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12 Maggio 2021

Pubblicato il

Governo Conte Bis: La crisi politica tra poltrone, posti e sedie

di Redazione

Matteo Salvini lo ha ribadito ancora ieri sera: "Vince il partito delle poltrone", mentre Giorgia Meloni tuitta contro il "patto delle poltrone"

"Le poltrone non ci interessano". E' la frase di rito ripetuta più e più volte durante questa crisi di agosto. I politici, un po' tutti, l'hanno usata questa parola, poltrone: chi per allontanare l'idea mefitica di un "patto di potere" chi per evocare l'immagine di un tavolo apparecchiato "solo per spartirsi i ministeri". Matteo Salvini lo ha ribadito ancora ieri sera: "Vince il partito delle poltrone", mentre Giorgia Meloni tuitta contro il "patto delle poltrone". Ma Di Maio intervistato dal Corriere della Sera lo ha ribadito: "Non me ne importa nulla della poltrona". Dubbioso ancora qualche ora fa Andrea Orlando che su Facebook scrive: "Sono tre giorni che aspettiamo di parlare dei problemi del Paese mentre i 5 stelle parlano solo di poltrone".

Insomma, tutti sembrano "disinteressati all'oggetto", come ha scritto Massimo Rebotti sul Corriere della Sera e "la vera novità, a questo punto, sarebbe qualcuno che ammettesse invece che sì, a lui la «poltrona» interessa". Anche perché, di poltrone in palio ce ne sono molte. "Quattrocento poltrone da assegnare nell'arcipelago delle società pubbliche. È la dote che la crisi di governo aperta da Matteo Salvini consegna al nuovo esecutivo che verrà, nel quale potrebbe rientrare il Pd, cioè lo stesso partito che ha messo l’imprimatur a quasi tutti gli incarichi in scadenza", ha scritto Il Sole 24 Ore.

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Eppure, insiste Rebotti "al netto della cattiva fama che la poltrona porta con sé (probabilmente per l'immagine di comodità che richiama), qualcuno che si assuma la responsabilità e si metta, senza ipocrisie, ai posti di comando, ci vuole". E allora suggerisce: "Al limite, chiamatele sedie". Oppure, rilancia Aldo Cazzullo sempre sul Corriere della Sera, "i posti. Posti, non poltrone, parola che andrebbe abolita: la presidenza del Consiglio e i ministeri non sono pezzi d'arredamento". Ma che siano poltrone, posti o sedie, "sappiamo qual è la priorità" sottolinea Cazzullo e "di questo finora si è parlato. Chi fa il premier, chi fa il commissario europeo. A me l'Economia, a te gli Interni. Ma per fare cosa? Aumentare o abbassare le tasse? Rendere il lavoro più o meno flessibile?".

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