Negli ultimi anni in Italia si sta diffondendo un nuovo modo di intendere la vita nella terza età: non più case di riposo né residenze sanitarie, ma condomini moderni e accoglienti, pensati per persone anziane autosufficienti che cercano indipendenza, relazioni e sicurezza. È il modello dei cosiddetti “condomini di lusso per anziani”, realtà che stanno trasformando l’idea stessa di invecchiamento e di socialità. A Torino, Siena, Trieste, Bari e adesso anche a Roma e nel Lazio, nascono strutture di questo tipo: veri e propri complessi residenziali dotati di palestra, ristorante, concierge, spazi verdi e assistenza discreta ma costante.
Il nuovo abitare senior con autonomia e protezione
Quando Laura, quasi ottant’anni, ex psicologa e insegnante, ha lasciato la sua grande casa a Torino, lo ha fatto non per necessità ma per scelta. “Volevo un luogo dove poter ancora essere me stessa, ma con qualcuno vicino”, racconta. Oggi vive in un trilocale elegante con un laboratorio artistico dove dipinge e scrive frasi sul muro bianco, il suo modo per “gestire il giorno prima che sia lui a gestire me”. La sua esperienza non è isolata. Sempre più italiani della fascia over 70, spesso soli o con figli lontani, decidono di trasferirsi in questi complessi, dove l’autonomia individuale si coniuga con un ambiente sicuro e stimolante.
Secondo i dati Istat, a gennaio 2024 gli over 65 rappresentavano un quarto della popolazione italiana. L’Inps ha stimato che circa 1,2 milioni di pensionati percepiscono più di 3.000 euro al mese: un segmento di popolazione che, pur non rappresentando la maggioranza, dispone di un reddito sufficiente per accedere a formule abitative di qualità.
Un fenomeno in crescita che risponde a un bisogno sociale
“Il 25% degli anziani che vivono oggi in RSA è autosufficiente ma non ha alternative”, spiega al Corriere della Sera Luca Landini, amministratore delegato di Specht Group Italia, società leader nel settore del senior living. “I condomini di lusso sono una risposta concreta a questa domanda: offrono indipendenza, servizi, socialità e assistenza leggera, tutto nello stesso luogo”.
Le cifre confermano l’interesse crescente: se prima del 2020 in Italia si apriva una struttura all’anno, nel 2026 saranno almeno tre. Un ritmo che indica come la domanda sia ormai strutturale. Maria Rosa Musto, ceo di Guild Living Italy, sottolinea, sempre al Corsera un altro aspetto: “Chi sceglie queste formule non è solo chi può permettersele economicamente, ma chi ha una mente aperta, chi è abituato a reinventarsi. Persone che hanno saputo guardare avanti anche nelle difficoltà”.
Comfort e relazione: la quotidianità nei condomini per anziani
Gli appartamenti sono moderni, luminosi, con cucine attrezzate e servizi digitali per la sicurezza domestica. In molti complessi sono previsti il gerontologo, il fisioterapista e la telemedicina. Le attività quotidiane variano: ginnastica dolce, laboratori culturali, corsi di pittura, lezioni di yoga o serate musicali.
“Non è un luogo dove ci si ritira, ma dove si continua a vivere”, dice Franco Fusaro, 77 anni, ex sindacalista trasferitosi da Latina a Siena insieme alla moglie Teresa. “Avevamo una villa troppo grande e vuota. Qui non dobbiamo pensare alla manutenzione o alle bollette, e soprattutto non siamo soli”.
I costi oscillano tra i 2.000 e i 3.500 euro al mese, a seconda dei servizi scelti. Ma sono previsti anche progetti di housing senior pubblico, con canoni più bassi, intorno ai 1.500-1.800 euro. “Alcuni immobili pubblici inutilizzati potrebbero essere riconvertiti – spiega Landini – in residenze a costi calmierati, per permettere a più persone di accedere a questo modello”.
La sfida delle città e delle istituzioni
Il fenomeno apre una riflessione ampia sul ruolo delle città e delle istituzioni. La popolazione italiana invecchia rapidamente e i modelli familiari tradizionali non garantiscono più il sostegno di una volta. Gli anziani autosufficienti rappresentano una risorsa preziosa, ma anche una categoria che chiede nuovi servizi e nuove forme di socialità.
Le amministrazioni locali, in particolare nei grandi centri urbani, stanno valutando incentivi e partenariati pubblico-privati per favorire la nascita di residenze integrate, con spazi comuni aperti anche alla cittadinanza: cinema, giardini, sale per corsi e incontri. Un modo per evitare la segregazione e mantenere viva la connessione con la comunità.
Dalla solitudine alla comunità: il valore umano del progetto
“Il nostro compito è occuparci prima di tutto del benessere emotivo delle persone – sottolinea Musto – perché è l’equilibrio interiore a influenzare la salute, non il contrario”. È la filosofia che guida molte di queste iniziative, nate dal modello americano ma adattate alla cultura italiana, più legata al senso di casa e di appartenenza.
Tosca Conti, 81 anni, romana, lo racconta così: “Ho trovato un posto dove posso sentirmi utile. Organizzo il cinema della domenica, partecipo ai pranzi all’aperto, ho ancora la mia libertà ma anche qualcuno che mi ascolta”.
Un equilibrio delicato ma possibile: un modo nuovo di affrontare la vecchiaia senza paura, con dignità e serenità. Perché, come scrive Laura sul suo muro bianco, “il tetto si è bruciato, finalmente posso vedere il cielo”.