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06 Luglio 2020

Pubblicato il

Il caso di Giacomo, il figlio di Loretta Rossi Stuart

di Redazione

Loretta Rossi Stuart, attrice e show girl, autrice anche di alcune rubriche sul nostro giornale, ci racconta un caso personale, doloroso e urgente

Loretta Rossi Stuart, attrice e show girl, autrice anche di alcune rubriche sul nostro giornale, ci racconta un caso personale, doloroso e urgente. L'ingiusta detenzione di suo figlio, Giacomo, un ragazzo affetto da disturbo bipolare.      

Immagino che ti sia costato molto rendere pubblica una situazione familiare così delicata, l'arresto di tuo figlio risale al 2 luglio 2018, cosa ti ha spinto a farlo ora?

All'epoca dell'arresto ero giunta alla disperazione, dopo aver cozzato con inadeguatezze tali rispetto alla gestione di mio figlio, per assurdo saperlo dentro è apparsa la salvezza. Ti rendi conto? Una madre che dopo aver tentato di tutto, trova nel carcere l'unica via per evitare un rischio forse di vita per suo figlio.

Ed è stato così?

Certamente si è evitato il peggio…. lo stato psicotico che il bipolarismo unito all'uso di sostanze stupefacenti provoca in Giacomo ha degli effetti fortemente autodistruttivi, fuori era veramente a rischio ma… la gestione di questo caso all'interno del penitenziario è stata a dir poco inadeguata: non sapendo come gestirlo lo hanno tenuto 28 giorni in isolamento, in uno stato di delirio…non è possibile che in un paese civile non si riesca a tener fronte a questi casi che, purtroppo, sono in eclatante aumento, perchè le droghe sintetiche che i nostri ragazzi reperiscono facilmente, sono devastanti per la psiche. Rimane assurdo il fatto che siamo arrivati a questo arresto per le  mancanze incontrate prima:  la comunità terapeutica nella quale stava da 5 mesi  non ha voluto accoglierlo dopo un permesso di qualche giorno, perchè non ha mostrato la giusta volontà a fare il percorso. Ma io dico: siete una struttura cosidetta "doppia diagnosi", ovvero per pazienti con problemi psichiatrici legati alla tossicodipendenza, il ragazzo viene al colloquio in stato deliarante proprio a causa dei suoi problemi e voi? Non lo accettate perchè non dimostra la giusta volontà.

Ma se è fuori di sè cosa volete che dimostri? Non lo presero. Lui mi scappò, lo raccolsi il giorno dopo in uno stato indescrivibile, parlava anche di suicidio. Con l'aiuto di mio figlio maggiore lo caricammo in macchina e lo portammo al pronto soccorso. La dottoressa provò tutta la notte a convincerlo a prendere la terapia, inutilmente. Unica possibilità portarlo in reparto psichiatria con Tso (trattamento sanitario obbligatorio). No, dal pronto soccorso non si può effettuare. Morale della favola la mattina dopo viene dimesso e la sera stessa arrestato per un piccolo furto nel bar del suo paese, il paese che l'ha rovinato. Ecco le due assurdità che ci hanno portato in carcere e ora, l'assurdità più eclatante di tutte, il motivo per cui ho deciso di iniziare una battaglia mediatica e sociale: da maggio ha finito la pena per il furto ma viene trattenuto ad oltranza per il precedente anno di Rems (Residenza per l'Esecuzione delle Misure di Sicurezza, strutture sanitarie di accoglienza per gli autori di reato affetti da disturbi mentali), che il giudice gli aveva assegnato prima della comunità.

Loretta e Giacomo

Come ti senti a questo punto della tua battaglia?

Ho dei momenti di grande stanchezza, sono sette anni che lotto e ora mi si prospetta un grandissimo scoglio. Il bello è che si stanno unendo a me operatori, associazioni, madri coraggiose e tanti altri. Traggo la forza per proseguire sapendo che tutto questo andrà a favore di tanti altri. E Giacomo, quando uscirà a testa alta da questa prova che la vita gli ha imposto, potrà mettere in guardia i più giovani dai rischi della droga. Ce la faremo. La seconda parte del docu film che ho girato su questa storia, "Io combatto", la scriverà lui, libero e rafforzato dal suo viaggio nell'oscurità.

Quali i prossimi passi?

Conto molto sul sostegno e la capacità  del garante del detenuto del comune di Roma Gabriella Stramaccioni secondo la quale:

"Giacomo Sy non può e non deve stare in carcere. Il magistrato ha previsto per lui un provvedimento in Rems e tale prescrizione deve essere applicata. Il trattenimento in carcere è illegale. Non ci sono sufficienti posti nelle Rems del Lazio (ed anche nelle altre regioni) e le liste d'attesa sono lunghe. Probabilmente per Giacomo il posto si libererà la prossima primavera. E nel frattempo cosa succede? Il ragazzo non può continuare a rimanere a Rebibbia perché deve essere curato SUBITO ed in maniera adeguata. Vanno rafforzate le strutture di sicurezza e di cura. Ad esempio in Toscana ci sono oltre le rems altre strutture di sicurezza per un totale di 40 posti e ciò permette di accogliere immediatamente le persone che necessitano di questa misura. A Roma abbiamo altre situazioni simili a quella che sta vivendo Giacomo e bisogna agire al più presto."

Anche l'Associazione Nazionale Psichiatri Democratica mi sta dando una grande mano e porteremo avanti iniziative a favore del percorso di superamento degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari. In più sto organizzando un convegno sull'argomento presso la fondazione Don Di Liegro il 12 novembre, invitando le istituzioni a dare risposte a tutti coloro che vengono danneggiati dal caos legislativo e dalla carenza di strutture: non solo famiglie e persone nella situazione di Giacomo, ma gli stessi opratori del settore, magistrati, direttori di carceri e Rems, psichiatri, associazioni, che risultano essi stesse vittime di questa mancanza di intenti comuni. Aspettiamo risposte dal nuovo esecutivo, all'insegna dell'attenzione verso chi non ha voce.

Giacomo

 

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