Gra, sette morti da gennaio: il Raccordo di Roma diventa un caso sicurezza

Sette vittime da gennaio sul Gra: dopo la morte di Tiziano Trifelli cresce l’allarme per moto, controlli e sicurezza stradale a Roma
Di Lina Gelsi
Grande Raccordo Anulare, traffico, moto
Grande Raccordo Anulare

Tiziano Trifelli, 40 anni, è morto ieri poco dopo le 12.30 sul Grande Raccordo Anulare di Roma, carreggiata interna, nel tratto fra gli svincoli Anagnina e Tuscolana. La sua moto è scivolata sull’asfalto per oltre 150 metri. I soccorsi del 118 sono arrivati rapidamente, ma per lui non c’è stato nulla da fare. È la settima vittima dall’inizio dell’anno sulle corsie del Gra, un numero che trasforma la cronaca in una domanda pubblica: quanto è diventato pericoloso percorrere il Raccordo, soprattutto in moto?

Il Grande Raccordo Anulare e l’allarme incidenti mortali a Roma

Il Gra non è una strada come le altre. È una cintura urbana, una tangenziale metropolitana, un’autostrada di attraversamento e, spesso, una via quotidiana per migliaia di pendolari. Questa natura ibrida lo rende più fragile. Nelle stesse corsie convivono automobili, furgoni, mezzi pesanti, scooter e moto ad alte prestazioni. A ogni svincolo cambiano velocità, traiettorie, distanze di sicurezza. Basta un rallentamento improvviso, una manovra azzardata o una distrazione per trasformare pochi secondi in una tragedia.

La morte di Trifelli arriva in un momento già segnato da una sequenza pesante di incidenti. Pochi giorni prima, sempre sul Raccordo, un uomo di 35 anni, Antony Josue, aveva perso la vita dopo essersi fermato per prestare soccorso a un automobilista all’altezza della Tuscolana. Anche quell’episodio ha riportato al centro il tema della sicurezza nei tratti più esposti, dove la velocità del flusso rende pericoloso perfino fermarsi in emergenza.

Perché le due ruote pagano il prezzo più alto sul Gra

Per chi viaggia in moto, il margine di errore è minimo. L’asfalto non perdona. Una perdita di aderenza, un cambio di corsia improvviso, un urto laterale o una frenata violenta possono avere conseguenze letali. La dinamica esatta dell’incidente costato la vita a Tiziano Trifelli sarà ricostruita dagli accertamenti, ma il dato già evidente è la vulnerabilità dei motociclisti su una strada ad alta intensità di traffico.

Le due ruote sono più esposte anche per un altro motivo: spesso devono muoversi in un ambiente pensato quasi soltanto per le auto. Barriere, giunti, corsie di immissione, rampe, segnaletica e pavimentazione incidono in modo diverso su chi guida una moto. Un fondo stradale non uniforme, una chiazza, un detrito o una frenata improvvisa davanti a sé possono diventare elementi decisivi.

Il tema non riguarda soltanto il comportamento individuale. La prudenza è indispensabile, ma non basta se il sistema viario non riduce i fattori di rischio. Controlli, manutenzione, segnaletica visibile, limiti credibili e interventi nei punti più pericolosi devono procedere insieme. Altrimenti ogni incidente resta un fatto isolato solo in apparenza.

Cosa si può fare per evitare nuove vittime sul Raccordo

Il primo intervento riguarda la mappatura dei tratti più critici. Non tutti i chilometri del Gra hanno lo stesso livello di pericolo. Alcuni punti concentrano più incidenti per geometria, intensità del traffico, corsie di ingresso e uscita ravvicinate, scarsa fluidità o condizioni dell’asfalto. Individuarli con precisione significa poter agire prima, non soltanto dopo l’ennesima tragedia.

Servono poi controlli mirati, non episodici. La velocità resta uno dei fattori più gravi, ma sul Raccordo contano anche la distanza di sicurezza, l’uso del telefono, i cambi di corsia improvvisi, la guida aggressiva e il mancato rispetto delle precedenze nelle immissioni. Una presenza più visibile delle pattuglie nei momenti di maggiore traffico può avere un effetto immediato sui comportamenti.

Un altro capitolo riguarda la manutenzione. Per le auto, una piccola irregolarità del fondo può essere un disagio. Per una moto può essere un pericolo reale. L’asfalto va controllato con maggiore frequenza, soprattutto dopo piogge intense, lavori, urti contro le barriere o incidenti precedenti. Anche la pulizia delle corsie è decisiva: detriti, pezzi di pneumatico, frammenti metallici e materiale perso dai mezzi pesanti possono diventare trappole.

Roma e Lazio davanti a una scia di lutti sulle strade

La morte di Trifelli non è un episodio che resta chiuso dentro il perimetro del Gra. Nelle stesse ore il Lazio ha registrato altre vittime della strada. Gabriela Pantaleon Rodriguez ha perso la vita in uno scontro frontale sulla Verentana, nel Viterbese, nel tratto compreso fra Capodimonte e Valentano. Nel Frusinate, Marco Crescenzi, 41 anni, è morto al San Camillo dopo un incidente in moto sulla Monti Lepini. Nel Viterbese è stato ricordato anche Luciano Riccardi, 68 anni, altra vittima sulle strade della Tuscia.

Questa sequenza impone uno sguardo più ampio. La sicurezza stradale non può essere affrontata solo nei giorni del dolore. Roma e il Lazio hanno bisogno di una strategia continua, fatta di prevenzione, infrastrutture curate, controlli, educazione alla guida e risposte rapide sui tratti dove gli incidenti si ripetono.

Il Grande Raccordo Anulare resta una delle arterie più importanti della Capitale. Ma proprio per questo non può essere trattato come una strada ordinaria. Ogni giorno vi passano lavoratori, famiglie, studenti, autotrasportatori, motociclisti. Chi lo percorre non sta accettando un rischio inevitabile. Sta usando un’infrastruttura pubblica che deve garantire il massimo livello possibile di sicurezza.

 
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