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I vini del Lazio convincono e sorprendono: al Vinitaly 2025, il Consorzio Roma Doc è protagonista

Al centro di questa nuovo interesse per i vini del Lazio c’è il Consorzio Roma Doc, che rappresenta una rete di produttori con un progetto identitario
Di Lina Gelsi
Donne che bevono calice di vno. pexels-elly-fairytale
Donne che bevono calice di vno. pexels-elly-fairytale

A Verona, tra i corridoi del Vinitaly 2025, ci sono regioni che parlano con voce chiara e riconoscibile. E quest’anno, quella del Lazio è una di quelle che si sentono meglio. Non è solo una questione di numeri – che comunque ci sono – ma di attenzione, di sguardi, di richieste di assaggi ripetuti.

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Un’identità che si fa riconoscere: il Lazio del vino non chiede più il permesso

Nel padiglione della Regione Lazio si percepisce una curiosa miscela di orgoglio e stupore: orgoglio da parte dei produttori, che finalmente vedono riconosciuto il lavoro degli ultimi anni, e stupore da parte di buyer e appassionati che forse, fino a poco fa, non immaginavano che da queste terre potessero nascere etichette così precise, eleganti e coerenti.

Chi ci lavora lo sa: il Lazio ha vissuto a lungo all’ombra di altri territori. Eppure, proprio questa condizione ha forse spinto tanti vignaioli a non cercare scorciatoie. La qualità, qui, è arrivata in silenzio. Ma quando ha bussato alla porta del grande pubblico, ha trovato orecchie più attente e palati pronti a lasciarsi sorprendere.

Il Consorzio Roma Doc: una visione che ha preso forma

Al centro di questa narrazione ritrovata c’è il Consorzio Roma Doc, che non solo tutela e promuove una denominazione giovane (è nata nel 2011), ma rappresenta una rete di produttori che hanno deciso di credere in un progetto identitario. A guidare il Consorzio è Rossella Macchia, già general manager Poggio Le Volpi, che al Vinitaly si muove tra stand e incontri con una lucidità operativa non comune. Dietro i sorrisi ci sono strategie, dietro le strette di mano accordi in progress.

“Abbiamo fatto squadra – dice Rossella – e questo ha fatto la differenza. Roma Doc non è una semplice etichetta, è un territorio che parla in modo contemporaneo. Non inseguendo mode, ma trovando un proprio tono di voce”. Le sue parole non arrivano come slogan, ma come sintesi di un percorso fatto di sperimentazioni e confronti, in vigna e in cantina.

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I vini Roma Doc – dal Bianco al Rosso fino alle versioni spumantizzate – si distinguono per pulizia aromatica, bevibilità e rispetto per i vitigni autoctoni. Si avverte un equilibrio: non c’è voglia di stupire con effetti speciali, ma di costruire fiducia. E chi passa allo stand lo percepisce.

Poggio Le Volpi, una collezione di carattere

All’interno del padiglione laziale, la cantina Poggio Le Volpi di Monte Porzio Catone si è presentata con una gamma che racconta molto bene il momento di maturità enologica della cantina. Non è solo questione di etichette ben fatte, ma di coerenza stilistica e varietà. Ogni vino sembra rispondere a un’intenzione precisa, senza forzature.

A partire dal Baccarossa – potente, materico, ma mai sgraziato – e dal Barcaccia, un Cabernet Franc dalla personalità netta, ben distinta e in grado di mostrare il volto più internazionale del Lazio. Ma è stato anche il momento del debutto di un nuovo rosso, ancora in fase di definizione commerciale, che ha colpito per equilibrio e profondità, lasciando intravedere un potenziale evolutivo notevole.

Accanto a queste etichette più intense, spiccano vini dalla struttura più agile e fortemente identitaria. Il Donnaluce, un bianco aromatico e avvolgente, è ormai un piccolo classico contemporaneo, affiancato dalla versione Donnaluce Rosato, che ha trovato grande consenso tra chi cerca un rosato mediterraneo ma pulito, floreale, gastronomico.

La linea Retroterra è stata un’altra delle belle sorprese di questa edizione del Vinitaly: il Pinot Nero ha convinto per precisione e finezza – qualità non scontate nel centro Italia – mentre il Pinot Grigio e il Vermentino hanno dimostrato che freschezza e immediatezza possono convivere con eleganza e senso del territorio. Non si tratta di etichette “di ingresso”, ma di vini con una dignità stilistica ben precisa, che parlano a un pubblico ampio senza abbassare il livello qualitativo.

Chi ha visitato lo stand della cantina ha avuto la sensazione di trovarsi davanti a un progetto solido, in cui ogni scelta varietale e ogni intervento in cantina è il frutto di una direzione chiara, coerente con le ambizioni del marchio e con l’identità di Monte Porzio Catone, territorio di grande potenzialità ancora non del tutto esplorato.

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Una regione che si racconta con il calice

Il Lazio, oggi, non è solo Frascati o Cesanese. È anche – e forse soprattutto – una regione che sta ridefinendo i propri confini sensoriali. Al Vinitaly, il racconto si articola in modo coerente: nei banchi di assaggio, nei laboratori guidati, nelle masterclass dedicate ai vini vulcanici della provincia romana, ai bianchi da Malvasia Puntinata, ai rossi che sorprendono per profondità.

E poi c’è Roma, che da sola è un brand, un’icona, ma che nel mondo del vino fino a qualche anno fa sembrava restare ai margini. Oggi non è più così. Le bottiglie Roma Doc girano, vengono ordinate nei ristoranti anche fuori regione, suscitano interesse nei mercati esteri. La città eterna è diventata anche un vino. E non è solo questione di marketing: c’è un’anima, una narrazione agricola che si sta strutturando, con radici antiche e tecniche moderne.

Uno slancio che parte da Verona, ma guarda molto più lontano

Vinitaly è una vetrina, certo, ma anche un termometro. E quest’anno, per il Lazio, la temperatura è decisamente salita. Le visite allo stand della Regione sono costanti, le richieste di campionature aumentano, i contatti B2B si moltiplicano. Ma il dato più interessante è un altro: i commenti, spesso spontanei, di chi ha scoperto con piacere che nel Lazio si fanno vini “seri”, “moderni”, “da riassaggiare con calma”.

Quel tipo di giudizio che non arriva per simpatia, ma perché si è trovato qualcosa di vero nel bicchiere. E quando questo succede, il passaparola – nel mondo del vino – è ancora più potente di qualsiasi campagna promozionale.

 
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Economia

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