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21 Settembre 2021

Pubblicato il

Giustizia, cause civili in calo del 20% rispetto al 2014

di Redazione
Il dato è emerso in base ad un monitoraggio su un campione di 10 Tribunali

“Possiamo dire che la febbre del sistema è scesa in modo consistente”. Lo afferma con soddisfazione il  ministro della Giustizia Andrea Orlando presentando i dati aggiornati sullo stato del contenzioso della giustizia civile. Le liti giudiziarie, con particolare riferimento a separazioni e divorzi, sono in calo del 20%  rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso.

Durante la conferenza stampa in Via Arenula, Orlando ha spiegato che, per il monitoraggio periodico dell’impatto della riforma civile sul numero delle cause, sono stati tenuti sotto osservazione i dati di Bari, Bergamo, Campobasso, Firenze, Latina, Livorno, Marsala, Reggio Calabria, Torino, Torre Annunziata piu’ Genova, Milano, Napoli, Palermo, Roma. Il campione considerato rappresenta circa il 30 per cento del totale degli iscritti nazionali nel settore civile.

Per quanto riguarda il flusso in ingresso di nuove cause, la domanda di giustizia ordinaria  nel settore civile ordinario era già  scesa del -13,8% nel 2014 rispetto all’anno precedente. Questo andamento decrescente è confermato anche a gennaio 2015 dove si rileva, in tutti e 15 i Tribunali presi a campione, un calo tendenziale del -20% di nuove cause civili iscritte.

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Sul fronte delle separazioni e dei divorzi in Tribunale si registra una percentuale di calo del 30%  se si prende come riferimento gennaio 2015 rispetto allo stesso mese dell’anno precedente.

“I risultati sono assai confortanti”, spiega Orlando pur precisando che “si tratta di numeri che non rappresentano un dato consolidato ma, con tutti i benefici di inventario, la tendenza registrata è addirittura migliore di quella che ci aspettavamo, con risultati anche abbastanza omogenei” tra i territori. “La riduzione drastica della cause in ingresso- aggiunge il guardasigilli- ci consente di dire che le norme funzionano”.

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“Il sistema è in grado di smaltire ogni anno circa cinque milioni di procedimenti. Tanto più si abbassa questa asticella, tanto più il ‘delta’ può essere riempito con l’arretrato- detto ancora il ministro della Giustizia- oggi le cause in ingresso sono 5 milioni: se arrivassero a 4 milioni, l’arretrato (che conta 3 milioni e 500 mila cause) si smaltirebbe in tre o quattro anni.

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Inoltre, ha concluso Orlando, il Governo “a breve stanzierà 10 milioni di euro per gli sgravi fiscali agli arbitrati”.

Il calo delle cause civili è sicuramente dovuto, come afferma il Ministro della Giustizia, alle misure alternative ai giudizi contenziosi adottate dal Governo. Ci riferiamo agli istituti della mediazione, dell'arbitrato e della negoziazione assistita.

Per quanto riguarda la mediazione, però, valgono le riserve di natura costituzionale sulla sua obbligatorietà in certe materie che già in passato è stata oggetto di pronuncia negativa da parte della Consulta e che, cionostante, è stata reintrodotta dal legislatore. In alcuni casi (sinistri stradali e materia bancaria) una interpretazione neanche tanto maliziosa ha fatto riferimento ad una strizzatina d'occhio del Governo agli interessi economici delle assicurazioni e delle banche non aggredibili immediatamente in via contenziosa, ma solo dopo aver espletato la procedura di mediazione obbligatoria.

Per le altre misure rimane il dubbio che un accordo stipulato fuori del Tribunale, anche se in presenza dei legali, sia effettivamente la risoluzione del problema giudiziario nel rispetto del diritto e delle reali aspettative dei soggetti interessati e non una soluzione di ripiego imposta dalla legge.

Ultimo elemento, che certo il Ministro non può citare ma che ha sicuramente contribuito a far calare il numero dei processi, è il costo esorbitante ed ormai divenuto insostenibile per affrontare un giudizio civile.

Di tutti, questo è l'elemento peggiore messo in atto dal Governo che ha inteso scoraggiare la litigiosità aumentando in modo esponenziale i costi giudiziari. Permettendo in tal modo di ricorrere alla pronuncia giurisdizionale solo alla classe più abbiente e negando giustizia alle fasce più deboli

 

 
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