora al centro della politica romana ma da una prospettiva completamente diversa. “Immaginatevi i miei sentimenti”, scrive, mentre ripercorre quel giorno così fuori dall’ordinario.
Il viaggio interiore di Alemanno
L’evento non è stato solo formale. Ha permesso ad Alemanno di riflettere sul significato della sua nuova realtà e sulla capacità del carcere di trasformare persone e situazioni. La sua esperienza diventa una sorta di viaggio interiore che si intreccia con il quotidiano dell’istituto penitenziario e con la partecipazione dei consiglieri alla vita dei detenuti, creando un ponte tra due mondi spesso distanti.
Il simbolismo di un incontro
L’Assemblea straordinaria a Rebibbia non ha avuto solo valenza amministrativa. Rappresenta per Alemanno e per molti altri detenuti un simbolo potente: quello dell’apertura verso l’esterno e della possibilità di redenzione e cambiamento. Un incontro che va oltre le mura del carcere, capace di provocare riflessioni profonde sia nei partecipanti che nei lettori delle sue parole.