Il delitto di Federica Torzullo e il rebus degli orari: ecco quello che è successo

La Procura contesta il femminicidio a Claudio Carlomagno: al centro due ore “vuote” l’8 gennaio, tracce, video e messaggi dal telefono
Di Lina Gelsi
Federica Torzullo, scomparsa Anguillara
Federica Torzullo, femminicidio ad Anguillara

L’inchiesta sul delitto di Federica Torzullo, 41 anni, torna a ruotare attorno a una sequenza di minuti che, per gli investigatori, può fare la differenza nell’accertare la premeditazione. Claudio Carlomagno, 45 anni, detenuto nel carcere di Civitavecchia e rimasto in silenzio davanti ai magistrati, vede intanto aggravarsi la contestazione: la Procura ha riqualificato l’ipotesi accusatoria inserendo il nuovo reato di femminicidio, oltre all’occultamento di cadavere.

Il delitto di Federica Torzullo e il rebus degli orari: la finestra di quasi due ore

Secondo la ricostruzione investigativa riportata in queste ore, la sera dell’8 gennaio restano meno di due ore da chiarire negli spostamenti dell’indagato: rientro nella villetta alle 19.41, poi una nuova uscita e il ritorno alle 21.05, prima di riprendere l’auto e accompagnare il figlio di dieci anni dai nonni materni. Gli inquirenti valutano se quel lasso di tempo possa legarsi a sopralluoghi o attività preparatorie, anche in relazione alla buca dove il corpo della donna sarebbe stato occultato il mattino successivo.

Il delitto di Federica Torzullo e il rebus degli orari: la svolta giudiziaria sul femminicidio

La decisione di contestare il femminicidio porta la vicenda dentro un perimetro giuridico e culturale che il legislatore ha reso più netto nelle ultime stagioni. L’articolo 577-bis del codice penale, introdotto con legge pubblicata in Gazzetta Ufficiale, prevede l’ergastolo quando l’uccisione di una donna si inserisce in dinamiche di odio, discriminazione, prevaricazione, controllo o dominio, incluse ipotesi collegate al rifiuto di una relazione o alla limitazione delle libertà personali. È un passaggio che, sul piano istituzionale, richiama la responsabilità di leggere i singoli processi senza slogan, ma anche senza attenuanti sociali: la violenza di genere non è un “fatto privato”, è un tema di sicurezza, diritti e coesione civile.

Il delitto di Federica Torzullo e il rebus degli orari: video, tracce e ricostruzione dei carabinieri

Gli elementi raccolti dagli investigatori si fondano su riscontri tecnici: immagini di videosorveglianza, tracciamenti telefonici, repertazioni. La mattina del 9 gennaio, le telecamere nella sede della ditta di movimento terra riprenderebbero l’uomo mentre entra e poi resta sul posto per circa un’ora, in un arco temporale considerato compatibile con lo scavo e l’occultamento. La Procura colloca l’omicidio nelle ore a cavallo fra l’8 e il 9 gennaio e sottolinea l’importanza delle tracce ematiche e dei rilievi effettuati nell’abitazione e sui mezzi.

Il delitto di Federica Torzullo e il rebus degli orari: il nodo del telefono e i messaggi alla madre

Un capitolo delicatissimo riguarda l’uso del cellulare della vittima nelle ore successive alla presunta aggressione. La ricostruzione circolata evidenzia un telefonino in movimento e messaggi inviati alla madre di Federica con indicazioni pratiche sul nipote, proprio mentre, per l’accusa, la donna era già morta. Il dispositivo risulterebbe poi sparito, così come non è stata ancora rintracciata l’arma. Anche questo aspetto, nel ragionamento investigativo, concorre a definire una possibile strategia di depistaggio e a misurare la freddezza delle azioni successive.

Il delitto di Federica Torzullo e il rebus degli orari: premeditazione, silenzio e attese processuali

Resta aperta la questione della premeditazione, che non si esaurisce nei minuti “vuoti” dell’8 gennaio. Viene citata anche una telefonata alla collaboratrice domestica per invitarla a non presentarsi il giorno successivo, dettaglio che gli inquirenti intendono collocare nel mosaico complessivo. Carlomagno, dal canto suo, si è avvalso della facoltà di non rispondere: scelta difensiva legittima, ma che non ferma il lavoro della Procura, attesa nei prossimi giorni dal passaggio davanti al gip per le valutazioni cautelari. Sullo sfondo, per la politica e le istituzioni locali, resta un dovere: trasformare l’indignazione in prevenzione, reti di protezione, ascolto e strumenti efficaci perché il contrasto alla violenza sulle donne non resti materia da commemorazioni.

 
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