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Guardia di Finanza: maxi sequestro da 93 milioni tra Roma e Viterbo, coinvolta la criminalità cinese

L'operazione ha coinvolto ben 244 soggetti nelle province di Roma e Viterbo. Due società sono accusate di somministrare manodopera a ristoranti, resort e case di riposo senza versare i dovuti contributi previdenziali
Di Alessandra Monti
Guardia di Finanza
Guardia di Finanza (Foto di repertorio)

Una vasta operazione della Guardia di Finanza ha portato alla luce un complesso intreccio tra imprenditoria illecita e riciclaggio di denaro, svelando un sistema ben oleato che aveva intaccato il tessuto economico tra Roma e Viterbo.

Guardia di Finanza: 93 mln di euro sequestrati tra Roma e Viterbo

Al centro di questa rete ci sono due società accusate di somministrare manodopera a ristoranti, resort e case di riposo senza versare i dovuti contributi previdenziali. Un modus operandi che ha generato una maxi frode fiscale del valore di 65 milioni di euro.

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Una frode da 93 milioni: i dettagli dell’operazione

Il sequestro, del valore complessivo di 93 milioni di euro, è stato eseguito dalla Guardia di Finanza su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia. L’operazione ha coinvolto ben 244 soggetti tra persone fisiche e giuridiche nelle province di Roma e Viterbo. L’inchiesta ipotizza reati che spaziano dall’associazione per delinquere al riciclaggio fino al trasferimento fraudolento di valori.

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Indagini fiscali: da dove tutto è iniziato

Tutto è partito da meticolosi controlli fiscali condotti dai gruppi investigativi della Guardia di Finanza sia a Viterbo che a Roma. Queste indagini hanno permesso di identificare due organizzazioni criminali attive nei settori della ristorazione, catering, logistica e altri servizi alle imprese.

Le organizzazioni erano strutturate per evadere sistematicamente tasse e contributi attraverso l’utilizzo strategico di società intestate a prestanome.

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Il ruolo centrale della criminalità cinese

Le inchieste hanno inoltre fatto emergere un legame diretto con la criminalità organizzata cinese. Due coniugi cinesi sono stati identificati come figure chiave nel processo di riciclaggio dei fondi illeciti. La coppia avrebbe trasferito all’estero oltre 28 milioni di euro utilizzando il “Fei Ch’ien”, un sistema tradizionale di trasferimento informale di denaro ampiamente impiegato nella comunità cinese e negli ambienti malavitosi.

Lotta alla criminalità economica

La scoperta ha sollevato preoccupazioni significative tra le autorità locali e nazionali, suscitando una forte risposta delle istituzioni preposte alla lotta contro la criminalità economica. Mentre le indagini proseguono per accertare ulteriormente le responsabilità individuali, si guarda già agli effetti che questa operazione avrà sul settore imprenditoriale locale e sui rapporti commerciali internazionali.

 
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