Quando la musica incontra la strada: il viaggio di Silvana Di Liberto
C’è un momento in cui un’artista decide di cambiare linguaggio, non per abbandonare quello che conosce, ma per esplorare una forma nuova di espressione. È il caso di Silvana Di Liberto, cantante siciliana trapiantata da anni nel profondo ovest della Spagna, a un passo dal Portogallo, dove l’eco dell’Atlantico si mescola con la spiritualità del Cammino di Santiago. Nota per la sua voce eclettica, capace di muoversi tra cinque lingue e molteplici generi, Silvana ha attraversato la pandemia come una vera interprete dell’umano: portando musica, conforto, ponti emotivi.
Poi ha scelto di raccontare un altro tipo di viaggio. Non sul palco, ma tra le pagine di un libro. Il Cammino di Santiago (a modo mio) non è una guida, non è un diario in senso stretto. È un documento personale e narrativo che offre uno sguardo intimo e schietto sul pellegrinaggio più emblematico d’Europa.
Un viaggio vissuto, non raccontato per sentito dire
Quello di Silvana è un Cammino del 2005. Un’epoca che oggi pare lontanissima, dove internet era ancora un accessorio e i cellulari servivano solo per chiamare. Il suo racconto prende forma in un tempo che favoriva la lentezza, l’ascolto, la vera immersione nei luoghi e nei volti. È questa distanza temporale a rendere la narrazione ancora più autentica: nessuna scorciatoia digitale, nessuna condivisione in tempo reale, solo il respiro lungo di una strada percorsa con le proprie forze.
Attraverso la sua scrittura, Silvana trasmette la fatica fisica e mentale, ma anche la gratificazione di ogni traguardo raggiunto. Dal passo iniziale nei Pirenei fino all’arrivo nella mistica Galizia, ogni segmento del cammino diventa una metafora. Della resistenza, della scoperta, dell’abbandono di certezze. La sua voce, talvolta letteralmente intonata lungo il tragitto, si fa strumento di connessione con altri pellegrini, aggiungendo una dimensione sonora e collettiva all’esperienza.
Le geografie interiori di un pellegrinaggio laico e profondo
Ciò che colpisce nella lettura è l’assenza di retorica: il Cammino non viene santificato né idealizzato. È un percorso duro, pieno di dubbi, vesciche, silenzi troppo lunghi, ma anche di incontri che modificano lo sguardo. Silvana ci parla dei luoghi come si racconta un’amicizia lunga: con gratitudine, ma senza filtri. Dai boschi antichi della Navarra alle piazze lastricate della Castiglia, fino agli orizzonti umidi della Galizia, le descrizioni non sono mai cartoline, ma visioni vissute, impregnate di sudore, pioggia, odori e piccole epifanie.
Nel suo racconto trovano spazio le persone comuni: l’anziana che offre acqua fresca, il pellegrino giapponese che non parla una parola d’inglese, il panettiere che ogni mattina la saluta come se la conoscesse da sempre. Non sono comparse, ma parti attive della narrazione, perché per Silvana il Cammino è fatto soprattutto di umanità condivisa.
Jazz, introspezione e cultura popolare: un mix raro
Non è un caso che a scrivere un libro del genere sia stata una musicista. L’orecchio di Silvana coglie ritmi, accenti, inflessioni che altri autori potrebbero ignorare. La sua passione per il jazz si riflette in una prosa sincopata e mobile, capace di alternare profondità e leggerezza. Ci sono riflessioni sulla solitudine, sulla fede, sull’idea di casa e identità, ma anche spazi per la risata, la disorganizzazione, le gaffe linguistiche, le zuppe mal riuscite.
E poi c’è la cultura: il libro è punteggiato di riferimenti gastronomici, architettonici, storici. Non tanto come esercizio erudito, quanto come modo di immergersi davvero in un Paese che l’ha accolta e affascinata. La Spagna che racconta Silvana è quella rurale, ospitale, talvolta burbera ma sempre viva, e si distingue nettamente dalle rappresentazioni turistiche.
Oltre la meta: un invito a riscoprire la semplicità e il dubbio
Il titolo – a modo mio – non è un vezzo. È la chiave di lettura dell’intero progetto. Perché il libro è anche una difesa del diritto di percorrere la vita secondo i propri tempi, con deviazioni, soste e ritorni. Silvana non cerca di convincere nessuno a intraprendere il Cammino, ma chi legge si sentirà comunque chiamato a riconsiderare la propria traiettoria.
Pubblicato in lingua spagnola sulla rivista ufficiale della Federación Española de Asociaciones de Amigos del Camino de Santiago nel dicembre 2023, Il Cammino di Santiago (a modo mio) ha già trovato una sua eco nei circoli dei pellegrini e nei lettori alla ricerca di autenticità. La versione italiana è disponibile su Amazon, senza clamori di marketing, ma con la forza silenziosa delle cose vere.
In un tempo in cui tutto è filtrato, velocizzato e semplificato, il libro di Silvana Di Liberto offre una pausa. Non solo dal rumore, ma anche dalle aspettative imposte. È una camminata lenta tra parole e ricordi, tra passato e presente, tra musica e silenzio. E, forse, è proprio lì che comincia il vero viaggio.
“Il Cammino di Santiago (a modo mio)” presentato l’8 maggio all’Università di Palermo
“Il Cammino di Santiago (a modo mio)” sarà presentato presso l’Università di Palermo (UniPa) in occasione della Settimana delle Biblioteche, l’8 maggio. “Se vi fa piacere partecipare, siete i benvenuti! Un grazie di cuore al dott. Massimo Denaro, Responsabile della Biblioteca Interdipartimentale di Discipline Umanistiche, per aver reso possibile questo evento, e alla prof.ssa Ilaria Sabbatini, che dialogherà con me sul libro. Un ringraziamento speciale anche all’ACI – Automobile Club d’Italia, delegazione Giurintano, che offrirà in omaggio una piccola tazza a tutti coloro che acquisteranno il mio libro, sia in formato cartaceo che ebook, anche su Amazon”, ha scritto l’autrice sul suo profilo Facebook.